De Gasperi diceva “siamo antifascisti e anticomunisti”. La democrazia rifiuta gli autoritarismi. In Italia il regime fascista e’ durato vent’anni contro la libertà della nazione ma i comunisti non hanno mai vinto. La verità sui cori e sui saluti fascisti non possono essere tollerati. A giovani che non hanno conosciuto la storia non può essere concessa la impunità dalla idealizzazione del fascismo, tragica vicenda subita dagli Italiani.
Contemporaneamente censuriamo senza timidezza la violenza dei giovani di una cosiddetta sinistra che si definiscono comunisti, con la violenza delegittimano la libera opposizione dei nopal. E’ tempo che sia attuata pienamente la legge che vieta ogni apologia del fascismo.
ANPC condanna la manifestazione neofascista inscenata da giovani a Parma, città medaglia d’oro della Resistenza, invita a difendere la verità storica a partire dal Governo e da tutte le istituzioni perche’ il passato non inquini il futuro democratico meritato dalla nostra Nazione.
Il 2 novembre 2025 alle ore 10:00 presso il Sacrario Militare del Cimitero Monumentale del Verano ha avuto luogo la commemorazione dei Militari Caduti in guerra e nel dopoguerra nell’adempimento del dovere. In rappresentanza dell’Anpc erano presenti il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e l’Alfiere Lucia Scagnoli con il medagliere dell’Associazione.
Il 2 novembre 2025 presso la Sala Consiliare “David Sassoli” inaugurazione della mostra “Resistere non piegarci” alle ore 16:30. Intervengono Luisa Ghidini, Presidente Anpc Città Metropolitana di Milano, ed il giornalista Silvio Mengotto.
Il segretario ANPC Tigullio Avv.Luigi Ceffalo, nonché Assessore in Comune a Sestri Levante, ha tenuto l’orazione ufficiale alla commemorazione dell’eccidio a San Colombano.
Ieri si è tenuta la commemorazione dell’eccidio di San Colombano per ricordare gli otto partigiani fucilati per rappresaglia dai nazifascisti il 30 ottobre 1944 in località Pedagna. Di questi, tre erano cittadini di Sestri Levante: Ugo Bucciarelli (Terremoto) 22 anni, Alfredo Gavignazzi (Terribile) 19 anni, Severino Salvi (Marinaio) 23 anni.
“È un dovere ricordare questi ragazzi che hanno combattuto la guerra di liberazione fino al sacrificio estremo della loro vita. Essi fecero la scelta giusta in un momento difficile, quando scegliere significava rischiare tutto – ha ricordato Ceffalo – In questa ricorrenza, riconosciamo soprattutto il valore della persona umana, al di là di appartenenze, ideologie o ruoli, e della sua libertà come bene primario e inviolabile. Solo mantenendo il rispetto e la misura possiamo davvero onorare questi uomini”.
Oggi ricorre il 63esimo anniversario dell’assassinio di Enrico Mattei. E’ morto com’è vissuto nella difesa della dignità della patria che aveva partecipato a costruire libera e democratica nella Resistenza. Infatti la sua visione di collaborazione tra i popoli per il comune sviluppo economico fonda la democrazia e la pace. Oggi il nostro Governo ha attivato un progetto di cooperazione con Paesi del Mediterraneo denominato col nome del fondatore della nostra Associazione che ricorda i Partigiani Cristiani ci impone di vigilare e controllare che la “dottrina Mattei” sia coerentemente interpretata.
Oggi 26/10/2025 l’ANPC di Bergamo ha ricordato Enrico Mattei nel 63 anniversario della morte, con una S. Messa al Patronato S. VINCENZO. Una struttura fondata da Don Bepo Vavassori (per il quale è in corso la causa di beatificazione) per raccogliere orfani e poveri dopo la guerra e che ha dato un grande aiuto alla Resistenza accogliendo e nascondendo partigiani e ricercati. Nonostante l’arresto e le botte subite dai fascisti ha sempre perdonato e generosamente aiutato per la conquista del bene per tutti. Un grande riferimento nella nostra associazione.
Il 23 ottobre 2025 alle ore 10,30 Sono state ripristinate, con una cerimonia, le due targhe dedicate Giacomo Matteotti, vandalizzate nei mesi scorsi. Al momento di commemorazione in Lungotevere Arnaldo da Brescia ha presenziato il sindaco Roberto Gualtieri, con la presidente del Municipio II Francesca Del Bello, Elena Matteotti e diverse associazioni.
La prima targa intitolata al politico socialista e antifascista ucciso nel 1924, reca l’iscrizione “Uccidete me ma non ucciderete la mia idea” e fu collocata nel 1999 in occasione del 75° anniversario dell’uccisione di Matteotti; la seconda venne realizzata dal Circolo Culturale G. Saragat – G. Matteotti nel 2009 e ricorda nel testo l’85° anniversario della morte.
Per l’Anpc erano presenti il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e l’Alfiere Lucia Scagnoli.
Il 22 ottobre a Roma presso il Mauselo delle Fosse Ardeatine alle ore 10,00 si è svolta la cerimonia funebre solenne per la riconsegna ai rispetti familiari dei resti mortali degli 11 Caduti della Seconda Guerra Mondiale italiani rinvenuti a Lambinowice (Polonia) dove si trovava il campo di prigionia noto per la sua durezza e dove nel 1964 è nato un museo per commemorare e studiare la storia dei prigionieri di guerra. I campi di lavoro costruiti già a fine 800 furono utilizzati anche nelle due guerre mondiali come luoghi di pena per partigiani e oppositori dei nazisti.
Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi assieme all’Alfiere Lucia Scagnoli con il labaro associativo.
Aveva appena diciott’anni quando gli chiesero di giurare fedeltà a Hitler. Era il 1942, e in Olanda gli studenti universitari potevano continuare a studiare solo se firmavano quella dichiarazione. Molti cedettero per paura. Ma Hans Poley no.
Firmare significava tradire la propria coscienza. Rifiutò. Fu espulso dall’università di Delft e diventò un ricercato. Un ragazzo comune, costretto a nascondersi per aver detto “no” al potere.
A offrirgli rifugio fu la famiglia ten Boom, orologiai dell’Aia, profondamente religiosi e già coinvolti nella rete di soccorso per gli ebrei perseguitati.
Nella loro casa, sopra il negozio, c’era una stanza segreta nascosta dietro un muro falso — “la stanza nascosta”, la chiamavano. Lì Hans trovò riparo. E lì cominciò la sua nuova vita: fatta di silenzi, di attese, di paura che ogni colpo alla porta potesse essere l’ultimo. Durante quei mesi, aiutò la famiglia ten Boom a stampare falsi documenti e a organizzare la fuga di decine di persone.
Vide la gentilezza trasformarsi in resistenza, e la fede diventare coraggio. Il tempo sembrava sospeso, eppure ogni giorno era una scelta tra la paura e la speranza.
Nel 1944, la Gestapo scoprì il rifugio. La famiglia fu arrestata.
Hans riuscì a fuggire, ma vide da lontano la casa distrutta, la stanza segreta vuota, e capì che nessuno è mai davvero al sicuro quando il mondo decide di smettere di ascoltare la coscienza.
Dopo la guerra, Corrie ten Boom — l’unica della famiglia a sopravvivere ai campi di concentramento — scrisse un libro, “Il rifugio segreto”, dove raccontò quella casa, quella fede, quella stanza.
Hans Poley divenne il simbolo di un’intera generazione di giovani che preferirono rischiare la vita piuttosto che inchinarsi all’ingiustizia.
Morì nel 2003, a 80 anni. Sulla sua tomba è inciso un versetto che riassume tutto ciò che scelse quel giorno del 1942: “Meglio perdere la vita, che perdere la libertà.” Perché a volte il muro più forte non è quello che ti nasconde, ma quello che costruisci dentro di te per restare fedele a ciò che credi.
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