Martedì 9 settembre 2025, è stato intitolato il giardino in Via Ravenna ang. Via G.B. Piazzetta – Milano alla partigiana Giovanna Boccalini. Il presidente del Municipio 4, Stefano Bianco, ha dipinto questa figura di donna che si è distinta prima come partigiana e come assessore all’infanzia nella prima giunta di Milano, dopo il secondo conflitto mondiale, con il sindaco Antonio Greppi.
Alla cerimonia era presente anche la nipote Cristina Ferrari. Giovanna Boccalini è stata una docente, partigiana e sindacalista italiana. Ha contribuito a fondare il Gruppo calcistico femminile milanese, la prima squadra di calcio femminile italiana. Tra le fondatrici del Gruppi di difesa della donna.
Per ANPC di Città Metropolitana di Milano era presente Luisa Ghidini Comotti.
Il presidente del Municipio 4 Stefano BiancoCristina Ferrari, nipote della partigiana Giovanna Boccalini
In collaborazione con il Comune di Milano, Municipio 1, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) è lieta di inaugurare la mostra fotografica “Resistere, non piegarci”. La resistenza senz’armi dei militari italiani nei lager nazisti 1943-1945, organizzata in collaborazione con le ACLI milanesi, il Circolo ACLI «Giovanni Bianchi» di Milano-Lambrate e l’Associazione Italiana Combattenti Interalleati (AICI). L’obiettivo è ricordare la vicenda dei 650.000 Internati Militari Italiani (IMI), dopo la resa incondizionata dell’Italia l’8 settembre 1943, nel sistema concentrazionario nazista. La mostra sarà visitabile dal 20 al 28 settembre 2025 dalle ore 10:00 alle ore 19:00.
Sabato 20 settembre il Comune di Bettola (PC) intitolerà’ una via a don Giuseppe Borea, fucilato dai fascisti, dopo un processo farsa, il 9 febbraio1945 e per il quale ANPC Piacenza ha chiesto al Vescovo di Piacenza l’avvio del processo di beatificazione.
“80° della Liberazione: il ruolo dei Cattolici e dei Sacerdoti” è stato il tema dell’ultima serata culturale al Seminario di Bedonia. L’incontro ha voluto essere un tuffo nella memoria, non per risvegliare antichi dolori e far sanguinare profonde ferite, ma per riscoprire una storia che ci appartiene, una storia che è nostra nella sua porzione più autentica, attraverso persone che l’hanno celebrata col sacrificio della vita; ed esprimere così gratitudine e aprirci alla speranza crescendo nella partecipazione. Se oggi, infatti, siamo quello che siamo; se abbiamo una Costituzione fondata sui valori di libertà, dignità umana, uguaglianza… valori sempre attuali e irrinunciabili, anche oltre incoerenze e contraddizioni, lo dobbiamo al coraggio e alla coerenza di quanti hanno mantenuto fede alle scelte compiute, senza mai tradire la propria coscienza, pur nella consapevolezza del prezzo da pagare per non tradire gli ideali abbracciato e condivisi: ideali religiosi e sociali; umanitari, in ultima analisi. Non esiste valore alcuno che non tenga conto della persona, rispettandone i diritti fondamentali di libertà e di scelte. A ottant’anni dalla cessazione delle ostilità belliche con tutto ciò che ne è derivato, è ben giusto porsi la domanda: “Ha senso, ancora oggi, parlare di questi argomenti?”, e interrogarsi sula validità del custodirne una memoria grata, non solo celebrativa, ma stimolante ad una continuità di partecipazione ed impegno. “Custodire” significa avere cura di una storia che racconta le proprie radici, le possibilità che nutrono l’oggi, in una eredità gratuita, maturata nei solchi del sacrificio e della dedizione incondizionata di tanti. A pronunciarsi il tal senso: il coordinatore, Mario Spezia, Lorenzo Benedetti e Maria Pia Garavaglia, figura politica di spicco che ha ricoperto vari ruoli in ambito nazionale e internazionale, fra cui quello di presidente della Croce Rossa internazionale, partecipando a numerose campagne umanitarie.
I tre interventi si sono fusi e compenetrati e hanno davvero riscaldato il cuore, suscitando emozioni, gratitudine, desiderio di mettersi in gioco… Unanime il riconoscimento della Chiesa Cattolica, nella persona di Sacerdoti, Religiosi, laici di varie appartenenze, come una assoltuta protagonista nelle vicende belliche legate al secondo conflitto mondiale, in particolare della resistenza; persone coraggiose che si sono schierate senza indugio in difesa dei fedeli, indipendentemente dal credo professato e dall’appartenenza etnica, condividendo sofferenze, rischi, atrocità, subendo le conseguenze della scelta di rimanere accanto alla popolazione affrontando il martirio, anche quando si presentava l’opportunità di fuggire.
Sacerdoti e laici che hanno vissuto fino in fondo la propria missione
La Val Taro e la Val Ceno offrono numerosi esempi che sostanziano questa affermazione. Dalla sua storia (cfr. il volume: “Nella bufera della Resistenza”) emergono figure di sacerdoti e laici animati dalla fede e sorretti dai valori del Vangelo, vivide testimonianze dei giorni più bui in cui hanno preso posizione contro i soprusi, le azioni punitive, le angherie, le barbarie e le brutture della guerra. Ricordiamo don Alessandro Sozzi, don Umberto Bracchi, fucilati a Strela; don Bracchi che mentre stava per essere fucilato, si è voltato verso i suoi aguzzini e li ha benedetti. Gesti apparentemente semplici, ma espressi di una coerenza consumata fino alla fine. Non si perde l’essenza dello spirito cristiano, ma lo si vive appieno. E poi: don Dino Ferrari, don Franco Molinari, don Giuseppe Beotti, don Francesco del Nevo, Italo Subachi, seminarista; don Giuseppe Borea unitosi ai capi della resistenza diventandone capo servizio religioso; don Riccardo Scala, che aveva custodito e protetto i segreti dei partigiani; don Guido Anelli, detto “il prete volante”, che, prestato servizio come paracadutista, aveva protetto tanti commilitoni. Ribelli, soldati, prigionieri di guerra, perseguitati, fuggiaschi erano protetti e curati senza distinzione, da questi Sacerdoti che hanno vissuto fino in fondo la propria missione, tramandando fino a noi pagine intense e vive della storia migliore del passato e di coloro che hanno riscattato l’onore del Paese.
Occorre seminare
Alla base di tutto le radici ebraico-cristiane dell’Europa, come un fuoco che spingeva i cuori e le menti al sacrificio della vita. Un forte richiamo all’impegno e al farci carico di una democrazia che appare sempre più fragile in un grande paese di popoli fratelli che abbiamo tradito con improvvidi provvedimenti di dazi, crisi energetiche, crescenti intolleranze. “La resistenza ora e sempre” non è uno slogan, ma un richiamo urgente al compito di divulgare questa eredità, a promuovere la partecipazione. Viviamo gratuitamente della libertà promulgata dalla Costituzione, definita da Ciampi “Bibbia civile”, fondamento del modo di concepire l’umanità e la sua storia. Il cattolicesimo esige di essere vissuto! Fondata sui valori, la Democrazia ha da essere partecipata. E occorre seminare! Da parte dei preti si fa sempre più urgente educare alla libertà, alla verità, ad apprezzare una democrazia fatta di dialogo e di confronto, che non esprime odio contro gli avversari politici, ma riconosce le persone con cui ci si confronta. La Dottrina sociale della Chiesa, si basa oggi su due fondamenti: “Fratelli tutti” e “Laudato si’”, quale richiamo alla coerenza, al rispetto, all’amore verso il creato e ogni creatura, su cui aleggiano la mano e il soffio di Dio dalla Genesi fino ai Vangeli ed oltre, attraversando duemila anni di storia. Ci occorrono la voglia e il coraggio di testimoniare la continuità di ideali e principi che hanno animato tanti martiri che hanno costruito col sangue la nostra storia! Chi dà la vita per i fratelli esprime il massimo dell’amore! Ci è chiesto di partecipare: la partecipazione è un atto politico, ma, soprattutto, una conversione del cuore… Impariamo a guardarci e sostenerci come fratelli, in un Paese che è la nostra casa comune…
Si è tenuta questa mattina la cerimonia commemorativa in occasione dell’82° Anniversario della Difesa di Roma a Porta San Paolo e al Parco della Resistenza dell’8 settembre.
Le commemorazioni si sono aperte con la deposizione di una corona d’alloro da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla stele commemorativa che ricorda i caduti per la difesa di Roma e sono proseguite al Parco della Resistenza con la deposizione di una corona d’alloro al Monumento alla memoria dei militari caduti durante la guerra di liberazione con la presenza di Autorità civili e militari ed i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane.
L’Anpc era rappresentata dal Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e dall’Alfiere Lucia Scagnoli con il medagliere dell’Associazione.
Per non dimenticare l’8 settembre 1943. Firmato l’armistizio di Cassibile, comincia immediatamente la Resistenza al nazifascismo e Roma diviene subito teatro di guerra. Oltre mille militari e 120 civili muoiono nel tentativo di difendere la Capitale dalla Wehrmacht che alla fine, dopo due giorni di scontri, ha la meglio sulle forze resistenti, eroiche ma prive di coordinamento e ordini precisi, e occupa l’Urbe. Dalla nascita della Repubblica il giorno dell’armistizio – e dell’inizio della battaglia per la difesa di Roma – viene ricordato sui luoghi che videro il sacrificio di soldati e cittadini romani, a Porta San Paolo, dove lo scontro fu particolarmente massiccio e cruento.
Mariapia Garavaglia presidente di ANPC, in nome dei valori più alti che hanno fondato il Diritto Internazionale Umanitario, e nel ricordo dei tremendi crimini che hanno portato le guerre, tra i quali la Shoah, e i sacrifici di tutti i Resistenti italiani ed europei, fa appello a tutti i governi europei perché mettano in atto una azione coerente con la nostra storia, rendendo possibile l’azione Flotilla in nome dei diritti e della condivisione umana delle sofferenze dei popoli, palestinese e quello israeliano che piange gli ostaggi uccisi e chiede il ritorno dei sopravvissuti. Condannare alla morte per fame gli inermi non e’ solo un crimine ma e’ la più abominevole delle torture. Le immagini, che conosciamo, smentiscono le false informazioni del governo Netanyahu e ci impediscono di rimanere indifferenti.
ANPC ribadisce la sua condanna della inaccettabile continuazione della guerra e del protrarsi della crisi umanitaria in Palestina, aggravate dalla prospettazione di un piano di occupazione militare dell’intera regione e città di Gaza, come ritorsione contro l’atto terroristico di Hamas.
L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani si associa agli appelli del Papa e della Chiesa cattolica, dell’Europa ma anche alla straordinaria manifestazione di “resistenza” di 2 milioni e mezzo di israeliani contro questo progetto criminale nonché al duro pronunciamento di 80 rabbini.
Se si procede secondo i piani di Netanyahu, dopo l’uccisione e la morte per fame, stenti e mancanza di cure di vite innocenti, soprattutto tra i bambini e l’enorme distruzione materiale provocata, si prospetta l’evacuazione di Gaza City, la attivazione di deportazioni della popolazione al sud già saturo, nonché una generalizzata occupazione militare, imponendo un regime legittimato da Israele.
Come vogliamo definire un progetto così devastante che si disinteressa della vita, della libertà e del destino di milioni di persone?
Non avremmo mai voluto pronunciare la parola genocidio, anche per non offendere la memoria della tragedia della Shoah e dello sterminio scientifico di quasi 6 milioni di ebrei da parte del nazismo, che è all’origine di quel “mai più” che fu pronunciato dopo la guerra e la Liberazione e che ha posto la dignità e libertà della persona umana, il rifiuto della guerra e la costruzione di istituzioni di pace al cuore delle Costituzioni nazionali, europee e internazionali.
Ma è il progetto di Netanyahu e del suo Governo a negare alla radice la dignità e i diritti di un popolo, nonché la costruzione di un futuro di pace, inseguendo una massiccia e generalizzata vendetta e ritorsione che produrrà altro odio e altre minacce alla convivenza.
Rivolgiamo un accorato appello perché il Governo di Netanyahu non si macchi di altri crimini contro l’umanità, di una barbarie che rimanda alla “banalità del male”, alla spersonificazione dell’altro, che insieme abbiamo combattuto nella resistenza e nella lotta per la Liberazione, la democrazia e la pace.
La comunità internazionale con le sue organizzazioni deve impedire la illegalità della colonizzazione ulteriore della Cisgiordania con la precisa volontà di non concedere il territorio per fondare lo Stato palestinese che da decenni non viene fatta valere.
Oggi è l’anniversario della prima Convenzione di Ginevra – 22 agosto 1864 – che ha fondato con la Croce Rossa i principi del Diritto Internazionale Umanitario.
ANPC invita il nostro governo a farsi parte attiva per chiedere che tutti i Paesi europei facciano pressione per la convocazione del Consiglio di Sicurezza visto che Israele sta attuando iniziative contrarie a tutte le decisioni decennali dell’Onu, mai osservate ed anzi tollerate e che quindi hanno condotto alla situazione attuale a causa della tolleranza con cui sono state sempre consentite.
Onore a tutti donne e uomini di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa che offrono la loro vita negli attuali conflitti.
Sepolto sotto le macerie di Gaza il diritto internazionale umanitario (DIU)
Dopo guerre spaventose regionali e mondiali, uomini di buona volontà e governanti trovarono un comune accordo per limitare le violenze più disumane di cui ci si macchia in guerra. Dopo la cruentissima battaglia di Solferino Henry Dunant, uno svizzero al seguito di Napoleone III, fu impressionato da quanti morti e feriti giacquero sul campo di battaglia e ispirò la fondazione della croce Rossa che diede origine alla prima Convenzione di Ginevra 22 agosto 1864) per la protezione dei feriti in guerra. Chiedeva di salvare e aiutare i feriti anziché passarli per le armi (nemici in meno). Oggi principalmente con le Convenzioni di Ginevra (1949) e i protocolli aggiunti (1977, 2005) l’umanità disporrebbe (condizionale) di un corpus giuridico, il Diritto Internazionale Umanitario (DIU), a protezione delle persone più vulnerabili.
Si tratta della protezione dei civili non combattenti, della proporzionalità nell’uso di mezzi eccessivi rispetto all’obiettivo militare, e del divieto di infliggere sofferenze inutili. Il Diritto umanitario ha ricavato dai principi che fondano la Croce Rossa il divieto di colpire i civili, utilizzati come scudo, di risparmiare anziani, bambini e ammalati, rispettando il simbolo protettivo sulle ambulanze, sugli ospedali, sulle scuole. “Non sparate sulla Croce Rossa” non è uno slogan ma una norma (nei Paese musulmani e’ la Mezzaluna Rossa). Di più, perfino le guerre sarebbero (condizionale) orientate col diritto bellico: per esempio la vietare le torture: è una nome di reciprocità. I vertici militari se vogliono proteggere i propri combattenti devono rispettare gli altri; come pure trattare umanamente i prigionieri, ecc.
Non c’è chi non veda – attraverso immagini e reportage di inviati e di piattaforme coraggiose, che non si lasciano intimidire dai gerarchi a capo dei Paesi attualmente belligeranti – come tutto questo non è (indicativo) rispettato.
Ovviamente, senza sanzioni, sia i criminali di guerra che i criminali contro i diritti umani possono agire indisturbati. Ma in realtà al trattato di Roma del 1998, si deve lo Statuto del Tribunale Internazionale Penale, entrato in funzione nel 2002. E’ permanente a differenza dei tribunali speciali creati per singoli conflitti, come quello per il Ruanda)e ha sede a L’Aia. Non giudica gli Stati, ma individui (anche capi di Stato o militari).Purtroppo lo Statuto non è stato approvato tra gli altri da Israele, USA, RUSSIA, CINA e recentemente l’Ungheria ha ritirato la sua adesione.Si capisce perché Putin e Netanyahu sono criminali di guerra e da chi sono protetti e da chi non saranno arrestati mai? Non stiamo discutendo di vicende politiche ma di immani tragedie umanitarie. Accanto ai bambini, ai vecchi e malati che muoiono di fame e di sete a Gaza e sotto le bombe in Ucraina non c’è più una reazione pensante da parte di uomini e donne di buona volontà, che governano il modo (volenterosi?!) per attivare tutti i mezzi di cui dispongono per fermare carneficine, in nome di che cosa? Delle risorse economiche? Terre rare, petrolio, dazi…
Il punto vero è che ci riguarda. Il santo Padre usa le parole giuste per responsabilizzare tutti: ciascuno per la propria parte a partire naturalmente dai Capi di Stato. Ci sono persone che interpellano la nostra coscienza; perché non stiamo stimolando una partecipazione attiva per suscitare almeno un movimento di pace: operatori di pace non “pacifisti”. Non è mai successo infatti un sacrificio tanto grande di vite come con la uccisione di 500 operatori umanitari. Ogni anno delegati di Croce Rossa o di altre organizzazioni umanitarie lasciano la vita sul campo, invisibili, senza nessun riconoscimento pubblico. Di quanto accade a Gaza invece siamo informati. Possiamo in coscienza non essere inquieti, non essere loro grati e denunciare una vergogna che ci riguarda tutti?
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