ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Proclamazione beatificazione don Giuseppe Beotti

Sabato 30 settembre alle ore 15.30 nella Cattedrale di Piacenza è in programma la beatificazione di don Giuseppe Beotti, sacerdote piacentino ucciso dai nazisti il 20 luglio 1944 a Sidolo nel Comune di Bardi nella montagna parmense appartenente alla Diocesi di Piacenza. La messa sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero vaticano delle cause dei Santi.
Nel maggio scorso papa Francesco ha riconosciuto il martirio di don Beotti che pochi giorni prima di morire aveva offerto la vita per la sua gente di Sidolo durante il grande rastrellamento da parte delle truppe tedesche.

Il giorno successivo, Domenica 1° ottobre sempre alle 15.30 avrà luogo a Gragnano, paese natale del sacerdote, la messa di ringraziamento presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto con l’accoglienza delle reliquie del nuovo beato.

Alle cerimonie saranno presenti  le delegazioni ANPC di Piacenza e di Parma, guidate dai presidenti: Mario Spezia e Ferdinando Sandroni.

Il settimanale diocesano Il Nuovo Giornale ha pubblicato, per l’occasione, un inserto in cui compare l’intervista alla presidente nazionale ANPC on. MariaPia Garavaglia, che alleghiamo unitamente al libretto che traccia la vita del sacerdote

Preghiera per don Giuseppe Beotti
O Padre Misericordioso
Ti ringraziamo di aver donato alla Tua Chiesa
il beato Giuseppe Beotti
sacerdote e martire
povero tra i poveri
pastore secondo il Tuo cuore.
A immagine del Tuo Figlio Gesù
testimoniò che non c’è un amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici.
Come pane spezzato si offrì
perché finisse la guerra, gli odi cessassero,
i perseguitati trovassero rifugio e conforto.
Con la forza del Tuo Santo Spirito
rendici operatori di Pace.
Per Sua intercessione,
suscita sacerdoti fedeli, famiglie generose,
giovani disponibili a dare la vita per Te
e concedici la grazia …
che con fiducia affidiamo al Tuo cuore di Padre. Amen.

Le 4 giornate di Napoli

Al Vomero, il quartiere collinare di Napoli, il 28 settembre del 1943 iniziò uno dei primi episodi di rivolta e di insurrezione popolare contro l’occupazione tedesca della città. Napoli era una città stremata e distrutta dai bombardamenti delle forze alleate e dalle prepotenze dell’esercito tedesco ma trovò la forza di insorgere contro l’occupazione germanica.

Quattro giorni di lotta contro i tedeschi fecero di Napoli la prima, tra le grandi città europee, che prese le armi contro l’occupazione tedesca. Dopo appena quattro giornate di lotta e di guerriglia ricche di episodi di puro eroismo la città fu liberata dai suoi stessi abitanti e i tedeschi si ritirarono verso Nord e si attestarono a Cassino.

Gianfranco Noferi

Ci ha lasciati il Presidente Napolitano: il cordoglio dell’Anpc

Condividiamo il cordoglio generale e profondo per la scomparsa di Giorgio Napolitano.

ANPC richiama l’esempio che ci ha lasciato di come servire la comunità in politica e nelle più alte cariche. Ci ha ammonito: “La critica della politica e dei partiti è degenerata in antipolitica, cioè una patologia eversiva“. È un lascito che ereditiamo per continuare a diffondere i valori irrinunciabili della democrazia . Ad Deum Presidente e grazie.

Comunicato

“L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani ha apprezzato l’apertura del ministro Valditara in merito alla valorizzazione di tutte le Associazioni che custodiscono la memoria dei valori della Resistenza e ne promuovono una conoscenza approfondita e plurale. In tal senso abbiamo inviato al Ministro una nostra formale richiesta  per  essere coinvolti in un programma di partenariato con l’istituzione scolastica nell’ambito della fondamentale conoscenza della recente storia patria che è a fondamento della nostra democrazia”.

21 SETTEMBRE 2023 – Giornata mondiale dell’Alzheimer

Oggi è la giornata mondiale dell’Alzheimer. Ricordiamo con riconoscenza i concittadini che hanno perso la memoria,  noi che vorremmo la memoria non venisse mai meno come debito di riconoscenza al passato. Un ricordo per familiari e operatori che si dedicano alla complessa assistenza alle persone malate di Alzheimer; “ la demenza non cancella la vita” (M.T.)

8 settembre 1943-2023: 80 anni dall’armistizio

DOPO 80 ANNI RESTA LA FORZA DELLA SCELTA

8 settembre 1943, a 80 anni dall’armistizio che impose agli italiani da che parte stare: generazioni a confronto.

Il titolo della serata è stato scelto perché a 80 anni dall’armistizio ci si interroga sui motivi che spinsero i giovani del ’43 a fare una scelta di vita che, per quanti sono sopravvissuti agli orrori di quegli anni, hanno continuato a seguire. Una scelta che ha determinato le radici della nostra storia repubblicana, una scelta che ancora oggi si riflette nel nostro mondo. Consapevoli che la loro eredità deve trovare casa nel cuore delle generazioni che sono il nostro Paese di oggi e del futuro che da loro oggi nasce.

Ecco il motivo per cui sono stati coinvolti i Giovani delle Acli, che si sono resi promotori delle riflessioni e delle domande rivolte agli ospiti: Mariapia Garavaglia (Presidente Nazionale ANPC) e a Emiliano Manfredonia (Presidente Nazionale ACLI) – Daniele Garbelli in rappresentanza della Gioventù delle Acli – Il moderatore della serata Paolo Petracca (Presidente IREF – ACLI Nazionale) che ha fatto da ponte tra le generazioni.

In una sala gremita di cittadini provenienti anche dalla provincia di Milano, abbiamo dato inizio alla serata, dopo i saluti di rito, presentando il docufilm “Teresio Olivelli – Il difensore dei deboli” (a cura ANPC Nazionale) e a seguire il filmato sul maestro partigiano locale Cesare Bettini (a cura ANPC Cassano d’Adda).

La figura del partigiano Cesare Bettini è stato proposto lo scorso anno scolastico alle scuole secondarie cassanesi (le terze medie hanno aderito al progetto) per portare ai ragazzi la figura del maestro Bettini, delle sue scelte, della sua determinazione nell’aderire alla lotta partigiana, impegnando fino in fondo la sua vita per uno scopo che riteneva sostanziale. Abbiamo voluto proporre il suo esempio ai ragazzi ritenendo fondamentali i valori che l’hanno guidato e successivamente ipotizzato di renderlo disponibile alla cittadinanza.

Il progetto ACLI nazionale “Generi e Generazioni” ci ha trovato subito in sintonia, anche per la condivisione di valori comuni e ancor più avendo scelto la figura del martire beato Teresio Olivelli, il cui ricordo portiamo avanti negli anni. E non dimentichiamo che fin dal 2012 è stato sancito un accordo tra ACLI e ANPC per un lavoro comune nella trasmissione dei valori che ci uniscono e che intendiamo tramandare alle nuove generazioni.

La serata è stata allietata dalla presenza della figlia del partigiano Cesare Bettini, che è venuta appositamente da Firenze dove risiede e che i cassanesi hanno rivisto con piacere; ha apprezzato il lavoro svolto nel mantenere sempre viva la figura del papà ed ha spronato i giovani a studiare la storia.

I ragazzi hanno chiesto cosa aveva spinto i giovani del ’43 a scegliere di non aderire alla RSI e la nostra Presidente ha sottolineato come certe scelte sono state determinate sia dal contesto familiare e civile, ma soprattutto dal senso di libertà, di giustizia e di amore verso il prossimo, che erano insiti nel loro modo di vivere. La scelta che fecero (basta ricordare i 600.000 militari che si rifiutarono di aderire alla RSI e furono deportati) era di contrasto all’oppressione che fino a quel momento avevano dovuto subire e di liberare l’Italia dal nazifascismo.

Anche il presidente delle Acli, in sintonia con Mariapia Garavaglia, ha sottolineato come anche il volontariato è una scelta che quotidianamente siamo chiamati a fare per il bene di tutti: basta vedere le varie associazioni sociali (come ad esempio le ACLI), sportive, culturali, che sono sul territorio per trovare tanti cittadini che impegnano gratuitamente il loro tempo per tutta la popolazione. Questo è un aspetto che collega i partigiani con i giovani che oggi scelgono di fare volontariato perché anche loro scelsero per il bene di tutti.

Ad una domanda di “paura della politica” rivolta da una giovane aclista, Mariapia Garavaglia ha risposto che è un’affermazione che fa pensare perché vuol dire che la Politica è mal vista soprattutto dai giovani, ed allora ha evidenziato come ogni scelta che viene fatta per tutti è importante e la politica serve proprio a questo. A far sì che le scelte che vengono fatte siano rivolte verso il bene di tutti e non verso il proprio tornaconto. Ha portato il suo esempio di impegno in Politica e come abbia cercato (e in tanti casi è riuscita) di fare leggi che aiutassero la vita dei cittadini.

Un ponte tra le scelte che hanno fatto i giovani di quel tempo e quelle che devono fare oggi i nostri giovani può avvenire solo con il confronto aperto, sincero e costruttivo tra generazioni, come quello che abbiamo fatto durante la serata.

Mariapia Garavaglia in finale ha sottolineato come anche in questo periodo occorre fare Resistenza ora e sempre e questo racchiude tutta la difficoltà di questi tempi difficili che stiamo vivendo.

Luisa Ghidini Comotti

Cassano d’Adda (MI), 14 settembre 2023

L’anniversario della nascita di Aldo Gastaldi 17 settembre

Il 17 settembre 1921 nasceva Aldo Gastaldi, il primo partigiano d’Italia

articolo di Laura Allori

“Oggi ricorre l’anniversario della nascita del partigiano Bisagno, una delle figure più significative della Resistenza, esempio di vita e devozione alla libertà.

Aldo Gastaldi nacque a Genova il 17 settembre 1921, dopo l’8 settembre del 1943 andò in montagna e da lì iniziò la lotta partigiana presso Cichero, sopra Chiavari nell’entroterra ligure di levante. Da pochi compagni di viaggio, in alcuni mesi, quello che ormai era conosciuto come comandante “Bisagno” seppe creare una lotta partigiana strutturata e basata su principi di rispetto e fratellanza. Un amore per il prossimo che lo ha reso famoso ai suoi contemporanei tanto da risultare esemplare e carismatico.

Oggi la liturgia ci ricorda l’importanza del perdono, e l’impegno di Bisagno durante la guerra civile è stato improntato dal perdono. Nella sua lotta che aborriva la morte e la tortura, il codice Cichero, che rispettava le persone e metteva la gerarchia in discussione proprio nel concetto degli “ultimi saranno i primi”, Aldo Gastaldi ha espresso nella sua breve vita tutte le beatitudini evangeliche del capitolo cinque del vangelo di San Matteo. Incarnava, pur imbracciando un fucile, tutti gli ideali di “Beatitudini” evangeliche, era un angelo col fucile, come l’arcangelo Michele in armatura. Aldo Gastaldi, nome di battaglia Bisagno, era un povero in spirito, nonostante fosse al comando, mangiava per ultimo, dormiva meno degli altri, non si sentiva superiore. E questo gli ha fatto possedere il cosiddetto Regno dei Cieli, ovvero, lo ha reso santo. Era sicuramente un afflitto, come poteva non esserlo vista la guerra, quella guerra e le sue nefandezze? Ma è stato consolato, si è consolato con la sua opera partigiana amando i suoi compagni, guidandoli come un padre anche quando erano più vecchi di lui o suoi coetanei. Era un mite perché, nonostante tutto, non sparava per uccidere. “Anche i tedeschi hanno una mamma che li aspetta a casa”, diceva, appunto. Aldo era contrario ai totalitarismi. Contro il paganesimo del totalitarismo (Elena Bono). E Gastaldi ha ereditato la terra liberando l’Italia dal totalitarismo e dalla guerra. Inutile dire che fosse affamato e assetato di giustizia, per questo è diventato Bisagno. E come partigiano è stato saziato con la liberazione.

Aldo Gastaldi era senza dubbio un misericordioso, per lo stesso motivo di cui sopra, non uccideva, e non solo, il codice di Cichero, stilato da lui e i suoi compagni, era l’esempio di carità cristiana e anche laica di una struttura che non si è lasciata corrompere dalle armi, sedurre dal fucile. Fu grazie a quel codice, fatto di regole semplici, che riflettevano una declinazione della guerra che raramente si può apprezzare esplorando la storia del genere umano, che molti lo seguirono e lo imitarono.

Poi era un puro di cuore, non solo per la sua rinomata castità, ma perché amava la bellezza del creato – lo scrisse nelle sue lettere – trovava, vedeva, Dio nell’alba e nel tramonto, oppure in un cielo stellato.

Senza dubbio, la beatitudine che più si addice a Bisagno è quella degli operatori di pace, ça va sans dire. E decisamente, Aldo Gastaldi era un servo di Dio. Infine, l’ultima beatitudine, Bisagno fu perseguitato a causa della giustizia, perché cercava di evitare che la politica entrasse troppo presto nelle teste dei suoi partigiani, prima bisognava liberare l’Italia, poi pensare al futuro e ai partiti; diceva: “Continuerò a gridare ogni volta si vogliano fare ingiustizie, griderò contro chiunque, anche se il mio grido dovesse causarmi disgrazie o altro.”

Sono certa che a lui fosse ben chiaro dove fosse il Regno dei Cieli anche in terra.

Buon compleanno, Bisagno”.

Laura Allori

Addio al partigiano Sandokan

E’ venuto a mancare oggi il piacentino Giuseppe Filippa, ex partigiano noto con il nome di Sandokan. Aveva 95 anni.
Tra i suoi ricordi del periodo resistenziale  l’incontro con don Giusepppe Borea, il prete di Obolo fucilato dai nazifascisti nel 1945.
L’incontro con don Borea è sempre vissuto nella mente e nel cuore di Filippa. “Ho avuto la sensazione di incontrare un santo”, così lo ricordava.
“Io e un compagno partigiano – sono le parole di Filippa – dovevamo ritirare alcuni rifornimenti presso la parrocchia di Obolo. Era sera tardi, ci venne incontro questo giovane prete dall’aspetto minuto, estremamente cordiale e premuroso. Chiamò un uomo per aiutarci a caricare i materiali e poi ci fece entrare in canonica e ci diede da mangiare; ci intrattenemmo a lungo e lui ci raccontò cosa accadeva nella vallata. Prima di congedarsi mi accarezzò con infinita tenerezza e mi disse: «Sei così giovane… ti dò la mia benedizione. Non lo dimenticherò mai, in quell’istante sentii dentro di me una sorprendente sensazione di pace. L’incontro con quel giovane prete di montagna ha lasciato un segno indelebile, ha liberato in me un coraggio e una volontà di vivere che nemmeno io conoscevo. Sono certissimo che la sua benedizione mi abbia aiutato a sopravvivere alla guerra, e ad affrontare tutta la vita a venire”.

Incontro dibattito: GUERRA IN UCRAINA: PERCHE’?

Sabato 9 settembre scorso si è tenuto a Piacenza un dibattito, aperto e approfondito, sulle cause e le conseguenze del conflitto in Ucraina, che sta costando centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati. Si è trattata di un’occasione non solo per capire le dinamiche storiche, politiche, economiche e sociali che hanno portato alla crisi tra Kiev e Mosca, ma per prospettare possibili vie di soluzione a partire dal ruolo della nostra comunità piacentina e nazionale, mantenendo alta l’attenzione sulle emergenze umanitarie, sull’importanza di dare sostegno al popolo ucraino.
L’evento, organizzato dalla Cisl Parma Piacenza insieme con l’Associazione “Nadiya” e con il patrocinio del comune di Piacenza, si è svolto presso il Salone Monumentale della Biblioteca Passerini Landi a Piacenza.
Al dibattito, moderato dal giornalista Michele Rancati, hanno preso parte: lo storico Simone Attilio Bellezza, docente dell’Università Federico II di Napoli e autore di numerosi saggi sull’Ucraina; l’on. Paola De Micheli, parlamentare del Pd alla Camera dei Deputati; l’on. Tommaso Foti, capogruppo di FdI alla Camera dei Deputati (entrambi piacentini); Mario Spezia, presidente dell’ANPC sezione di Piacenza e padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio Diocesano Pastorale Migranti.
L’incontro, seguito da un folto pubblico,  è stato introdotto da Michele Vaghini, segretario generale Cisl Parma Piacenza, e da Lyudmyla Popovych, presidente dell’Associazione “Nadiya” Odv a Piacenza, fondata nei primi giorni di guerra per portare aiuto in Ucraina oltre che per dare assistenza ai profughi nel territorio piacentino, ed ha tratto le conclusioni Andrea Cuccello, segretario nazionale CISL.

Lo dice con voce rotta Lyudmyla Popovych, presidente dell’associazione Nadiya che apre con un intervento molto sentito il convegno: Parole taglienti che squarciano il silenzio: «Se i russi smettono di combattere, la guerra finisce. Ma se smettono di combattere gli ucraini, finisce l’Ucraina».
“Ma siamo qui per capire se ci sia anche solo una remota possibilità di arrivare alla pace” aggiunge il segretario generale di Parma e Piacenza Michele Vaghini, spostando l’attenzione sugli scenari futuri, «partendo però dal presupposto che non si possa mettere sullo stesso piano paese invasore e popolo invaso». La politica, quella alta, raccoglie l’appello: Paola De Micheli (deputata Pd) prima e Tommaso Foti (capogruppo FdI alla Camera) poi, non mostrano tentennamenti: «C’è sempre stata continuità negli aiuti al popolo ucraino, ma l’Italia non può rimanere a guardare mentre l’assetto dell’Europa viene stravolto da una rivoluzione copernicana che mette in dubbio gli equilibri del secondo Dopoguerra. Così come – aggiunge però piccata – l’Ucraina non può permettersi di mettere in dubbio l’impegno della Chiesa cattolica e del Papa, definito a torto filo-putiniano ».
Foti elogia il popolo ucraino: «Se siamo qui oggi è perché ha dimostrato una resistenza straordinaria. L’Occidente ha mal interpretato quanto avveniva nel 2014, confondendo come referendum popolare (quanto accadde in Crimea) il primo atto dell’invasione». Per questo ora – chiude – è necessario porre rimedio a quell’errore storico, aiutando gli ucraini in una battaglia che è di valori, prima che di territorio».
Simone Attilio Bellezza, docente di Storia Contemporanea alla Federico II di Napoli, ravvisa nel 1991 la data clou: «Crollò l’Urss e nacquero Russia e Ucraina. Avevano culture simili e stessa necessità di passare dal socialismo al liberalismo. Al potere in Ucraina salgono ex comunisti che guidano la transizione: assommavano potere politico ed economico, i cosiddetti oligarchi. Poi nel 2004 sale al potere Yushenko. La parola d’ordine è avvicinarsi all’Europa, democratizzandosi e ribellandosi agli oligarchi. La popolazione, quindi, crea un anello di congiunzione con la classe dirigente europeista. Putin decide di invadere l’Ucraina per questo: rappresenta una via credibile anche per la Russia, opposta al suo centralismo dittatoriale».

C’è spazio anche per la lettura cattolica: padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio diocesano Migranti: «Nella grande unità della Chiesa c’è spazio per tutte le diversità ». Poi però avverte: «Se l’Ucraina vince e diventa nemica dei russi, rischia di perpetuare una situazione che porterà di nuovo alla guerra». Per Mario Spezia, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cattolici invece, non ci sono dubbi: «La Resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale è assolutamente equiparabile a quella del popolo ucraino. Il nostro popolo, dopo un lungo periodo di dittatura, ha avuto la forza di unirsi contro l’invasore. L’autodeterminazione dei popoli è un fatto inarrestabile. Putin lo scoprirà presto ».

L’incontro ripreso dai media:https://www.piacenzasera.it/2023/09/un-anno-e-mezzo-di-conflitto-in-ucraina-non-possiamo-abituarci-alla-guerra/498881/https://www.liberta.it/news/cronaca/2023/09/09/guerra-in-ucraina-convegno-in-biblioteca-soluzione-possibile-ora-serve-la-pace/

 Qui l’articolo apparso sul quotidiano Libertà il 10.9.2023


 

Commemorazione a Piacenza dei fatti del 9.9.1943

Lo scorso 9 settembre a Barriera Genova a Piacenza è stato celebrato l’80esimo anniversario dei Caduti nella battaglia del 1943, la prima insurrezione antifascista avvenuta a Piacenza, quando militari e civili si opposero all’avanzata delle truppe tedesche, lottando per opporsi all’occupazione nazifascista della città all’indomani dell’armistizio dell’otto settembre.
Alla presenza di autorità civili, militari e religiose e dei rappresentanti delle associazioni ex combattenti nonché di ANPC e ANPI, la tradizionale cerimonia di commemorazione è stata affidata alle parole di chi rappresenta le istituzioni e la collettività piacentina. Agli interventi della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, della vice presidente della Provincia Patria Calza e del presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci Raffaele Campus è poi seguita la deposizione delle corone d’alloro al sacrario.

Ha partecipato una delegazione ANPC di Piacenza alla commemorazione dei fatti accaduti a Piacenza in località Barriera Genova il 9 settembre 1943.

Delegazione ANPC Piacenza con vice presidente della provincia, Patrizia Calza

IL DISCORSO DEL SINDACO Katia Tarasconi – “Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”. Tutti conosciamo queste parole, bellissime e importanti, di Piero Calamandrei: non possono che tornare alla mente oggi, nell’80° anniversario della battaglia di Barriera Genova, mentre ci ritroviamo per rendere il doveroso, commosso tributo a coloro che, militari e civili uniti nella strenua difesa della città, diedero la vita gli uni al fianco degli altri. Con il loro sacrificio, all’indomani dell’armistizio proclamato dal generale Badoglio, consegnarono alla storia l’alba di quel 9 settembre del 1943 come primo passo del lungo, coraggioso e indomito cammino della lotta per la Liberazione, che in questo stesso luogo, il 26 aprile 1945, sotto i colpi delle truppe nazifasciste avrebbe visto cadere altri suoi figli nel nome del bene comune, di ideali universali di cui la cerimonia odierna – nella solennità dei suoi riti, nel raccoglimento della folla, nell’emblema delle corone d’alloro – richiama intensamente, ancora una volta, il valore e il significato. Anche, e a maggior ragione, a ottant’anni di distanza.
Perché è in quell’epoca ormai così lontana, eppure sempre presente nei nostri cuori e nella nostra consapevolezza, che riconosciamo le radici identitarie dei nostri diritti e doveri di cittadini, in un Paese fondato sulla democrazia e il pluralismo, sulla libertà di pensiero e di espressione, sulla promozione e la tutela della pace come patrimonio collettivo che ci lega agli altri popoli e alle altre Nazioni. A ricordarcelo, nell’eloquenza dei nomi che si stagliano sulla lapide alle mie spalle, sono le 36 vittime – 31 militari e 5 civili – del conflitto a fuoco che culminò, nelle prime ore del mattino di quel 9 settembre, con il sopraggiungere delle armate tedesche a piazzale Genova.
Qui, mentre lo scontro infuriava, i cittadini che non esitarono a schierarsi in prima linea e i soldati del 4° Reggimento di Artiglieria guidato dal tenente colonnello Coperchini, ucciso anch’egli mentre soccorreva i suoi uomini feriti, furono costretti, di fronte alla potenza di fuoco delle forze di terra e della flotta aerea dei nazisti, alla resa, che evitò al nostro territorio la strage devastante dei bombardamenti. Ma lasciò, nella memoria e nella coscienza della nostra comunità, un solco profondo: quello di una ferita aperta nel dolore per le perdite subite, e al tempo stesso la traccia di un percorso che, ancora in nuce, sarebbe valso a Piacenza la Medaglia d’oro al Valor Militare per il contributo determinante alla Resistenza italiana.
Come un anno fa, tuttavia, mentre la nostra partecipazione esprime l’intensità del ricordo, non possiamo che guardare con orrore e sgomento all’attualità – drammatica e brutale – di una guerra che prosegue alle porte dell’Europa e alla fragilità di un equilibrio mondiale che ha bisogno, oggi più che mai, di un richiamo costante agli insegnamenti del passato. Solo così, agendo concretamente perché l’eredità morale e civile di chi ha dato la vita per il nostro futuro non vada dispersa, faremo sì che il sacrificio dei Caduti che oggi onoriamo non sia stato vano. Per ognuno di loro, per le loro famiglie. Per una città che non dimentica”.

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