La valigia è un viaggio tra sezioni e associazioni emiliane e lombarde. Il tutto parte da Parma con arrivo a Traversetolo ( Pr) Ieri La sezione e associazioni di Lesignano de Bagni ( Pr ) ha consegnato la Valigia ad Anpi Grande Fiume, (metteremo il libro di Don Nunzio di Codogno) dopo averla ricevuta da Traversetolo, da noi verrà esposta per 8 gg presso la Camera del Lavoro di Lodi (da lunedì 21 luglio 2024).
L’impegno è che a ogni tappa il territorio metta nella valigia le proprie storie e di Resistenza con libri e testimonianze scritte. Dopo di noi andrà ad Anpi Cremona. A novembre iniziativa finale e consegna a Parma.
Sergio Gandolfi
Foto – Anpi Grande Fiume con Maleo al ritiro della valigia, meraviglioso viaggio nel mondo della Resistenza.
Il messaggio della Presidente Nazionale, Mariapia Garavaglia: “I Padri e le Madri Costituenti avevano prefigurato l’espressione della sovranità popolare attraverso una legge elettorale proporzionale; non in un articolo ma con un ordine del giorno. In un ispirato discorso, anzi con una alta lezione di diritto costituzionale, il presidente Mattarella, a Trieste, in occasione della 50esima Settimana Sociale dei cattolici, tra l’altro ha dichiarato che il principio “ogni uomo un voto” non può essere distorto “attraverso marchingegni che alterino la rappresentatività e la volontà degli elettori” e, secondo Bobbio “non si può ricorrere a semplificazioni di sistemare e a restrizione di diritti in nome del dovere di governare”. Noi ci troviamo di fronte a un fenomeno di astensionismo patologico in termini democratici perché la minoranza degli elettori decide la maggioranza che governa. Sono molteplici le cause e tuttavia non sembra che i partiti si stiano dando pena per invertire la pericolosa tendenza, ma certamente anche la impossibilità di scegliere i propri candidati gioca un ruolo prevalente; si osservino le elezioni amministrative per avere una controprova. Dal 1993 abbia avuto una sequela di leggi elettorali- Mattarellum, Porcellum (secondo la definizione data dal suo autore) Italicum, Rosatellum – che il latinorum non ha nobilitato. Siccome non si vede all’orizzonte una decisa volontà da parte dei partiti di affrettare una riforma della legge elettorale vigente, che restituisca sovranità agli elettori, ho aderito e promuovo convintamente il referendum “Io voglio scegliere” per il quale è in corso la raccolta delle firme.
Considero questa occasione particolarmente coerente con lo spirito e la finalità del nostro impegno di Partigiani Cristiani. Credo che dovremo essere promotori della raccolta delle firme. Sul sito del ‘Comitato Referendario per la rappresentanza’ si possono trovare tutti gli elementi conoscitivi. Si tratta di un referendum abrogativo di parti della legge vigente perché non è possibile abrogarla interamente in quanto la Corte Costituzionale ha certificato che non si può stare in assenza di una legge elettorale, e lo s capisce! Allego qualche documento e ricordo che i quesiti sono 4 per cui si devono firmare quattro moduli.
Potete solo immaginare con quale formulazione giuridica, impenetrabile per i non addetti ai lavori, è formulato il quesito per la abrogazione, ma in sintesi si tratta di sopprimere:
1. il voto congiunto tra candidati uninominali e liste plurinominali (se voto uno, voto anche l’altro, e viceversa. Bella scelta dell’elettore!)
2. nessuna soglia di accesso per le liste autonome e coalizioni (tutti i voti valgono: con il blocco milioni di elettori non sono rappresentati in Parlamento!)
3. tutti i partiti, anche quelli in parlamento, devono raccogliere le firme per le candidature (i partiti mettano la faccia!)
4. abolizione delle pluricandidature: ogni candidato in un solo collegio uninominale e/o plurinominale (è uno scandalo giocare a dominio fra i collegi, per cui solo dopo il voto gli elettori possono trovarsi nel loro collegio un eletto che non hanno votato!)
Mi pare che l’impresa meriti che l’ANPC offra tutta la sua forza ideale e operativa per onorare la storia di tutti coloro che ci hanno donato il nostro sistema democratico repubblicano. Buon lavoro!”.
In occasione dell’81° anniversario della incursioni aeree sul quartiere Tiburtino-San Lorenzo, le Autorità e i rappresentanti delle Associazioni hanno partecipato alla cerimonia in Piazza Parco dei Caduti del 19 luglio 1943 (Parco Tiburtino). Per l’Anpc ha preso la parolala Vicepresidente Nazionale, Annamaria Cristina Olini: “Buongiorno a tutti, sono Cristina Olini vicepresidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Permettetemi di portare il saluto della nostra presidente Mariapia Garavaglia e del direttivo. Desidero in primo luogo ringraziare tutti i presenti, le Autorità e quanti si sono adoperati per l’organizzazione di questa importante manifestazione in memoria dell’immane tragedia che ha colpito la nostra cittadinanza. Nel lontano 19 luglio del 1943 alle 11,00 il cielo di Roma si è completamente oscurato e la flotta aerea USA ha dato il via ad un bombardamento su tutto questo quartiere: lo scalo merci di San Lorenzo, via Sabelli, al cimitero del Verano, la chiesa di San Lorenzo e tanti altri luoghi. Grande fu allora l’opera dei vigili del fuoco e dei granatieri di Sardegna per cercare di salvare quante più persone possibili. Mai avremmo pensato dopo tanti anni di pace di celebrare questo giorno circondati da guerre. La guerra di aggressione della Russia all’Ucraina l’attentato a Israele la guerra a Gaza e tante altre. Dobbiamo adoperarci per i diritti dei popoli ad avere una propria patria e dei cittadini a non essere usati come scudi umani nei conflitti ma titolari del diritto alla libertà. L’appello è una forte partecipazione di tutti a sollecitare ogni istanza per costruire concrete vie pacifiche. Siamo qui per ricordare perché è un dovere la memoria e noi dobbiamo continuare a sensibilizzare i giovani su quanto è successo perché è a loro affidata la difesa delle istituzioni democratiche, l’unità, il tricolore e la pace. Tutte le Associazioni qui presenti, pur seguendo strade diverse, hanno difeso gli ideali della libertà, democrazia, sicurezza, pace, stato di diritto dignità umana e solidarietà e questi sono i valori di riferimento che devono essere costanti per tutti. Guai a noi se dovesse venire disperso quel prezioso patrimonio di idee di culture e di scelte politiche conquistato con enormi sacrifici nella lotta di liberazione dal nazifascismo. Concludo consapevole che la storia non può essere considerata nostalgica o retorica esaltazione del passato, ma radice per guardare avanti nella costruzione di una migliore società”.
Erano presenti il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e l’Alfiere Lucia Scagnoli con il Medagliere.
SABATO 20 LUGLIO 2024 alle ore 17.30 presso la Sala delle Conferenze della città di Bobbio (Pc) si svolgerà l’incontro dal tema: “DON GIUSEPPE BOREA E I SACERDOTI “MARTIRI” DELLA DIOCESI DI BOBBIO DURANTE LA RESISTENZA”.
L’incontro, organizzato da ANPC Piacenza in collaborazione con il Comune di Bobbio, rappresenterà l’occasione, oltre che per presentare la figura di don Borea, illustrata dal nipote e vice presidente provinciale ANPC, Giusseppe Borea, per ricordare don Paolo Ghigini ed il seminarista Serafino Lavezzari, uccisi dai nazi fascisti; entrambi ecclesiatici per lungo tempo dimenticati.
Alleghiamo la locandina e la presentazione dell’incontro pubblicata sul settimanale diocesano La Trebbia.
La storia della Diocesi di Bobbio è millenaria e prende origine dalla creazione di un monastero da parte del santo irlandese Colombano, nell’autunno del 614. La sede vescovile di Bobbio nacque nel febbraio del 1014, per opera dell’imperatore Enrico II e di papa Benedetto VIII, primo vescovo diviene l’abate Pietroaldo, in seguito, dal l 16 settembre 1989, il territorio dell’antica diocesi di Bobbio venne aggregato a Piacenza andando a costituire l’attuale Diocesi di Piacenza-Bobbio.
Pubblichiamo l’articolo, scritto da Roberta Osculati, vice presidente del consiglio comunale di Milano, che ha organizzato l’evento venerdì 12 luglio 2024 a Palazzo Marino: “Il convegno a Palazzo Marino per diffondere la memoria storica e riaffermare l’impegno di fedeltà ai valori della democrazia contro lo sfregio all’umanità”.
Le parole di Luisa Ghidini Comotti, referente Anpc Città Metropolitana di Milano e membro del Consiglio Nazionale: “È stata una mattinata intensa ed ho portato i saluti della nostra associazione, rimarcando l’apprezzamento per aver organizzato questo evento. Ho sottolineato come occorre sempre ricordare le stragi e come, anche oggi, dobbiamo continuare ad essere fedeli ai valori democratici e contrastare le ideologie nazifasciste. La Resistenza è ogni giorno, contro i soprusi e contro chi contrasta la libertà”.
Di seguito l’articolo: “Era la mattina del 12 luglio 1944, quando 67 martiri – 19 dei quali milanesi – vennero prelevati dal Campo di internamento per oppositori politici di Fossoli (provincia di Modena) e trasportati con un camion verso il Poligono di Tiro di Cibeno, dove vennero posti sull’orlo di una fossa comune, fatta scavare il giorno precedente da otto internati ebrei, e freddamente uccisi con un colpo alla nuca. La fossa fu poi coperta con calce e zolle d’erba dagli stessi ebrei che l’avevano scavata e «qualcuno respirava ancora», è stato scritto. Dopo la cerimonia che si è tenuta il 7 luglio scorso nel luogo del martirio, con la consegna simbolica di 19 pietre di inciampo alla città di Milano, ho organizzato in sala Alessi a Palazzo Marino un convegno commemorativo nel giorno esatto dell’anniversario della strage, per ricordare tutte le vittime, con la partecipazione delle diverse associazioni partigiane e antifasciste e la presentazione della neonata Associazione dei Familiari dei Caduti nell’eccidio del Cibeno, con la sua Presidente Carla Bianchi Iacono, figlia del Caduto Carlo Bianchi.
Tra gli intervenuti, ho invitato: – il prof. Giovanni Molari, magnifico Rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, nipote di Rino Molari, una delle vittime del terribile eccidio; – il prof. MimmoFranzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, socio della Fondazione “Rossi-Salvemini” di Firenze; – l’avvocato Filippo Biolé, patrocinatore delle cause contro la Germania, pronipote di Bruno De Benedetti, medicointernato della sezione razziale del Campo di Fossoli; – la prof.ssa Manuela Ghizzoni, Presidente della Fondazione Fossoli, ente memoriale che gestisce il Campo di Fossoli e promuove azioni di valorizzazione della memoria, già parlamentare, ancor prima consigliera comunale a Carpi, assessore alle politiche culturali e al progetto memoria del Comune di Carpi; – Marco Steiner, CdA Fondazione Fossoli e Vice Presidente ANED Milano.
L’evento è stato arricchito dalla lettura di pagine tratte da autori testimoni diretti dei fatti accaduti, grazie alla partecipazione degli attori: Chiara Cimmino pronipote di Giovanni Barbera e Valerio Vittorio Garaffa, che hanno letto testi tratti da Triangolo rosso di Paolo Liggeri, presente ai saluti dei compagni che sarebbero partiti la mattina del 12 luglio per il Poligono, e da I sopravvissuti di Orazio Barbieri, che contiene pagine del racconto di Mario Fasoli, uno dei due morituri sopravvissuti alla strage.
È stato anche proiettato il commovente filmato dei funerali solenni celebrati il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano dal cardinal Schuster, prima cerimonia pubblica, dopo la Liberazione, alla presenza delle maggiori autorità dello Stato italiano e delle forze alleate (Combat Film, Istituto Luce).
La Strage di Cibeno è un evento di rilevante importanza storica, simbolo della lotta contro il nazifascismo e della resistenza per una società libera e giusta. Questo convegno, che rientra nel palinsesto di Milano è Memoria, rappresenta un momento di riflessione e commemorazione, volto a mantenere viva la memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà.
Il 1944 fu l’anno delle stragi nazi-fasciste più efferate compiute in Italia. Dopo l’Armistizio del settembre del 1943 si susseguirono rastrellamenti e rappresaglie da sud a nord compiute nelle città ma soprattutto in piccoli paesi, località rurali e nascoste tra i monti dove furono barbaramente uccisi civili, prigionieri, ebrei, partigiani e partigiane. Piazzale Loreto a Milano, le Fosse Ardeatine a Roma ma poi Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Padule di Fucecchio, Gaggio Montano, Bassano del Grappa e tante altre. Tra queste anche Carpi – Fossoli, un luogo noto perché sede del campo di sterminio di transito verso i lager in Germania e Polonia. Lì, il 12 luglio del 1944, nel Poligono di Tiro di Cibeno, vicino a Fossoli, furono uccisi 67 deportati, la maggior parte di origine milanese.
Affinché questo convegno non sia volto solo al passato, ma getti le basi per un concreto impegno a diffondere tra la cittadinanza la memoria storica e la consapevolezza di continuare ad essere fedeli ai valori della democrazia contro lo sfregio all’umanità, diffuso da ideologie nazifasciste, ho annunciato due impegni che voglio portare avanti all’interno del Comune di Milano: – promuovere azioni di impulso e di coordinamento con le Università presenti sul territorio della città di Milano per la diffusione e l’implementazione di azioni dirette – quali attività di ricerca e l’emissione di borse di studio – indirizzate a recuperare la memoria perduta e approfondire la ricerca della strage del Cibeno, al fine di far emergere quella verità storica taciuta per tanti anni, anche avvalendosi della partecipazione a bandi europei, quali il programma CERV che sostiene progetti volti a commemorare eventi fondamentali della storia europea moderna; – intitolare alla memoria dei 67 Caduti nella strage del Cibeno uno spazio pubblico nella città di Milano, quale luogo concreto dove fare memoria di questo triste passaggio di storia.
A distanza di 80 anni dal giorno cui don Giuseppe Beotti fu trucidato unitamente a don Francesco Delnevo, parroco di Porcigatone (Pr), e del giovane chierico Italo Subacchi di Bardi, la Diocesi Piacenza -Bobbio, a cui appartiene la parrocchia di Sidolo in Comune di Bardi, provincia di Parma, lo ricorda con una celebrazione eucaristica, per la prima volta da quando è stato proclamato Beato nella sua chiesa di Sidolo, presieduta dal Vescovo mons. Adriano Cevolotto che si terrà, come da locandina, SABATO 20 LUGLIO 2024 ALLE ORE 10.30. Al termine ci si recherà al luogo della fucilazione, un cippo eretto a ricordo nelle vicinanze della chiesa, in cui con una preghiera verranno ricordati sia i sacerdoti che i civili: Benci Bruno, Bozzia Francesco, Brugnoli Giovanni, Brugnoli Girolamo, Ruggeri Giuseppe (di Borgotaro) anch’essi vittime della furia nazista lo stesso giorno.
L’evento è organizzato in collaborazione con l’Associazione Familiari dei Caduti dell’eccidio del Cibeno, ANED, ANPI, ANPC, FIVL, FIAP e ANPPIA.
Milano, 6 luglio 2024 – Il 1944 fu l’anno delle stragi nazi-fasciste più efferate compiute in Italia. Dopo l’Armistizio del settembre del 1943 si susseguirono rastrellamenti e rappresaglie da sud a nord compiute nelle città ma soprattutto in piccoli paesi, località rurali e nascoste tra i monti dove furono barbaramente uccisi civili, prigionieri, ebrei, partigiani e partigiane. Piazzale Loreto a Milano, le Fosse Ardeatine a Roma ma poi Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Padule di Fucecchio, Gaggio Montano, Bassano del Grappa e tante altre. Tra queste anche Carpi – Fossoli, un luogo noto perché sede del campo di sterminio di transito verso i lager in Germania e Polonia. Lì, il 12 luglio del 1944, nel Poligono di Tiro di Cibeno, vicino a Fossoli, furono uccisi 67 deportati, la maggior parte di origine milanese.
Questa domenica, una cerimonia proprio nel luogo del martirio ricorderà tutte le vittime con la consegna simbolica di 67 pietre di inciampo. Alla commemorazione parteciperà anche la Città di Milano con il suo Gonfalone accompagnato dalla consigliera comunale Diana De Marchi, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale.
Venerdì 12 luglio, alle ore 10, in sala Alessi a Palazzo Marino sarà invece la volta del ricordo di Milano con un convegno commemorativo a cui parteciperanno i rappresentanti delle istituzioni cittadine e delle associazioni partigiane e antifasciste. Con loro interverrà il magnifico rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna Giovanni Molari, familiare di una delle vittime del terribile eccidio. L’ingresso al convengo è libero e aperto alla cittadinanza.
La Strage di Cibeno è un evento di rilevante importanza storica, simbolo della lotta contro il nazifascismo e della resistenza per una società libera e giusta. Questo convegno, che rientra nel palinsesto di Milano è Memoria, rappresenta un momento di riflessione e commemorazione, volto a mantenere viva la memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà.
Programma del Convegno:
• Saluti Istituzionali del Comune di Milano • Presentazione dell’Associazione dei Familiari Interventi:
• Giovanni Molari – Magnifico rettore dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e familiare di un caduto • Mimmo Franzinelli – Storico (in collegamento video) • Filippo Biolé – Avvocato patrocinatore delle cause contro la Germania e pronipote di un internato • Manuela Ghizzoni – Presidente della Fondazione Fossoli • Marco Steiner – Membro del CDA della Fondazione Fossoli e Vicepresidente ANED Milano.
Moderazione:
• Roberta Osculati – Vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano
Durante l’incontro, gli attori Chiara Cimmino, pronipote di Giovanni Barbera, e Valerio Vittorio Garaffa rappresenteranno lettere e testimonianze dei fatti del Cibeno, mentre sullo schermo scorreranno le immagini dei 67 caduti. Inoltre, verrà proiettato un filmato dei funerali solenni celebrati il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano, la prima cerimonia pubblica, dopo la Liberazione, alla presenza delle maggiori autorità dello Stato italiano e delle forze alleate (Combat Film – Istituto Luce).
A Senigallia sabato 29 giugno è avvenuto il passaggio di consegne tra Franco Porcelli e Carlo Tortarolo che si è avvicendato alla guida della ANPC locale. Dopo il saluto del sindaco Massimo Olivetti e del Presidente del Consiglio comunale Massimo Bello che ha ricordato la figura di La Pira sono seguiti alcuni interventi, dalla relazione iniziale di Franco Porcelli al ricordo di Mattei di Eraldo Raffaelli.
Si riporta il testo dell’intervento di Carlo Tortarolo, nuovo referente ANPC: “La nostra storia ci invita ad essere vigili contro ogni rischio che vada a intaccare la democrazia e le istituzioni democratiche. La nostra democrazia ha tanti difetti ma è ancora la forma di governo in cui la libertà si riesce a esprimere meglio. Per questo, un buon partigiano deve rendersi disponibile a lottare nei confronti di ogni fascismo, assolutismo o totalitarismo che dovesse presentarsi nel futuro.
Ma abbiamo dei doveri anche nei confronti del presente. C’è un tipo di fascismo più sottile, più pericoloso di quello storico che si muove di nascosto tra un diritto e l’altro creando confusione, disagio e smarrimento nella società. È un nuovo tipo di fascismo che non ha ideologia, non ha neppure come fine teorico quello di elevare l’uomo ma quello di sottometterlo e renderlo sempre più disumano. E il fascismo dell’algoritmo che per profitto abbiamo accolto e che ci vede come strumenti di produzione. E non come esseri umani venuti nel mondo per vivere un’esperienza e per seguire un percorso in cui, a fianco della verità, ogni giorno troviamo anche il dubbio. Per età anagrafica possiamo ringraziare di essere stati educati in una civiltà cristiana, anche se purtroppo questa civiltà cristiana non esiste più e se esiste non ha più la forza oppure il coraggio di farsi sentire. Per i cristiani lo smarrimento oggi è una parola molto attuale.
In questi ultimi quarant’anni tutti condividiamo la responsabilità di non aver saputo a sufficienza preservare e testimoniare la nostra democrazia e la nostra fede. Ci siamo fatti travolgere da un mondo che aveva priorità diverse dallo sviluppo e dalla crescita spirituale dell’uomo. Abbiamo smesso di vivere e siamo stati travolti da una società sempre più interessata al profitto e alla distrazione dell’uomo attraverso meccanismi che nulla hanno a che fare con lo sviluppo di una civiltà in senso positivo.
In questa sala ci sono professionisti, penso ad esempio agli avvocati che da quando hanno iniziato ad esercitare la professione hanno visto cambiare il codice di procedura civile per 7 o 8 volte in nemmeno una quindicina di anni. Con buona pace per il principio del tempus regit actum. In tutte le professioni: le innovazioni, i corsi di formazione improbabili; le liberalizzazioni selvagge hanno reso la vita impossibile a quelli che un tempo esercitavano un’attività liberale e che avevano anche del tempo per pensare, essere critici attenti ed attivi e poter offrire il proprio contributo alla crescita della società. Questo succede quando non si vuole il dissenso e quindi si tengono impegnate le migliori forze del paese al punto che non riesco ad alzare lo sguardo dalle punte dei piedi e quindi non riescano più a guardare l’orizzonte.
Che è l’unico modo per far sì che una civiltà possa crescere e prosperare. Oggi la crescita della società non è una priorità. Ci troviamo in una società sempre più distaccata, sempre più distante, sempre più disumana. Il nostro credere nei diritti umani si risolve semplicemente in un’abitudine per quanto riguarda sempre più esegui territori occidentali. Ma non c’è più stata una spinta morale ideologica per estendere veramente i diritti umani a tutti gli Stati del mondo. Ci si è limitati a scrivere un po’ di carta che è rimasta spesso lettera morta. Ci siamo limitati ad accogliere povera gente di tutto il mondo se non si trovava in queste condizioni di libertà che abbiamo noi.
E questo è un bene ma non lo è l’aumento delle differenze, le difficoltà di integrazione e la profonda crisi economica alla quale siamo abituati che è diventata qualcosa di strutturale di stabile come accade per quelle cose che vengono da qualcuno reputate necessarie. Tutte queste cose, questo volere a tutti i costi garantire tutto a tutti, senza discriminare e quindi capire, ci ha fatto perdere le priorità. Ad esempio, un settore tra i più colpiti è quello della sanità dove la difficoltà di abortire provoca più indignazione dell’impossibilità di un malato di tumore di poter fare una tac con il servizio pubblico in tempo utile per curarsi. Persi nei nostri lavori alienanti siamo arrivati al punto in cui non ci rendiamo più conto da dove veniamo. Siamo cresciuti in una società cristiana ci siamo distratti un attimo e questa società è cambiata terribilmente in peggio.
Essere partigiani cristiani oggi ci obbliga a combattere una nuova battaglia che non è più la battaglia di resistenza contro il fascismo. E la battaglia di resistenza contro il nulla è una lotta spirituale in cui la prima cosa che dobbiamo fare è preservare i valori che ci hanno trasmesso i nostri genitori e che noi dobbiamo trasmettere a nostra volta ai nostri figli e alle generazioni che oggi si avvicinano alla politica e alla vita sociale del paese.
È una lotta spirituale per resistere alla tentazione di dissolversi. Una lotta contro una società non condivisibile, che cataloga le persone dividendole calcando sulle differenze. Le campagne di odio e teorie della sessualità che servono ad impedire che si formi una coscienza e una coesione sociale e che fanno diventare persino il genere sessuale un oggetto di consumo. Tutti contro tutti. E sopra di noi miliardari o trilionari con fantasie socialiste che hanno soprattutto a cuore il benessere degli algoritmi. Noi non siamo questo. Il nostro essere cristiani deve spingerci ad essere di nuovo il sale della terra e nel farlo ricordiamoci che Gesù Cristo è venuto per tutti ma non per tutto. Ci sono cose che è meglio non farle e ci sono cose che non possono essere tollerate. Sforziamoci di trovare le cose che uniscono e testimoniamo il nostro essere cristiani con un impegno attivo nella società e nella politica che porti a riflettere e che ispiri il cambiamento di cui la nostra società ha bisogno per essere più giusta, più umana e più cristiana.
Essere partigiani cristiani deve essere anche questo. Grazie”.
80° anniversario Strage dei 67 martiri di Fossoli domenica 7 luglio | ore 9.15 | Campo di Fossoli | via Remesina Esterna 32 | > Ingresso libero e gratuito, senza prenotazione > Diretta streaming sulla pagina facebook della Fondazione Fossoli
Interverranno: Riccardo Righi Sindaco di Carpi Manuela Ghizzoni Presidente Fondazione Fossoli Marco Steiner Cda Fondazione Fossoli Marco De Paolis Procuratore Generale Militare
> Nel corso della cerimonia verranno consegnate simbolicamente le Pietre d’Inciampo intitolate ai 67 Martiri di Fossoli > La cerimonia sarà accompagnata dal Corpo Bandistico “Città di Carpi”
Importante | Modalità di accesso al Campo di Fossoli > Ingresso tassativamente dalle ore 8:45 alle ore 9:15. > Viabilità e parcheggi: la via Remesina Esterna verrà chiusa al traffico alle ore 9:00. I parcheggi saranno su via dei Grilli, a circa 300 metri dall’ingresso del Campo. > Le persone con difficoltà motorie potranno essere accompagnate dai familiari in auto sino all’ingresso del Campo, entro e non oltre le ore 9:00. > Si raccomanda la massima puntualità.Non sarà possibile in alcun modo:transitare sulla via Remesina Esterna dopo le ore 9:00;entrare al Campo di Fossoli dopo le ore 9:15.
Marco De Paolis | Procuratore Generale Militare presso la Corte Militare d’Appello di Roma. È considerato uno dei maggiori esperti in materia giuridica di crimini di guerra della Seconda guerra mondiale, ha istruito e portato a dibattimento 18 processi, dal 2003 al 2012, per le più gravi stragi nazi-fasciste compiute in Italia durante la seconda guerra mondiale tra cui Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema. È autore di numerosi saggi e pubblicazioni a carattere scientifico sul tema dei crimini di guerra e nel campo del diritto penale militare, tra cui: La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia (1943-2013), Viella 2016; Sant’Anna di Stazzema. Il processo, la storia, i documenti, Viella 2016; Caccia ai nazisti, Rizzoli, 2023.
Il 12 luglio 1944, 67 internati politici, prelevati dal vicino Campo di concentramento di Fossoli, furono trucidati dalle SS naziste all’interno del poligono di tiro di Cibeno. Le vittime della strage provenivano da 27 province italiane, avevano diversa estrazione sociale e rappresentavano le varie anime antifasciste dell’epoca. Molti dei compagni di prigionia riferiranno nelle testimonianze e deposizioni successive che si trattava dei “migliori”; migliori perché anche all’interno del campo, dopo aver subito la durezza del carcere e pur vivendo nella costante incertezza della loro sorte, molti di loro non avevano ceduto e, anche in quelle condizioni difficili, continuavano il loro lavoro di resistenza.
La mattina del 12 luglio del 1944 per ordine della Gestapo sono prelevati dal campo di concentramento di Fossoli 69 internati politici, condotti al poligono di tiro di Cibeno per essere fucilati. Sono uomini con diverse esperienze e di età differenti, provenienti da varie regioni dell’Italia. Tutti sono stati rinchiusi a Fossoli perché oppositori del nazifascismo. La sera precedente, dopo l’appello, 71 internati sono chiamati e avvisati di prepararsi alla partenza per la Germania. Dall’elenco sarà escluso Bernardo Carenini, mentre Teresio Olivelli riuscirà a nascondersi all’interno del campo. All’alba del 12 luglio, in tre riprese i 69 prigionieri sono caricati su camion e condotti al poligono di tiro distante pochi chilometri dal Campo. Vengono fatti allineare ai bordi di una fossa, che alcuni internati ebrei sono stati costretti a scavare il giorno prima, e ascoltano la sentenza: condanna a morte come rappresaglia per un attentato a Genova contro militari tedeschi. Si rivela inutile anche l’intervento del vescovo di Carpi, Vigilio Federico Dalla Zuanna, accorso sul luogo e la condanna a morte viene eseguita. Solo due internati del secondo gruppo, Mario Fasoli e Eugenio Jemina, riescono a fuggire e a salvarsi nascosti dal movimento partigiano. Il 17 e il 18 maggio 1945, a meno di un mese dalla liberazione, ha luogo la riesumazione e il riconoscimento delle 67 vittime. Le esequie solenni si svolgono nel Duomo di Milano con grande e commossa partecipazione di cittadini. Sulla strage di Cibeno ancora oggi, come per altre stragi che hanno insanguinato il Paese, si attende chiarezza e giustizia.
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