Sabato 17 maggio a Sestri Levante alle ore 10,00 la sezione Anpc Tigullio ha partecipato alla cerimonia di intitolazione di nuova piazza a Tina Anselmi. Dopo i saluti del sindaco, l’On. Egidio Banti ha provveduto allo scoprimento della targa e ha tenuto una appassionata orazione in memoria della storica esponente democristiana. Oltre alle autorità civili e alle forze dell’ordine, presenti anche i rappresentanti delle sezioni locali delle associazioni partigiane e combattentistiche tra cui il presidente Anpc Tigullio Umberto Armanino.
3 maggio 2025 – Sesto San Giovanni – Mostra Ribelli per amore! I partigiani cristiani nella lotta di liberazione
In occasione dell’80° della liberazione si è costituito a Sesto San Giovanni un gruppo di laici rappresentanti delle parrocchie del decanato, del circolo ACLI cittadino e dell’Associazione dei Partigiani Cristiani, il cui obbiettivo è stato quello di programmare una serie di eventi che qualificassero l’anniversario. Eventi che hanno occupato i primi mesi dell’anno, con l’obbiettivo di mettere a conoscenza e richiamare alla memoria della cittadinanza l’operato dei partigiani cristiani della città.
Il percorso è stato caratterizzato da diverse tappe prima fra tutte, quella del mese di gennaio in occasione della Giornata della Memoria, con la rappresentazione teatrale “Dante ad Auschwitz” messo in scena della compagnia Exire. Nella sceneggiatura lo spettatore viene condotto in UN PERCORSO DI MEMORIA ARTISTICA dove le parole e la poesia, indicati da Primo Levi, divengono simboli di speranza e luce nel buio vissuto all’interno del lager. L’intento della rappresentazione teatrale è stata quella di fare memoria della deportazione nei campi di sterminio dei civili della nostra città, avvenuta a seguito degli scioperi del marzo 1944.
Nei primi giorni del mese di aprile e a ridosso del giorno 25, prendendo spunto dal libro di Giovanni Bianchi “Resistenza senza fucile”, ABBIAMO RIFLETTUTO con l’aiuto di Rosy Bindi e Fabio Pizzul, sulle scelte di vita quotidiana e sull’esperienza dei partigiani cristiani nella nostra città, cercando nuove vie di lettura del passato, per trovare nuovi spunti e aperture per l’oggi e per il nostro Paese.
A ridosso della data della Festa della Liberazione abbiamo inaugurato, il 3 maggio, la mostra “Ribelli per amore!”. Un percorso documentale, che attraverso gli scritti e le scelte di vita dei partigiani cristiani fosse una TESTIMONIANZA DI MEMORIA E CONOSCENZA.
La mostra è introdotta da una descrizione dei tanti volti del fascismo, con lo scopo di contestualizzare l’epoca storica e nel tentativo di definire il clima e le azioni che il regime mise in atto.
La sua sezione centrale traccia il profilo di don Enrico Mapelli, parroco a Santo Stefano dal 1933 al 1948. Egli fin dai primi anni della sua presenza a Sesto San Giovanni fece sentire la sua voce di dissenso nei confronti del regime. La descrizione dell’opera e dei partigiani cristiani a Sesto – rappresentata nella sezione – si interseca di continuo con la figura carismatica di don Mapelli, che oltre ad essere pastore e formatore di pensiero critico e libero di valori cristiani, fu fondatore e tesoriere del C.L.N. la cui sede era presso l’oratorio San Luigi. Dagli scritti di Isidoro Bossi, che ha lasciato una testimonianza della vita di quegli anni ricca di particolari, emerge come dall’azione pastorale di don Mapelli non mancò un lavoro di sensibilizzazione sociale. Tale opera egli l’avviò all’interno delle fabbriche e sfociò in una serie di rapporti interpersonali con operai di ideologie diverse, si fece quindi promotore di una rete di rapporti umani che divennero il legame di collaborazione tra le diverse realtà durante la lotta di liberazione. Per le sue prese di posizione e per le sue azioni nel dicembre del 1944 venne indicato in una comunicazione riservata come “….Altro da far saltare….che tanti danni ha già arrecato al governo della Repubblica sociale…La sua parrocchia è un formicaio di antifascisti, di ribelli, di sabotatori…”. Nel 1945 insieme al C.L.N. realizzò presso la parrocchia l’ospedale San Clemente per i bisogni sanitari della città divenuto successivamente centro
di raccolta per ex internati. Il suo operato, quale animatore della Resistenza, venne riconosciuto anche dalla città di Sesto San Giovanni, che le conferì la medaglia d’oro. La sezione dedicata ai partigiani cristiani pone al centro, attraverso gli scritti e le testimonianze, quattro giovani di don Enrico, individuati come significativi per la storia della comunità e per le caratteristiche di ciascuno: Ernesto Mandelli, che pur essendo nativo di Sesto San Giovanni, partecipò alla lotta nelle montagne della zona del Comasco; Suor San Giovanni al secolo Mariuccia Mandelli, che oltre ad essere stata partigiana in fabbrica alla Magneti Marelli e parte attiva nella resistenza, si impegnò nella vita sociale e nel sindacato e poi nel 1947 entrò in un convento di clausura ad Assisi; Isidoro Bossi testimone dell’impegno della popolazione e dei rapporti interpersonali per la lotta di liberazione; Erminio Gorgonzola, che fin da bambino non sopportava di dover essere sottomesso al regime e che in don Enrico Mapelli e nella parrocchia aveva trovato il luogo in cui rifugiarsi dopo la sua diserzione e amici con cui esplicitare i pensieri e le azioni per liberare il Paese. Dalle parole lasciate a ricordo si evince come la lotta partigiana cristiana sia stata costruita sia su azioni quotidiane, che su piccole strategie, a volte un po’ furbe, con l’unico obbiettivo di liberare il paese dal regime.
L’ultima sezione della mostra è dedicata al riconoscimento nel 1972 dato con la Medaglia d’oro al valor civile alla città di Sesto San Giovanni per l’azione di liberazione portata avanti nelle fabbriche e nelle parrocchie, la cui motivazione richiama chiaramente quanto la resistenza fosse stata un’azione di popolo e di operai che con la loro resistenza passiva – gli scioperi – contribuirono alla resistenza attiva che si svolgeva nelle campagne e nelle montagne.
La mostra si chiude con l’immagine della prima manifestazione pubblica a Sesto San Giovanni del 28 aprile 1945 in cui la piazza del Rondò è gremita dalla popolazione sestese, e con le parole DONNE E “UOMINI D’EUROPA, VEGLIATE.” tratta dalla “Salmodia della Speranza”, opera teatrale di David Maria Turoldo, appositamente scritta per la città di Sesto San Giovanni e andata in scena per la prima volta in città nel 1965. Un monito e un segno per i nostri tempi e il nostro futuro.
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Si è conclusa giovedì 7 maggio la seconda delle “Giornate lombarde su AMBIENTE, SALUTE, ECONOMIA” inaugurate il 19 febbraio 2025 a San Donato Milanese.
Ci preme ringraziare tutti i soggetti che a vario titolo si sono adoperati per arrivare a chiudere questo ciclo di incontri, partendo dall’Amministrazione comunale, la Città metropolitana di Milano, gli amici di APVE, le case editrici Aracne e Agorò&CO Arzana-Lugano ed il prof. Aldo Ferrara che ha proposto ed organizzato il convegno, nonché i relatori molto competenti che ci hanno aiutato a comprendere meglio l’economia del nostro paese e non solo.
L’ANPC, in questa città ha un legame particolare perché Enrico Mattei, fondatore della nostra associazione, ha avuto una visione lungimirante nel pensare Metanopoli, in tutti i suoi aspetti.
Nel pomeriggio abbiamo avuto l’opportunità di visitare la Chiesa di Santa Barbara vergine e martire (simbolo di Metanopoli), voluta da Enrico Mattei, ancora prima che fossero costruite tutte le case intorno e gli uffici (fulcro del futuro sviluppo di questa città). Una scelta di un uomo che veniva dalla Resistenza e sapeva cosa significasse avere un luogo simbolo, attorno al quale creare una famiglia e questo è quello che è riuscito a fare Enrico Mattei: creare una famiglia attorno alla chiesa.
Perché era importante per lui creare un luogo di aggregazione dove i cittadini potessero ritrovarsi e fare comunità, soprattutto nel momento in cui risorgevano le città dopo la seconda guerra mondiale, con la preoccupazione dei pastori della Chiesa della nascita di nuovi quartieri senza un luogo adeguato.
Amava anche la bellezza perché diceva che attorniarsi di cose belle aiutava anche l’anima ed allora ha voluto mettere all’interno della chiesa tante opere d’arte, di artisti conosciuti ma anche di sconosciuti di allora che poi sono diventati famosi
La visita si è svolta con due guide di primordine: il Parroco Don Umberto Bordoni e l’Architetto Andrea Anselmi che ne ha curato il restauro lo scorso anno.
Luisa Ghidini Comotti – Presidente ANPC Città Metropolitana di Milano
Non possiamo parlare di niente altro se non ci chiediamo e poi agiamo per interrompere il genocidio a Gaza. Con la carestia ora muoiono bambini, anziani, donne per fame e sete non per le bombe. Non è la prima volta che l’Europa guarda dall’altra parte; non possiamo essere innocenti quando i fatti sono noti. Gaza sarà una onta storica sulla coscienza dell’Occidente. O forse non c’è più l’Occidente perché ha perso la sua anima? Ogni Stato ha la Croce Rossa o la Mezzalunarossa e Israele ha la Stella Rossa di Davide. Muovetele perché si muova la Croce Rossa Internazionale che è neutrale e imparziale. Non possiamo essere innocenti quando i fatti sono noti. Bisogna fare qualcosa! E subito! Perché è già troppo tardi.
L’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – (ANPC Piacenza) e l’Azione Cattolica Diocesana in collaborazione con: Punto Incontro, Ufficio Diocesano della pastorale sociale e del lavoro, Consulta diocesana delle aggregazioni laicali e MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale), in occasione del 47° anniversario dell’uccisione di Aldo Moro ha voluto ricordarne, anche a Piacenza lo scorso 9 maggio 2025, la figura di uomo tra i più importanti testimoni di riferimento della nostra Repubblica.
Nella prima parte della serata si è tenuta la celebrazione della messa officiata da mons. Celso Dosi, Rettore del Seminario Vescovile, che ha ricordato oltre al presidente Moro anche gli uomini della scorta, caduti nell’atto di impedirne il rapimento: i due carabinieri, Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i tre poliziotti, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
Mons. Celso Dosi
Si è quindi tenuto l’incontro aperto da Mario Spezia, presidente Associazione Naziponale Partigiani Cristiani di Piacenza, che ha ricordato i tratti salienti della vita politica dell’on. Moro e ha presentato il relatore on. Pierluigi Castagnetti: deputato alla Camera per 5 legislature dal 1987 al 1994 e dal 2001 al 2013, durante i quali ha ricoperto vari incarichi parlamentari, oltre che europarlamentare dal 1994 al 1999. È stato esponente della Democrazia Cristiana, l’ultimo segretario del Partito Popolare Italiano, capogruppo de La Margherita ed esponente del Partito Democratico, è stato presidente della Fondazione Fossoli (ex campo di concentramento di Fossoli, Carpi). Fa parte del direttivo della Casa della Storia europea di Bruxelles.
L’onorevole Pierluigi Castagnetti, ha portato la sua testimonianza toccante e illuminante, capace di coinvolgere tutti i partecipanti. In un passaggio del suo intervento Castagnetti ha sottolineato come Moro era convinto che l’Unione europea fosse necessaria per garantire la democrazia e lo sviluppo in una realtà mondiale nelle mani esclusive dei due grandi poli, quello sovietico e quello americano. Moro sosteneva che ci fosse un pluralismo anche delle istituzioni, ed egli vedeva l’Unione europea come la costruzione di un altro polo che garantiva una dinamica democratica.
“Moro aveva una curiosità straordinaria, – ha poi evidenziato Castagnetti – voleva sempre essere informato e voleva capire le cose che non riusciva a capire di scienza propria. Gli statisti infatti nascono dalla loro capacità di conoscere, di imparare e di ascoltare, non dalla supponenza di chi pensa di saperne di più. In San Giovanni Laterano – ha detto poi Castagnetti con commozione – ricordiamo quella preghiera con cui papa Paolo VI si lamenta con Dio, dicendo di averlo supplicato per salvare questo uomo “buono, giusto e amico”. Paolo VI era della stessa “squadra” di Moro, della stessa generazione di amici che hanno avuto un ruolo importante nella costruzione della democrazia nel nostro paese”.
Infine il politico reggiano ha sottolineato l’importanza di stare dentro ai processi della storia, come ha fatto Moro per orientarli ad un certo esito piuttosto che a un altro: significa non stare sugli spalti della storia. “Papa Francesco – ha detto Castagnetti – li chiamava i “balconeros”, quelli che stanno al balcone, che non vanno neanche a votare, aspettando cosa succederà. I cattolici, in questo paese, infatti hanno contato quando si sono messi in prima linea e hanno guidato la battaglia”. La serata è stata conclusa da Silvio Bisotti, con Spezia promotore della serata, che ha ricordato come le parole di Castagnetti siano di stimolo per rinnovare l’impegno verso i valori fondamentali che Aldo Moro ha rappresentato, per contribuire al bene comune e onorare la sua memoria.
Festa della mamma, la data e’ mobile ma mai lo deve essere il pensiero per la propria e per tutte le mamme del mondo.
Quelle che si vedono morire in braccio i piccoli per denutrizione, quelle che li seppelliscono sotto le bombe… i carnefici non hanno la mamma? Il diritto internazionale umanitario non le protegge più! E noi cosa facciamo per protestare e pretendere umanità e diritti? Onoriamo le nostre mamme e insistiamo nel ricordare che stabilire le date come Feste e’ una grande ipocrisia se non servono per riflettere sul da farsi e poi dare seguito. Un grato pensiero a tutte le mamme del mondo!
Oggi, Giornata dell’Europa è una festa segnata da una circostanza eccezionale, storica, benedetta!
Ci sono sempre svolte impensate alla origine di cambiamenti d’epoca. De Gasperi, Adenauer e Schuman chiusero le stagioni delle guerre per i confini abbattendoli, ma negli ultimi anni i loro sogni sono stati abbandonati. Ora Papa Leone dona speranza e indica la strada per costruire ponti. Tocca a ciascuno animare la speranza e costruire gli Stati Uniti d’Europa creando cultura, offrire testimonianza e spingere la politica.
“La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano”. …Mettendo in comune talune produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile alla salvaguardia della pace”. (9 maggio 1950, Schumann)
Il 4 giugno 2025 presso la Casa della Memoria e della Storia in Via San Francesco di Sales, 5 a Roma, alle ore 18,00 la presentazione del libro di Mario Avagliano: “L’uomo che arrestò Mussolini”. La storia intrepida del tenente colonnello dei Carabinieri Giovanni Frignani, dalle trincee del Piave all’arresto di Mussolini, dalla Resistenza clandestina a Roma alle Fosse Ardeatine.
L’incontro tra i reduci della F.E.B e i reduci dei Partigiani Cristiani delle Divisioni 100 Croci e Val Taro.
Per l’occasione, sono state scambiate le rispettive bandiere firmate da tutti i reduci ed è stata consegnata e data lettura della Lettera di Resa che il Comandante Unico delle Divisioni Partigiane nella “Battaglia della Sacca di Fornovo, Richetto”, consegnò al nemico ammassato nel greto del Taro e circondato dalle varie Divisioni Partigiane.
Il Comando Tedesco rispose che non avrebbero preso iniziative, ma che si sarebbero consegnati solamente agli alleati. Questa decisione fu presa in quanto il Comando Tedesco pensò che se si sarebbe arreso ai Partigiani, non avrebbero avuto le garanzie dettate dal Convenzione di Ginevra in quanto ava già conosciuto l’operato di altre Brigate politicizzate e non sapeva che le Divisioni Cattoliche avrebbero invece operato secondo la Convenzione di Ginevra. Allora Richetto andò con una Jeep a Salsomaggiore dal Comando Brasiliano a spiegare la situazione.
Il giorno seguente arrivarono due colonne di Soldati della Força Expedicionária Brasileira con carri armati e autoblindo. Nel greto del Taro, che in quel punto misura almeno 500 metri tra una sponda e l’altra, c’erano ammassati più di 16.000 soldati con mezzi, muli e cavalli , e stavano scappando dalla Linea Gotica della Versilia per raggiungere Parma e tentare di andare verso la Germania.
Fra gli altri prigionieri italiani figurano il Colonnello Vicelli, Comandante delle Brigate Nere, il Dott. Allegri e figlio, il Ten. Costi, il Comandante Gallo, tristemente famoso nello spezzino e successivamente fucilato, come criminale di guerra.
Umberto Armanino – Presidente Associazione Partigiani Cristiani Divisioni 100 Croci e Val Taro
La conoscenza popolare della Croce Rossa è legata alla emergenza sanitaria, alle ambulanze.
E’ invece un movimento internazionale di volontariato per le emergenze nelle catastrofi naturali e nelle guerre. E’ neutrale imparziale umanitaria e per le convenzioni di Ginevra e’ l’istituzione che può operare nei conflitti e il suo simbolo protegge I civili, i non belligeranti, i feriti I mezzi col suo simbolo in terra e in mare non devono essere attaccati. Purtroppo tutte le guerre in atto hanno sparato sulla Croce Rossa (la Mezzaluna rossa nei Paesi islamici) e uccisi gli operatori. Oramai cancellati i diritti umanitari, c’e una colpevole accidia da parte dei governi che non assumono nessuna iniziativa. Sia chiaro che non intervenire significa lasciare il campo alla reciprocità. Man mano che Attila distrugge diventa difficile poi ricostruire.
ANPC esprime in forza dei principi che la fondano grande indignazione e si augura che si alzino accorati appelli per cercare la via per ripristinare gli aiuti umanitari. Nella striscia di Gaza la popolazione muore di fame e di sete. Un orrore inaccettabile perché le vittime sono i palestinesi, i terroristi già saranno riparati altrove!
Come mai ai governi non viene in mente questa ovvietà?!
Diamoci da fare in quello che possiamo. Un grande ringraziamento alle donne e uomini di Croce Rossa che stanno spendendo le loro vite in tutto il mondo a protezione dei vulnerabili.
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