ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

20 Giugno 1944

20 Giugno 1944,Pian d’Albero Figline (FI)

La notte tra il 19 e 20giugno 1944 i nazisti attaccano una casa colonica in cui si trovano giovani partigiani. Ha inizio un furibondo scontro a fuoco. Nel ritirarsi i nazisti incendiano la cascina e si trascinano dietro 18 partigiani. Giunti vicino ad Incisa, scelgono un campo isolato, dove, lungo un viottolo, ci sono18 ulivi subito destinati a forche per i giovani partigiani. lasciati esposti per tre giorni a S. Andrea in Campiglia

20 Giugno 1944,Pogallo Fondotoce Baveno

Val Grande Novara: Un rastrellamento effettuato da un una intera divisione tedesca (forza partigiana sopravvalutata) investe varie vallate dell’Ossola a partire dal 11 giugno. A Ponte Casletto, verso mezzogiorno, la situazione peggiora. I tedeschi costringono i partigiani ad arretrare, riescono ad attraversare la passerella dell’acqua e iniziano a salire verso Cicogna. Verso sera i partigiani del Valdossola (circa 280 uomini) con una cinquantina di prigionieri iniziano a salire verso Corte del Bosco. Le divergenze fra i comandanti delle tre unità partigiane e la scarsità di informazioni non permette un coordinamento per sganciarsi dai tedeschi, anche dopo il lancio previsto di armi e viveri da parte degli alleati. Gli aerei tedeschi sparano sugli uomini nascosti nel bosco intorno all’Alpe Brusà. Poi il tempo si guasta e la visibilità ridotta consente agli uomini di Muneghina di iniziare la marcia verso la Bocchetta di Terza per scendere in Val Cannobina. Sono solo 200 partigiani (un gruppo ha deciso di seguire Superti). Il tempo è pessimo e anche la situazione è drammatica, perché i tedeschi hanno raggiunto il fondovalle e la popolazione, terrorizzata, non aiuta i partigiani che non conoscono la zona. La colonna di Muneghina giunge presso Finero; a Pian di Sale incrocia i tedeschi: alle 3,30, inizia una tremenda battaglia. Alla fine, mentre il tempo si guasta di nuovo, Muneghina ordina agli uomini di disperdersi per meglio sottrarsi alla caccia nemica. Il gruppo che si era staccato dalla colonna nel vallone di Finero sta intanto cercando di rientrare in Val Grande, ma deve fare i conti con la presenza ormai massiccia dei tedeschi. Anche qui ci sono nemici: i partigiani si arrendono. Consegnati ai fascisti della Muti, verranno portati a Malesco, torturati e poi trasportati a Intra. E’ la fine per tutti i gruppi isolati. All’alba del 20 giugno gli uomini d Superti si rimettono in moto: la prima parte del percorso sotto le strette del Casè e Cima Pedum è massacrante, il terreno è impervio e privo di sentieri. C’è nebbia e questo impedisce ai tedeschi di vederli. Arrivano di nuovo all’Alpe Campo e poi nei pressi dell’Alpe Portaiola, dove si preparano per passare il torrente. Sono uomini stremati dalla fatica e dalla fame. Di colpo la nebbia si alza. I tedeschi piazzati all’Alpe Portaiola li vedono e iniziano a sparare. E’ una strage: non meno di trenta partigiani muoiono.I superstiti si disperdono alla disperata ricerca della salvezza. Anche a quelli della Giovine Italia non va meglio. Il 15 giugno la battaglia riprende tra la Colma e il Pian Cavallone. Gli attacchi dei tedeschi sono respinti per tre volte, poi dal campo sportivo di Intra inizieranno ad arrivare i colpi del mortaio da 149 e le sorti dello scontro cambieranno. All’arrivo della notte la battaglia è finita: i partigiani devono ritirarsi. Flaim si porterà al Pian Vadà per tenere i contatti con la Cesare Battisti; Guido e altri uomini, tra cui i feriti e i disarmati rientrano nel fondovalle per tenersi buoni per un’altra volta; Rolando con pochi altri salirà alla Marona per contrastare l’avanzata tedesca. Il bilancio del rastrellamento è tragico. Tra i partigiani si contano circa 300 morti. 150/160 sono caduti in combattimento; 150 sono stati eliminati tra il 17 e il 27 giugno dopo essere stati catturati. Le perdite del nemico sono valutabili in 200/250 morti e almeno altrettanti feriti. Ingenti danni sono stati provocati alle case, agli alpeggi e ai rifugi. Esecuzioni avvenute durante quei tragici giorni a sinistra.

16 giugno, ALPE FORNA’, 7 + 6 morti del 12 e 14 giugno 17 giugno, PIZZO MARONA, 11 morti + 10 di Aurano 18 giugno, FALMENTA, 4 morti 18 giugno, POGALLO, 18 morti 20 giugno, FONDOTOCE, 42 morti 21 giugno, BAVENO, 17 morti 22 giugno, ALPE CASAROLO, 11 morti 23 giugno, FINERO, 15 morti 27 giugno, BEURA-CARDEZZA, 9 morti

20 giugno1944, Fondotoce (ora Verbano).

Fucilati 42 tra civili simpatizzanti per la resistenza e partigiani e due morti per le torture. Dopo essere stati fatti sfilare con un cartello denigratorio vengono fucilati 43 tra civili simpatizzanti per la resistenza e partigiani, uno dei quali, colpito solo ad un braccio ma creduto morto, si salverà. Altri due erano morti per via delle torture durante gli interrogatori che precedettero la fucilazione. 

20giugno 1944,Livorno     50 civili prelevati da un gruppo di 1370 ostaggi, venivano fucilati.-

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