Il 18 febbraio per chi non potrà partecipare in presenza c’è la possibilità di seguire l’incontro in diretta streaming su youtube al seguente link: https://www.youtube.com/live/j4573hMYS9M
Paesaggi della memoria. Memoria della Resistenza, percorsi didattico educativi.
Per le attività previste per l’80°Anniversario della Liberazione, il 18 febbraio 2025, presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma, ANPC Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e INDIRE Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa, in collaborazione con DiCultHer Associazione Internazionale per la Promozione della Cultura Digitale, promuovono una conferenza sull’esperienza dei “Laboratori didattici tra passato e presente”.
L’attività didattica dedicata ai docenti prende avvio dal lavoro di ricerca “Archivi e memoria come mezzo per una comunicazione culturale che abbia un impatto sociale”, con una serie di dialoghi sui Paesaggi della memoria, luoghi simbolo dell’Antifascismo, della Deportazione, della Seconda Guerra Mondiale, della Resistenza e della Liberazione in Italia.
Il progetto prevede cicli di laboratori, sperimentazioni didattiche e visite “immersive” finalizzati a coinvolgere, in particolare i giovani, nella memoria dei luoghi storici del loro territorio.
Durante l’incontro sono previste comunicazioni relative alle attività di ricerca della Società Italiana Scienze Umane e Sociali e del Centro Interuniversitario per la Ricerca e Sviluppo della Public History.
La conferenza sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube @AnpcNazionale
PROGRAMMA
Introduce Gianfranco Noferi, (Consigliere Nazionale ANPC)
Presiede Silvia Costa (Vicepresidente Nazionale ANPC)
Pamela Giorgi (Indire) – Paesaggi della memoria – Memoria dellaResistenza come momento di riflessione sulla pace
Carmine Marinucci (DiCultHer) e Pamela Giorgi (Indire) – Nuovi percorsididattico educativi tra le carte d’archivio: un’opportunità per approfondire i grandi temi della storia.
Irene Zoppi (Indire) – L’uso della memoria e del patrimonio culturale ascuola per le competenze trasversali e l’orientamento: un Patto pereducare al tema della diversità e della pace.
Francesca Caprino (Indire)- “La scuola allo schermo” risorsecinematografiche per la scuola: Cinema e Educazione alla Pace.
Azzurra Gasparo (Indire) – Uno spazio Web per raccontare l’antifascismo: Matteotti 100
Luigi Mantuano (Vicepresidente Società Italiana Scienze Umane e Sociali) – Costruire la pace: percorsi di educazione civica a scuola
Manfredi Merluzzi(Università Roma Tre, Direttore CentroInteruniversitario per la Ricerca e Sviluppo della Public History) – Educare alla storia, valorizzare la memoria. La storia nell’era della comunicazione digitale.
Appuntamento il 10 febbraio 2025 alle ore 16,00 a Palazzo Pegaso nella Sala Fanfani a Firenze per la presentazione del volume di Giorgio Vecchio: “Il soffio dello Spirito. Cattolici nelle Resistenze europee”, ed. Viella.
Di seguito il programma e la locandina dell’evento.
Nelle fabbriche del nord di Milano (Comuni di Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bresso per dire quelli degl’insediamenti industriali più importanti) hanno lavorato decine di migliaia di operai e impiegati, uomini e donne, tra i quali moltissimi hanno scioperato nel funesto tempo di guerra e dell’occupazione nazista. Poco prima dell’alba dopo ciascuno degli scioperi fascisti delle vare milizie fedeli a Mussolini andavano a prenderli casa per casa, uno per uno, tirandoli giù dai letti per portarli in carcere, interrogarli con la tortura e poi stiparli su vagoni merci per portarli ai lavori forzati nei lager dei Paesi sottomessi da Hitler e nella Germania nazista.
Centinaia di loro non sono tornati, vittime dei maltrattamenti e delle torture subite. Anche se abitavano in Milano e circondario molti di loro appartenevano a famiglie immigrate da tutta Italia per cui l’abbraccio della Memoria di domenica 1 febbraio si estende sino alla Sicilia. Comuni presenti solo con corone, sono intervenuti i rappresentanti degli organizzatori ANPI, Minnelli e ANED Padovani.
“Antifascismo, Storia, Memoria” è stato il tema della sfilata partita dalle scuole del Parco Nord.
Altri interventi sono stati svolti dal rappresentante CGIL Fedele e dal Presidente le Parco che ha presentato vari progetti di educazione alla pace che offre alle scuole. Due gesti spontanei ricordiamo della commemorazione di domenica, l’uno la posa di una rosa bianca, aggiunta a tutte le rose rosse posate su tutti i cippi e la seconda la conclusione dell’ultimo degli interventi commemorativi in cui Raffaella Lorenzi, figlia di uno delle vittime e presidente onorario di ANED Monza – Sesto San Giovanni, ha scandito le parole di San Francesco della ‘Preghiera semplice’ quali testimonianza del suo personale percorso di fede.
Claudio Consonni
Monumento al Deportato tra le fabbriche del nord Milano su una collinetta del Parco Nord in basso a destra il monumento coronato da cippi trapezoidali nei quali sono scritti i nomi dei deportati a gruppi con in teta il nome della fabbrica come Breda, Falck etc Raffaella Lorenzi sostenuta al Presidente ANED Alessandro Padovanicentinaia presenti nonostante la pioggia al corteo e commemorazione sulla collina del monumento
Si è tenuto domenica 2 febbraio l’evento “La testimonianza dei cristiani nel lager – L’esempio di San Massimiliano Maria Kolbe”. La cittadinanza ha partecipato numerosa per assistere alla Santa messa celebrata da Don Paolo Gaglioti, parroco di Carasco, e all conferenza del giornalista Dott. Marco Delpino.
Sia il sacerdote sia l’oratore hanno ricordato con viva emozione e commozione il martirio del primo santo martire nei lager nazisti.
L’esempio di San Massimiliano Maria Kolbe si è delineato esempio di straordinaria fede e carità.
In foto, da sinistra: Il Sindaco di Sestri Levante Francesco Solinas, Don Paolo Gaglioti, il giornalista Marco Delpino, il Presidente Associazione Nazionale Partigiani Cristiani Tigullio Umberto Armanino, l’assessore Avv. Luigi Ceffalo segretario ANPC Tigullio, il consigliere Paolo Smeraldi e il simpatizzante Sandro Raso.
Il “Giorno della Memoria” è stati celebrato a Bergamo e Provincia con tanti incontri, presentazioni di libri e mostre. Buono anche il coinvolgimento delle scuole.
L’A.N.P.C. ha partecipato attivamente alle cerimonie a Bergamo:
– in Rocca davanti alla lapide e ricordo dei caduti ebrei, davanti alla quale il presidente dell’ Associazione Italia-Israele Carlo Saffiotti ha deposto alcuni sassi provenienti dallo Stato Ebraico. Fiori davanti alle lapidi delle ceneri dei deportati nei lager. I discorsi hanno trattato principalmente sul dovere di non dimenticare e la paura per l’espandersi anche in Europa dell’antisemitismo.
– Alla stazione dei treni dove al binario 1, 850 deportati politici furono deportati a Mauthsen perchè avevano scioperato contro lo sfruttamento fascista nelle fabbriche. I ragazzi di un liceo musicale hanno intonato il canto ” dei deportati. (composto da comunisti tedeschi internati agli inizi degli anni ’30 in uno dei primi lager istituiti dai nazisti per confinare i dissidenti politici).
– nel giardino del Comune, davanti alla lapide che ricorda 20 bambini che a Neuengame furono usati come cavie dal dott. Mengele. Struggente il ricordo espresso dai ragazzi di una scuola media, con messaggi, pensieri e 20 rose bianche.
Di tenore diverso gli incontri in provincia a:
-Torre Boldone serata su “l’antisemitismo nell’arte” e conferenza “Palestina e Israele capire con la storia”.
-Valbrembo: spettacolo teatrale ” invasione di campo” storia di numeri sulla maglia e sulla pelle. A Vienna, Kiev e Auschwitz i nazisti organizzavano partite e tornei per sfidare gli occupati e prigionieri.
Piacenza 27 gennaio 2025: “Due medaglie nel Giorno della Memoria «Stop a ogni rigurgito di antisemitismo».
Anche a Piacenza lo scorso 27 gennaio si è commemorato il Giorno della Memoria con la cerimonia istituzionale che onora le vittime della Shoah. Nel Giardino della Memoria, in Stradone Farnese, sono intervenuti il prefetto Paolo Ponta, la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi e la presidente della Provincia Monica Patelli, con un momento di preghiera affidato al Vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto.
Durante la cerimonia le onorificenze consegnate dal prefetto agli eredi di due internati militari: «Quando ero piccolo, di notte mio papà urlava. Chiedevo a mia mamma cosa fosse: “È il campo” mi rispondeva. Ha sofferto molto». Oggi Giampaolo Cergnul è un uomo: si fa accompagnare dalla figlia Eleonora a ricevere la medaglia d’onore concessa in memoria del papà Emilio dal presidente della Repubblica ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto. Emilio era un militare: è stato deportato in Germania dal 9 settembre 1943 al 13 agosto 1945 e internato nel campo di concentramento di Buchenwald. Anche Luigi Trabucchi era un soldato: venne preso subito dopo l’armistizio e deportato per lavorare nell’Acciaieria Regione Ruhr: tornò a casa il 14 settembre 1945. «Arrivò a casa distrutto – spiega il figlio Gabriele che ha ricevuto la medaglia consegnata in memoria del padre dai sindaci di Besenzone e Pontenure, Carlo Filiberti e Giuseppe Carini – suo fratello lo riconobbe dalla voce: le conseguenze se le è portate dietro per tutta la vita ». Giampaolo e Luigi hanno ricevuto le medaglie per i loro padri, nel giardino della memoria dello Stradone Farnese che ha ospitato an-che quest’anno la cerimonia del 27 Gennaio: a consegnarle, insieme ai primi cittadini, è stato il prefetto Paolo Ponta. Proprio lui ha definito i due uomini «Giusti – richiamandosi al concetto di “giusto tra le nazioni” – che hanno fatto una scelta pericolosa facendo prevalere la propria coscienza, rifiutandosi di aderire alla Repubblica Sociale. Lo scorso anno avevo richiamato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023: oggi da Gaza giungono segnali di pace, ma non può venire meno la nostra attenzione verso ogni rigurgito di antisemitismo e di razzismo». A fargli eco la presidente della Provincia Monica Patelli e la sindaca Katia Tarasconi: «il fluire del tempo, anche se è inevitabile, non ci esonera dal ricordare: ci esorta, al contrario, ad essere ancora più responsabili e più uniti nel riflettere su errori e orrori del passato, per evitare che si ripetano» sottolinea la prima. «La memoria può essere il faro più potente a denunciare le ingiustizie – ha sottolineato la prima cittadina di Piacenza – è la memoria che rende inaccettabile la violenza dell’antisemitismo e degli insulti inqualificabili rivolti alla senatrice Liliana Segre, o la viltà dei vandalismi che nei giorni scorsi hanno violato, a Piacenza, la sacralità di uno spazio come quello dedicato ai nostri Caduti».
Alla cerimonia hanno preso parte autorità civili e militari di ogni ordine e grado nonchè le associazioni tra cui la locale delegazione ANPC con la bandiera.
da sin: Paola Gazzolo, presidente Consiglio copmunale di Piacenza, Giuseppe Ardizzi, alfiere ANPC Piacenza, Monica Patelli, presidente Provincia di Piacenza, Mario Spezia, presidente ANPC Piacenza, Katia Tarasconi, sindaco di Piacenza, Marco Bergonzi, presidente ACER Piacenza, Rodolfo Bonvini, presidente ANFCDG Piacenza, Serena Groppelli, assessore alle politiche ambientali, partecipazione e identità territoriale di Piacenza. Foto a cura di Fabio Salotti, consigliere provinciale ANPC.
Il 27 gennaio 2025 l’Anpc di concerto con l’ANEI ha promosso una commemorazione presso la pietra d’inciampo, in ricordo dei deportati e degli internati calabresi, posta lungo la via Giudecca che è una via Centrale di Reggio Calabria. All’evento erano presenti moltissime associazioni combattentistiche e d’Arma tra cui l’Associazione Nazionale Marinai, l’Associazione Nazionale Aeronautica, l’Associazione Nazionale Sottoufficiali d’Italia, l’unione Carristi d’Italia e l’associazione Nazionale Astroverde. Tra le associazioni antifasciste era presente l’Associazione Ampa 25 Aprile. L’evento è stato anche ulteriormente impreziosito dalla presenza di sua eccellenza il prefetto di Reggio Calabria, dottoressa Vaccaro, che ha preso parte alla commemorazione. Per il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ha partecipato l’assessore Costantino. La manifestazione ha visto anche la partecipazione di molte Autorità locali ed ha suscitato grande interesse.
Ognuno ha portato una propria riflessione sul 27 gennaio e sul suo valore. Punto centrale dell’evento “Un fiore per la memoria” è stata la deposizione di un mazzo di fiori accanto alla pietra d’inciampo e l’intonazione del silenzio a ricordo dei caduti della libertà.
Il 29 gennaio si è tenuta a Roma, in via Urbana, la cerimonia di commemorazione in memoria di don Pietro Pappagallo, nella ricorrenza e nel luogo del suo arresto avvenuto nel 1944. Alla commemorazione, organizzata dalle sezioni ANPI Esquilino-Monti-Celio ”Don P. Pappagallo” e ANPI Appio, hanno preso parte l’assessore alla memoria del I° Municipio di Roma e il consigliere nazionale ANPC Gianfranco Noferi.
Nel suo intervento, è stato posto l’accento sulla figura eroica di don Pappagallo, il cui sacrificio si unì a quello di 316 religiosi uccisi dai nazifascisti dal 1943 al 1945. Ed è stata ricordato il grande contributo dei religiosi e delle religiose alla lotta di Liberazione: sacerdoti, suore, monaci, presbiteri e diaconi, che a rischio della vita sostennero i partigiani, spesso giovanissimi, condividendo con loro i pericoli della clandestinità e supportandoli nelle città, nelle campagne, in montagna, nascondendo le armi, dando rifugio ai perseguitati, agli ebrei e ai combattenti, operando allo sviluppo della capillare rete informativa del movimento partigiano, militando come cappellani militari nelle formazioni armate, operando nei servizi di assistenza sanitaria per curare i feriti, portando ai partigiani e alle partigiane incarcerate il conforto di notizie dal mondo esterno, mediando nello scambio di prigionieri, ospitando negli oratori, nelle chiese, nei conventi e nei monasteri le riunioni clandestine dei CLN e dei combattenti del CVL, condividendo la sorte dei loro parrocchiani trucidati nelle stragi perpetuate dai nazifascisti. E ha ricordato l’eccezionale e non ancora sufficientemente conosciuto apporto alla Resistenza delle suore negli istituti religiosi, negli ospedali, negli orfanotrofi, in tutti i luoghi coinvolti nella guerra di liberazione. E come è ancora poco conosciuto l’enorme apporto alla Resistenza da parte delle donne, come combattenti, come infermiere, come staffette, come promotrici delle proteste popolari contro i nazifascisti. In conclusione del suo intervento, ha ripreso le parole pronunciate da Monsignor Giovanni Barbareschi, il fondatore dell’OSCAR (Organizzazione Soccorso Cattolico Antifascisti Ricercati, le cui riunioni si svolgevano presso il Collegio San Carlo di Milano), che a Milano, il 22 aprile 2009, in un convegno sulle Suore e la Resistenza coordinato dallo storico Giorgio Vecchio, propose che ovunque vi sia stato un istituto di suore che collaborò con la lotta di Liberazione sia dedicata una strada “Via suore della Resistenza”.
Un momento particolarmente significativo è stato quando Noferi ha dato lettura del messaggio inviato da S.E. Card. Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Ecco il testo: “Quest’anno ricorderemo gli ottanta anni dalla fine della guerra, che ha significato la sconfitta delle ideologie che l’hanno causata, delle ideologie razziste e totalitarie. Una notte terribile che ha visto delle stelle che annunciavano l’alba, delle sentinelle che hanno atteso il nuovo giorno e hanno, a costo della loro vita, donato speranza. Ecco: speranza di un futuro diverso nella pandemia terribile della guerra e dell’odio.Per questo onoriamo don Pappagallo, ucciso alle fosse ardeatine.Celebrò la sua prima messa nel 1915 e scrisse nel suo ricordino: «Sgomenti degli orrori di una guerra che travolge popoli e nazioni, ci rifugiamo, o Gesù, come scampo supremo, nel Vostro amatissimo Cuore; da Voi, Dio delle misericordie, imploriamo con gemiti la cessazione dell’immane flagello; da Voi, Re pacifico, affrettiamo coi voti la sospirata pace. Dal Vostro cuore divino Voi irradiaste nel mondo la carità perché tolta ogni discordia, regnasse tra gli uomini soltanto l’amore».Uomo generoso, senza sconti e tendente al dono di sé senza riguardi, amico dei poveri e per questo dalla loro parte, rende la casa delle Oblate del Bambino Gesù di via Urbana un luogo di accoglienza dove amici e persone in difficoltà trovano un rifugio generoso. Militari sbandati, perseguitati politici, alcuni ebrei trovarono rifugio, speranza sopravvivenza. Molte sono le testimonianze che lo ricordano animato da carità cristiana, sorridente e più preoccupato per la sorte altrui che per la propria. E’ la loro speranza che ha sconfitto il demone della guerra e il paganesimo idolatrico e disumano del nazifascismo. Questa speranza nasceva per don Pietro dal Vangelo e dall’imperativo di difendere la persona umana. È la speranza che il suo ricordo accende nel nostro cuore, per affrontare tutto ciò che oggi minaccia la persona, per sconfiggere l’odio e per difendere il pacifico e democratico vivere delle nazioni. La sua memoria é luce”.
Oggi 30 gennaio 2025 a Reggio Emilia, poligono di tiro, il ricordo della fucilazione di Don Pasquino Borghi e dei martiri del 30 gennaio. Presente l’Anpc con il suo labaro.
Il ricordo di Beppe Pagani: “A distanza di un mese dal ricordo della fucilazione dei 7 fratelli Cervi e di Quarto Camurri siamo ancora qui, in questo luogo, a ricordare l’uccisione di altri eroi della resistenza reggiana: Don Pasquino Borghi che venne fucilato, senza alcun processo, insieme agli antifascisti Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini. Il 7 gennaio 1947, in occasione delle celebrazioni della nascita del Tricolore, il Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, consegnò alla madre di Don Pasquino, la Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria del figlio.
Don Pasquino, nato a Bibbiano nel 1903 da una famiglia di origine contadina ed ordinato sacerdote nel 1930, esercitò il suo magistero all’insegna di una “radicalità spirituale” che lo avrebbe indotto a misurarsi con scelte impegnative. Infatti, prima l’esperienza missionaria in Sud-Sudan come padre comboniano (1930-1937), poi il passaggio alla severa vita contemplativa nella Certosa di Farneta (1938-1939) e quindi l’attività profusa nelle parrocchie di Canolo di Correggio e di Tapignola a Villa Minozzo all’inizio degli anni Quaranta, sono le tappe principali di una biografia interrotta prematuramente dai drammatici eventi della seconda guerra mondiale. Fin dal periodo trascorso nella parrocchia di Canolo, il sacerdote nel corso della sua azione pastorale non mancò di assumere posizione contro la guerra condotta dall’Italia fascista a fianco della Germania nazista; in seguito, dopo essere divenuto parroco di Coriano – Tapignola nell’alto appennino reggiano, l’armistizio dell’8 settembre 1943 impose a don Borghi una decisa scelta di campo: entrato nel movimento partigiano con il nome di battaglia di “Albertario”, il parroco fece della canonica di Tapignola un rifugio di perseguitati, di ex prigionieri alleati in fuga dai tedeschi, militari sbandati e partigiani.
La sua canonica rappresentò un importante punto di riferimento nell’ospitare e indirizzare verso il Sud, attraverso il valico dell’Appennino e la Linea Gotica, i prigionieri alleati nonché per il movimento della Resistenza in provincia di Reggio Emilia. Ospitava chiunque. Come faceva pure Don Battista Pigozzi Parroco di Cervarolo, ucciso nell’aia di Cervarolo con la sua comunità, che disse un giorno alla nipote «io non guardo a italiano, inglese o tedesco; io faccio la carità, e se hanno fame non li lascio senza mangiare e non ho paura di niente perché faccio quello che comanda il Signore». Don Pasquino e Don Battista erano due tappe in quella ‘via delle canoniche’ che salvò tantissime vite permettendo un rifugio fra i monti o addirittura l’attraversamento del fronte. A beneficiarne furono soldati alleati che fuggivano dalla prigionia (oltre 3000!), renitenti alla leva (condannati a morte!), ebrei, perseguitati politici, famiglie comuni e i primi partigiani. Proprio sulla via delle canoniche la disobbedienza civile al potere malvagio dei tedeschi e dei fascisti spesso incontrò, legandosi ad essa, la volontà di quanti volevano combattere gli oppressori. Nell’Italia allo sbando, del Re in fuga e dell’esercito liquefatto furono anche le canoniche e furono i preti, con il loro millenario mandato di carità, ad attirare l’attenzione di chi cercava un riparo. Anche fra i partiti e fra i ribelli. Anche sulla via delle canoniche, non per opere eroiche e non per odio, sbocciò la Resistenza. Questo è un elemento che non va sottovalutato,che non dobbiamo dimenticare insieme a nomi e luoghi: Don Angelo Cocconcelli parroco di San Pellegrino sede del CLN, Don Enzo Boni Baldoni (parroco di Quara), Don Domenico Orlandini (Poiano), Don Venerio Fontana (Minozzo) e poi Febbio, Secchio, Gazzano, Fontanaluccia, Bismantova e tante altre.
Una simile attività di accoglienza, di sostegno di appoggio al movimento resistenziale non poteva passare inosservata e tedeschi e fascisti erano sempre in attesa del pretesto per sopprimerne i protagonisti. Lo dimostrano gli orrori di Cervarolo e l’assalto tedesco alla chiesa di Casaglia di Montesole nel Bolognese: camicie nere e camicie brune sono immuni dal secolare rispetto dei luoghi di culto e dei loro pastori. Il pretesto per arrestarlo viene da uno scontro a fuoco (senza vittime né feriti) provocato ad arte dai fascisti nella sua canonica il 21 gennaio 1944. Il pretesto per la morte lo fornisce l’uccisione di alcuni militi fascisti durante la sua reclusione. La condanna alla fucilazione proprio qui nel Poligono di Tiro di Reggio Emilia è molto eloquente: «concorso in omicidio» per aver «alimentato l’atmosfera dell’anarchia e della ribellione e determinato gli autori materiali degli assassini a compiere i delitti» oltre ad essersi macchiato di «favoreggiamento ed ospitalità ad una banda armata ribelle e a prigionieri nemici». L’intento era quello di mostrare come l’aiuto e la carità a stranieri, renitenti e ribelli fossero puniti con la morte. Doveva essere una morte esemplare. Don Pasquino, “Ribelle per amore” rimase fedele fino alla morte, a «quello che comanda il suo Signore». Morì baciando e benedicendo tutti quelli che erano con lui che pure erano di provenienza diversa, ideale e politica, ma uniti nella stessa scelta.
Lasciandoci, anche nell’ultima ora, l’esempio di una fratellanza, di una capacità di condivisione nella comune scelta della difesa della libertà, nell’impegno per umanizzare la vita, le relazioni contro ogni forma di sopruso di violenza un’azione che va oltre ogni fede politica e religiosa e credo, ponendo, così le premesse , di quello che poi sarà il comune sforzo costituzionale e che impegna anche noi in questo nostro tempo per la difesa della democrazia. Don Pasquino è un martire, è un patrimonio non solo per la chiesa, ma per tutta la comunita’ reggiana. A distanza di 81 anni, se il nostro compito di cittadini è capire il nostro tempo, resistere e combattere tutte le forme di rigurgito fascista e assumerci le responsabilità di ciò in cui crediamo …Don Pasquino è un esempio preziosissimo.
Concludo ricordando le ultime parole di una poesia di don Giuseppe Dossetti su don Pasquino “da quella ferita attingiamo la memoria della carità, del dono senza condizioni e rimpianti. Vennero per noi i giorni del compromesso, talvolta dell’infedeltà. Oggi, però, ricordandoti, sentiamo che ci è data una nuova occasione, perché l’amore si rigenera sempre, come un albero tagliato, a primavera».”.
Pubblichiamo una iniziativa di Anpc Sezione Tigullio: “La testimonianza dei cristiani nei lager. L’esempio di San Massimiliano Maria Kolbe” il 2 febbraio 2025 alle ore 16,00 presso la Chiesa di S. Maria Immacolata a Sestri Levante.
Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Law nel menu, oppure leggere la Privacy Policy di Automattic. Per info:
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