ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

3 Aprile 1944. La morte di Don Morosini

don morosini“IL PLOTONE SPARA, MA VOLUTAMENTE NON COLPISCE IL BERSAGLIO”.

Lunedì santo. 3 aprile 1944.

Ore 4:00.

Mons. Bonaldi ha il brutto compito di svegliare il condannato a morte e di dargli la cattiva notizia. Don Giuseppe lo toglie dall’imbarazzo: “Monsignore, ho capito: ci vuole più coraggio per vivere che per morire”. Fa la sua confessione generale e conclude: “Quanto è bella questa giornata e come mi sento tranquillo”. Gli viene accordato il permesso di celebrare l’ultima messa nell’infermeria del carcere. È appena iniziata, che arriva anche Mons. Traglia, che lo aveva ordinato sacerdote il sabato santo del 1937 a San Giovanni in Laterano. Ci si avvia all’uscita. Nella sosta dietro il portone d’ingresso, in attesa dell’arrivo del furgone, Don Giuseppe si raccoglie in preghiera nella recita del breviario. Sul furgone si continua ancora la preghiera con il santo Rosario. Don Giuseppe vuole i misteri dolorosi: il viaggio di Gesù al Calvario.

Ore 7:30

Forte Bravetta. Un plotone della Guardia di Finanza lo attende. Due ufficiali tedeschi: il rappresentante del Tribunale ed il medico, sorvegliano quasi in disparte. Più in là c’è anche un agente della P.A.I.

L’incarico della fucilazione, secondo il mandato del 30 marzo scorso, è stato affidato agli italiani. “Eccellenza, dice Don Giuseppe abbracciando Mons. Traglia, ringrazio il Santo Padre per quello che ha fatto per me. Offro la mia vita per lui, per la pace, per l’Italia”. Un bacio al Crocifisso, che vuole sia consegnato al fratello.

Ore 8:00

È legato alla sedia e bendato. “Signore nelle tue mani raccomando il mio spirito”. Al segnale il plotone spara, ma volutamente non colpisce il bersaglio. Il comandante italiano è invitato ad eseguire lui la condanna: due colpi alla nuca. Monsignor Traglia si avvicina per l’Unzione sacra; ed il sergente della P.A.I. infligge il colpo di grazia.

Lunedì santo! L’aurora che sorge sui colli di Roma, appare oggi più rossa, perché tinta del sangue di un martire in più. 

(Tratto dal libro: “Ricordo di Don Morosini, fra storia e memorie” di Carlo Costantini, ANPC Provincia di Frosinone).

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