CASTEL TESINO Giovedì 13 marzo la commemorazione nell’ottantesimo della morte
Una figura di notevole levatura culturale e soprattutto di spirito sacerdotale eroicamente evangelico: ricorre in questi giorni l’ottantesimo anniversario della morte di don Narciso Sordo, di Castel Tesino, avvenuta a Mauthausen/Gusen il 13 marzo del 1945. Nella stessa giornata, alle 10 in chiesa parrocchiale ci sarà un intervento della sindaca Graziella Menato, storica e divulgatrice, sulla figura di don Narciso. Poi alle 10.30 seguirà la Messa, concelebrata dai sacerdoti della Zona Pastorale Valsugana/Primiero.
Per l’occasione, don Matteo Moranduzzo, cappellano a Pergine, appassionato estimatore e conoscitore di don Sordo ha predisposto un fascicolo biografico del sacerdote, comunemente conosciuto come acceso antifascista.
“È doveroso tentare un chiarimento sulla posizione di don Narciso. Dal primo dopo guerra fino ai nostri giorni la narrazione corrente lo ha sempre identificato come un partigiano ed un martire della Resistenza oppure come un aiutante e promotore della lotta partigiana. È curioso far notare che il documento per il conferimento della decorazione al valor militare del 1996 lo chiama espressamente ‘partigiano combattente’; a distanza di decenni e ormai sopite le passioni politiche del dopoguerra è opportuno chiarire che la figura di don Narciso Sordo non è racchiudibile in queste categorizzazioni”, spiega don Matteo Moranduzzo nella sua pubblicazione, auspicando che la stessa possa inserirsi “nella serie di ciò che è già stato ben scritto affinché i giovani sappiano, gli adulti riflettano e gli anziani ricordino”.
Il suo coraggioso antifascismo prosegue don Matteo – e la non nascosta insofferenza ad ogni forma di oppressione e di violenza gli derivavano dalla convinta e profonda fede cristiana nonché dall’educazione civile ed intellettualmente onesta ed impegnata ereditata dal sapiente padre. “Tra le sue caratteristiche – si legge ancora nella sua pubblicazione è da ricordare il grande attaccamento al valore della libertà integrale della persona, quella libertà che solamente la rende un soggetto dotato di una dignità umana inalienabile. Questo substrato religioso, civile e culturale appreso in famiglia e irrobustito durante gli studi lo ha portato a fare quelle scelte di fondo per cui ha dato la vita”.
Da una testimonianza scritta del nipote Ugo Pasqualini, partigiano combattente sui monti di Castello Tesino nei pressi del Passo Brocon, si legge ancora nel lavoro di don Matteo, si scopre che don Narciso nell’ottobre del 1944 era salito di nascosto sotto la prima neve alla baracca della Viosa che ospitava diversi partigiani per convincere i due nipoti Ugo e Tullio a mettersi in salvo a Milano, per far così perdere le loro tracce alle SS che li stavano cercando dopo aver trovato della corrispondenza tra partigiani con i loro nomi e già avevano arrestato i genitori insieme a molti altri paesani.
“Don Sordo li trasse in salvo convincendoli che ormai era crollato il sogno e che iniziava la dura realtà: le armi e le forze erano impari, ma soprattutto perché i tedeschi avevano imprigionato i loro genitori. Non ci è dato sapere di altre attività svolte da don Narciso a favore dei partigiani presenti sulle montagne del Tesino e del vicino feltrino. Tuttavia a Castello Tesino in quel periodo tra l’autunno del 1943 e l’inverno del 1944 era inevitabile un contatto con i partigiani, anche solo indiretto per via di amicizie o di parentele con i combattenti veri e propri. Come sacerdote conscio della sua missione di carità don Sordo li incontra, li incoraggia nelle motivazioni più nobili e profonde, se necessario li esorta alla prudenza e all’onestà”.
Arrestato una prima volta il 10 ottobre del 1944 e rilasciato per mancanza di prove, don Sordo venne sorpreso il mese successivo nella casa di un partigiano mentre visitava la sua famiglia per confortarla.
Fu nuovamente catturato e il 10 dicembre 1944 internato nel campo di concentramento di Bolzano nel fatidico blocco “E” riservato ai “pericolosi”. Dal campo di via Resia, l’8 gennaio 1945 partì con uno degli ultimi convogli di carri bestiame arrivando l’11 gennaio a Mauthausen. Vista la sua conoscenza della lingua tedesca gli venne attribuito il compito di interprete.
“Don Narciso riceveva sempre la razione doppia di cibo che poi divideva tra i più deboli”, scrive ancora don Matteo. “Egli pregava sempre per i suoi compagni, per i suoi cari in pericolo e, molto probabilmente, anche per i suoi carnefici”. m.m.
“Egli pregava sempre per i suoi compagni, per i suoi cari e, molto probabilmente, anche per i suoi carnefici”. Don Narciso Sordo con la nipote Tatiana.
Don Narciso Sordo: una bellissima figura di ribelle per amore.