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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Suor Teresina: la prima partigiana cristiana

Quest’anno la parrocchia Gesù Buon Pastore alla Montagnola celebra il suo 75° anniversario. La parrocchia infatti è stata istituita nel 1938. Nel progetto la chiesa doveva nascere dove ora passa la Via Cristoforo Colombo. Ma in quegli anni Mussolini decide di celebrare la Esposizione Universale del 1942 in una piccola altura sul Tevere, che si chiamerà Eur (che è l’acronimo di Esposizione Universale di Roma). Una nuova strada, la Colombo appunto, congiungerà la porta Ardeatina con il nuovo comprensorio, proprio dove sono i terreni della parrocchia. E la parrocchia si sposta di un centinaio di metri, a sinistra della Colombo, proprio dove c’è la cima di una piccola altura, che si chiama appunto la Montagnola. La Colombo divide così la parrocchia dal Forte Ostiense, dove esiste un istituto per gli orfani dei caduti in guerra tenuti dalle suore francescane. Siamo giunti così al 1943 ed il panorama è questo: sull’altura precedente a quella della Montagnola, si alzano già i palazzi dell’Esposizione Universale, tutti disabitati. Il palazzo della Civiltà del lavoro, chiamato poi Colosseo quadrato, la modernissima Basilica di San Pietro e Paolo, le colonne di quello che oggi è il Museo Romano, il Palazzo dei Congressi e la grande caserma monumentale che oggi è l’ospedale di sant’Eugenio dell’Eur. Subito a nord dell’Eur c’è il fosso delle Tre Fontane, con l’antica basilica dedicata al martirio di San Paolo. Poi una piccola salita di pochi metri dove la Laurentina si inerpica sulla Montagnola, attraversa la Colombo, incrocia il Forte Ostiense, e ridiscende fino alla Basilica di San Paolo. Attorno case di contadini, il casale delle grande proprietà Ceribelli ed i coloni delle terre che appartengono all’Abbazia delle Tre Fontane. Quindi una parrocchia contadina.

È l’8 settembre. L’Italia ha firmato l’armistizio con gli Alleati, ma Badoglio si rifiuta di comunicare l’avvenuta firma dell’armistizio. Non riceve il colonnello americano Poletti, paracadutato dagli americani per preparare lo sbarco di una divisione aerotrasportata e pensa solo a preparare la fuga per sé, per il re e per il suo governo.

Attorno a Roma ci sono le tre migliori divisioni italiane, fra cui l’Ariete, la più moderna e la meglio armata. Ma sono senza ordini ed il comunicato con cui viene annunciato l’armistizio è ambiguo. Non si capisce se bisogna comunque trattare con i tedeschi o se bisogna respingere la loro occupazione.

Il maledetto, vile e stupido Badoglio fugge da Roma.

I tedeschi capiscono che è essenziale per loro conquistare Roma e la stringono a tenaglia con forze che provengono dal Nord e forze che provengono dal Sud, dal fronte che si è aperto a Salerno con lo sbarco avvenuto proprio l’8 settembre. Le forze tedesche non vengono aggredite e contrastate dal grosso delle divisioni italiane, ma incontrano solo la resistenza di piccoli reparti separati che incontrano sul loro cammino. Dal nord a Monterosi e Bracciano. Dal sud all’Eur, alla Montagnola e a Porta San Paolo.

Mentre i piccoli reparti combattono aiutati dalla popolazione e dai civili, i generali trattano la resa. I reparti italiani non hanno direttive, non sono collegati ad un sistema difensivo e per questo non sono né supportati, né riforniti. Spesso combattono con i moschetti 91 contro reparti mobili corazzati e motorizzati tedeschi, addestrati e specializzati. 1.167 furono i militari caduti.

È l’inizio della Resistenza, di una rivolta contro tutto e contro tutti per salvare la dignità dell’Italia ed il suo diritto ad esistere. L’episodio militare della Montagnola assume tutte le caratteristiche di un episodio della Resistenza.

I granatieri senza armi pesanti, si battono nelle case dei contadini, nell’istituto delle suore, aiutati dalla popolazione. Nel momento in cui dovranno disperdersi sotto la forza preponderante sono aiutati a trovare vestiti civili e a nascondersi. Quando la battaglia è finita le suore compongono le salme: Suor Teresina tocca le loro labbra con un crocifisso di ottone per accogliere il loro ultimo respiro.

“Suor Teresina di Sant’Anna, al secolo Cesarina D’Angelo, nativa di Amatrice, stava componendo il cadavere d’un granatiere nella cappella del forte Ostiense, quando un soldato tedesco che passava lì accanto fu attratto dal brillare di una catenina d’oro al collo di un caduto. Mentre il militare tentava di strappare l’oggetto, la religiosa afferrò il crocifisso di metallo che si accingeva a collocare sul petto del caduto e colpì ripetutamente al viso il tedesco, subendone la furiosa reazione”.

Lei è stata certamente la prima “ribelle per amore”. Non era lì per uccidere, non era lì per opporre violenza a violenza. Era lì per amore, per dare la cristiana sepoltura ai morti. Ha reagito, ribellandosi, ad un gesto di profanazione della dignità dell’uomo e ha colpito l’oppressore con quel suo piccolo crocifisso d’ottone con cui cercava di aprire la strada del paradiso ad un giovane caduto.

Suor Teresina è la prima partigiana cristiana. Nel suo gesto riconosciamo quei valori che Pietro Scoppola riconosce di essere a fondamento dei partigiani cristiani e della Resistenza intesa come resistenza di civiltà: “(…) Proporre al popolo un messaggio che è sostanzialmente alternativo a quello fascista e porsi come elemento di salvaguardia di valori fondamentali di convivenza e di rispetto delle persone umana in quanto tale a prescindere dalle scelte politiche.

Dobbiamo dire ormai con chiarezza che il prendere le armi non si può considerare l’unica forma di partecipazione e di coinvolgimento, senza cedere proprio a quella concezione della Resistenza che i comunisti proponevano con la loro accanita polemica contro gli attendisti. È il concetto stesso di Resistenza che va ripensato, recuperando il significo originario del resistere.

Insomma il fenomeno della lotta armata, che conserva tutto il suo valore, non può essere isolato dalle innumerevoli forme di “resistenza civile”. Vi è una ricostruzione dal basso delle ragioni della convivenza e perciò della identità collettiva che lo storico deve attentamente osservare”.

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