ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

2 Giugno 2025: Commemorazione dei primi 4 partigiani piacentini caduti

“La Repubblica nasce qui, dove sono morti i primi partigiani”

Nel giorno della festa della Repubblica, sono stati ricordati i primi partigiani della Divisione Val d’Arda caduti nella lotta di Liberazione: una delle prime a organizzarsi sulle montagne piacentine, vennero uccisi il 4 giugno del 1944. Si chiamavano Antonio Rossetti di Gropparello, Benvenuto e Giuseppe Carini di Bettola, ed Eugenio Silva di Morfasso. 

La cerimonia si è tenuta nella mattinata di lunedì 2 giugno davanti al santuario di Santa Franca (nel comune di Morfasso – Piacenza) promossa dall’associazione ANPI Gropparello-Carpaneto, dalla sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) e dall’ANPI provinciale.

La commemorazione è iniziata con la celebrazione della Santa Messa officiata da don Lodovico Groppi, il quale durante l’omelia ha collegato la disperazione degli apostoli che si sentivano abbandonati da Gesù e senza nessuna speranza con, con poche aspettative per il futuro, proprio le stesse difficoltà ed incertezze in cui si saranno venuti a trovare anche quei ragazzi che nel 1944 sono saliti sulle montagne, tra le fila partigiane, per sfuggire ai nazi-fascisti. Durante la messa sono state anche rivolte preghiere al venerabile, Giuseppe Berti, al Beato don Giuseppe Beotti e a don Giuseppe Borea, parroco della vicina Obolo, fucilato dai fascisti il 9 febbraio 1945.

Al termine della messa si è tenuta la cerimonia ufficiale presentata da Silvia Parmigiani, in rappresentanza di ANPI Carpaneto-Gropparello a cui hanno fatto seguito i saluti dei convenuti ad iniziare da Salvatore Scafuto in rappresentanza del Comune di Piacenza, il quale  ricordando i quattro martiri, ha detto come: “I loro nomi e il loro sacrificio ci parlano ancora oggi: ci ricordano che la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate, ma il frutto del coraggio di donne e uomini che hanno scelto la Resistenza per opporsi alla dittatura e all’ingiustizia. La Festa della Repubblica, che celebriamo oggi, ci invita a rinnovare l’impegno per i valori che stanno alla base della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza, solidarietà”.
Ha quindi preso la parola il presidente dell’associazione Partigiani Cristiani di Piacenza, Mario Spezia, che ha sottolineato il valore del 2 giugno: “Oggi è la festa della sovranità dei cittadini italiani, conquistata con la Costituzione repubblicana antifascista. La nostra nazione si è riunificata e riconciliata col primo voto politico a suffragio universale cui parteciparono anche le donne che nei codici precedenti non godevano della parità di diritti con gli uomini. La Repubblica si è assunta il compito di riconoscere i diritti e di farli rispettare, nonché l’obbligo di rimuovere le cause che ne fossero impedimento all’esercizio”.
Si è quindi tenuta l’orazione ufficiale da parte di Romano Repetti, presidente di ANPI Piacenza, che ha ricordato l’importanza di celebrare la festa della Repubblica in un luogo dove, anche grazie al sacrificio di questi quattro giovani, ha preso vita la nuova Italia, rimarcando, in particolare, le circostanze dell’uccisione dei quattro combattenti attraverso i ricordi lasciati da una testimone dell’epoca.

Di seguito il racconto dell’uccisione dei quattro partigiani dalle memorie del comandante della Divisione partigiana Val d’Arda: Giuseppe Prati:
Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione con i suoi 35 patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci, recuperando un gran numero di munizioni e materiale di vettovagliamento, che si decise di far giungere al loro quartiere sul Santa Franca. Per questo furono incaricati tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile, i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione.
Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento. A quell’altezza, oltre mille metri, a quell’ora, di notte, benché si fosse già al 4 di giugno, era piuttosto freddo. Non fu difficile raccogliere sterpi e frascume di faggio, abbondante nella zona, ed accendere un bel fuoco ristoratore. La stanchezza ed il tepore li portarono gradualmente al sonno senza aver prima predisposto turni di guardia poiché si sentivano al sicuro. Ma all’incerta luce dell’alba, lungo il sentiero che da Prato Barbieri per Montelana porta al S. Franca, si profila una lunga colonna di tedeschi che spinge davanti a sé alcuni civili. Il nemico, partito da lontano per distruggere per sempre i ribelli del Lama e del Santa Franca, finalmente li ha incontrati! Una preda facile: tre giovani che la stanchezza e la sicurezza di aver i compagni alle spalle, aveva offerto alle sue armi nel sonno. Non ha pietà, non sente vergogna di colpire in modo così vile e facile e li abbandona lì, sul sentiero montano, con i miseri corpi rattrappiti e lacerati dagli squarci delle ferite. Sono i primi tre caduti della “Valdarda”.
Un’altra fucilazione si ebbe il pomeriggio di quella stessa domenica al vicino passo di Santa Franca. Il giovane Eugenio Silva di Tiramani, ventenne, imbattutosi nel bosco in una pattuglia, venne fucilato sul posto. Inutilmente aveva alzato le mani in segno di resa. La sera stessa, don Giuseppe Borea, parroco di Obolo e cappellano militare della 38° Brigata della Divisione Valdarda, che recitò un ruolo attivo e di primo piano nelle file della Resistenza e si distinse per umanità e coraggio, saputo dell’eccidio, si reca sul posto sfidando il nemico per benedire e ricomporre le salme straziate ed il giorno che seguì, le fece trasportare al cimitero della sua parrocchia dove provvide alla tumulazione provvisoria. Seppellire i morti fu infatti una delle più importanti opere di carità di Don Giuseppe Borea, a costo della Sua stessa vita, perché l’ingiunzione era di lasciare i cadaveri per strada, a monito per i vivi.

Al termine della commemorazione la delegazione ANPC Piacenza si è recata al vicino cimitero di Obolo – piccola frazione del Comune di Gropparello, a rendere omaggio, con la lettura da parte del consigliere comunale di Piacenza e membro del consiglio ANPC, Salvatore Scafuto, della Pregheira del Ribelle, alla targa a ricordo di don Giuseppe Borea, all’epoca della Lotta di Liberazione, parroco del paese, vittima di un processo farsa e fucilato dai fascisti il 9 febbraio 1945 dietro al cimitero di Piacenza; per don Beotti,  ANPC Piacenza ha chiesto al Vescovo di Piacenza l’avvio del processo di Beatificazione.

Salvatore Scafuto, consigliere comunale di Piacenza e membro del consiglio di ANPC Piacenza

4 giugno: i Partigiani Cristiani per gli 81 anni dalla Liberazione di Roma  

COMUNICATO STAMPA

Oggi pomeriggio alle 18,00 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma, noi dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani insieme all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e con l’Associazione Nazionale Carabinieri ricorderemo gli 81 anni dalla liberazione di Roma onorando la memoria di quei militari, in particolare carabinieri che, insieme ai civili e alle formazioni partigiane e politiche, per fedeltà al giuramento al Re e all’Arma, ma prima di tutto alla propria coscienza, dopo l’8 settembre parteciparono alla difesa di Roma a porta San Paolo e ad ottobre  organizzarono  sotto la guida del generale dei CC.RR Filippo Caruso il Fronte Militare Clandestino dei Carabinieri  facente parte del Fronte Militare Clandestino comandato dal colonnello Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo. Il Fronte militare clandestino dell’Arma, forte di oltre 5.700 tra ufficiali e sottoufficiali e truppa, con atri 2.000 carabinieri che militavano in varie formazioni partigiane, ha dato un contributo straordinario alla Resistenza romana e dell’Italia centrale nonché alle cinque giornate di Napoli.

Con la ricostituzione della loro capacità preventiva e informativa in contatto con il governo Italiano e con gli alleati, con la produzione di documenti falsi e con audaci sabotaggi e depistaggi salvarono centinaia di cittadini romani dalla violenza e dalle persecuzioni degli occupanti tedeschi.  

Tra loro, la figura esemplare di Giovanni Frignani, l’ufficiale romagnolo di formazione cattolica che aveva guidato nel pomeriggio del 25 luglio l’arresto di Mussolini, cui è dedicato il bel libro di Mario Avagliano che oggi presentiamo. La sua è una storia intrepida, dalle trincee del Piave alla attività di controspionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale, dall’arresto di Mussolini alla morte di Ettore Muti, dalla Resistenza clandestina a Roma con il Fronte militare clandestino dei Carabinieri all’arresto da parte dei tedeschi, dalla detenzione e le torture in via Tasso al martirio alle Fosse Ardeatine.

Il tributo che pagarono i carabinieri resistenti a Roma (furono  oltre 6 mila quelli che rifiutarono di aderire alla RSI ed entrarono  in clandestinità) è stato altissimo: 2000 deportati in Germania come Internati militari, su ordine di Kappler e di Graziani,  il 7 ottobre ‘43 (per neutralizzarli in vista del rastrellamento degli ebrei programmato per il 15), 150 i caduti, 180 gli arrestati, 12 i carabinieri (tra i quali Montezemolo e lo stesso Frignani) assassinati alle Fosse Ardeatine. 

Generali come Hazon, Cerica, Caruso, Maraffa, De Carolis, De Luca e ufficiali come Frignani e Talamo Aversa, Blundo, Talamo, Di Jorio, Votto, Geniola e tanti altri sono stati protagonisti e martiri di questa talora dimenticata Resistenza che ha onorato l’Arma dei Carabinieri e l’Italia testimoniando fino al sacrificio della propria vita valori morali e principi di lealtà alla Patria e al bene comune che sono stati alla base della conquista della libertà e della democrazia italiana ed europea.

Segue programma

2 giugno all’Altare della Patria

L’Anpc ha sfilato nella parata ai Fori Imperiali a Roma con il medagliere, rappresentata dal Consigliere Nazionale Gianfranco Noferi, Margherita Campigno e l’Alfiere Lucia Scagnoli. Sull’Altare della Patria ci ha rappresentati Giuseppe Di Fede. Il momento è stato celebrato, come da tradizione, dalle note dell’Inno Nazionale e dal sorvolo delle Frecce Tricolori.

2 giugno Festa della Repubblica

E’ un giorno in cui dobbiamo sentirci impegnati a spiegare perché e’ vacanza. E’ la festa della sovranità dei cittadini italiani, conquistata con la Costituzione repubblicana antifascista. 

La nostra Nazione si e’ riunificata e riconciliata col primo voto politico a suffragio universale cui parteciparono anche le donne che nei codici precedenti non godevano della parità di diritti con gli uomini. La Repubblica si e’ assunta il compito di riconosce i diritti e di farli rispettare, nonché l’obbligo di rimuovere le cause che ne fossero impedimento all’esercizio. Dopo tanta distruzione bellica la nostra Costituzione ripudia la guerra ma inserisce l’Italia negli organismi sovranazionali che promuovono e difendono la pace. Ci ha aperto la strada verso l’Europa senza confini e ci chiede di portare a termine la vera unità perché se rimangono i confini rimangono anche le cause di conflitti e purtroppo ne siamo anche oggi testimoni. Perciò sia Festa e sia gioia per la nostra Patria. ANPC invita tutti gli Italiani a riconoscersi nella propria festa.

Viva la Repubblica Italiana.

Iniziativa a ricordo di don Giuseppe Borea in occasione della Festa della Repubblica

L’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Enrico Mattei” di Fiorenzuola d’Arda (PC) in collaborazione con ANPC Piacenza ed il Comune di Fiorenzuola d’Arda (PC) ha scelto quest’anno di celebrare la Festa della Repubblica, simbolo dei valori fondamentali della nostra società, con un incontro dal titolo: “L’attualità del messaggio di don Borea rivolto ai giovani d’oggi” che si terrà Mercoledì 4 Giugno 2025 alle ore 10.00, presso l’Auditorium Comunale di Fiorenzuola d’Arda secondo il programma di cui alla locandina invito:

Dopo l’introduzione della vice sindaca, Paola Pizzelli, il vice presidente di ANPC Piacenza, e nipote del martire nonchè omonimo, Giuseppe Borea, presenterà il video: ” La guerra cristiana di don Giuseppe Borea”ed illustrerà il libro:”La Fede ed il Sangue”.

A seguire vi saranno, da parte degli allievi, una serie di riflessioni moderate dalla prof.ssa Paola Dente.

Le conclusioni verranno tratte dalla dott.ssa Rita Montesissa, dirigente scolastico dell’Istituto Mattei. 

COMMEMORAZIONE dei primi Caduti della Divisione Val d’Arda; Monte Lana 2 giugno 2025

VENERDÌ 2 GIUGNO 2025  alla COMMEMORAZIONE dei primi Caduti della Divisione Val d’Arda (4 giugno 1944): Benvenuto Carini di Bettola; Giuseppe Carini di Bettola; Antonio Rossetti di Gropparello; Eugenio Silva di Morfasso.
L’incontro avrà luogo, come da locandina, con il seguente programma: Ore 10,00 Santa Messa nel Santuario di Santa Franca (Morfasso). Orazione Ufficiale  Romano Repetti, presidente ANPI Piacenza. A seguire Deposizione Corona d’alloro al Cippo in Montelana.

Fede e Resistenza. Storie di vite donate per la libertà ieri e oggi

I cattolici protagonisti della Resistenza. Convegno 12 giugno a Colleferro

Segnaliamo un Convegno organizzato a Colleferro (RM) presso la Sala Consiliare il prossimo 12 giugno alle ore 18,00 con la presenza della presidente Mariapia Garavaglia. Di seguito la locandina con il programma.

80° anniversario morte Bisagno

Il 25 maggio 2025 la sezione Tigullio di Anpc era presente alla Santa Messa celebrata a Rovegno (GE) in memoria del comandante Aldo Gastaldi “Bisagno” in occasione dell’ottantesimo anniversario della sua morte. Dopo la funzione celebrata dal parroco don Giacomo Ferraglio sotto il monumento realizzato dallo scultore partigiano Nicola Neonato, sono intervenuti il nipote di e il sindaco di Rovegno Prof. Giuseppe Isola che hanno ricordato lo stupendo esempio di vita prima ancora che di lotta lasciato da Bisagno, oggi riconosciuto Servo di Dio. Inseme alle autorità civili, presenti per Anpc Tigullio Riccardo Pagliettini e Luigi Ceffalo.

Mostra Sophie Scholl e la Rosa Bianca

Una mostra fotografica sulla storia di cinque giovani di Monaco che, senza l’uso della violenza, si opposero alle atrocità della guerra e del nazismo. “Grazie – scrive Paolo – per questa preziosa testimonianza. In questi tempi di offuscamento della ragione, anche noi abbiamo il dovere di resistere”.

Nell’Istituto Comprensivo Italo Calvino di Milano (Milano, via Frigia 4), dal 5 al 9 maggio ’25, tutte le classi della terza media hanno visitato la mostra fotografica, aperta al pubblico, su Sophie Scholl e i giovani della Rosa Bianca promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Milano e l’Associazione Genitoriattivi. Una storia poco conosciuta, che ha suscitato interesse e stupore tra studenti e insegnanti. Storia di amicizia, di sete per la verità, di libertà, di riscatto dal “sonno della ragione” che “genera mostri” (Francisco Goya) come quelli creati dal nazismo in Germania e nell’Europa. I giovani resistenti sono: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schomorell, Willi Graf e il professore Kurt Huber. Vennero scoperti e denunciati. Condannati a morte dopo un processo farsa.

Nel 1942, un gruppo di studenti dell’università di Monaco, diffondono sei volantini sovversivi firmati la Rosa Bianca. Il piccolo gruppo di studenti fa tremare il regime nazista. Vogliono scuotere le coscienze del popolo tedesco contro le atrocità del nazismo in nome della civiltà e della libertà. In clandestinità, senza l’uso della violenza, diffondono a Monaco, e in altre città sei volantini dove profeticamente invitano il popolo tedesco e gli studenti alla resistenza, al boicottaggio, per il ripristino della pace in una nuova Europa unita, federale e democratica. Mentre da Radio Londra lo scrittore Thomas Mann legge i sei volantini a tutto il mondo, nell’aprile 1943 il New York Tims pubblica il sesto volantino. A New York si rende pubblicamente omaggio ai giovani della Rosa Bianca. “Il loro sacrificio ha mostrato che Hitler non è il Fuhrer di tutti i tedeschi, che esiste una resistenza e che la loro morte è stata una luce di speranza per l’avvenire”. I volantini arrivarono anche in Inghilterra dove furono stampati per essere lanciati sulla Germania. Per ogni classe, l’Associazione Genitoriattivi ha regalato copia del libro a fumetti La Rosa Bianca studenti contro Hitler (Edit. ITL – In dialogo) sfogliato e molto apprezzato dagli studenti.

Gli studenti scrivono   Nel corso delle visite gli studenti, su un quaderno hanno scritto il loro ringraziamento, apprezzando l’insegnamento dei giovani della Rosa Bianca fatto di coraggio, speranza, sete di verità, amicizia e libertà.

Una storia poco conosciuta ma che parla ancora alle generazioni di oggi. Gli studenti della 3° A ringraziano “per questa meravigliosa mostra che ci ha insegnato nuove cose. Da queste testimonianze abbiamo capito che non bisogna mai arrendersi imparando a lottare”. “Non ci dimenticheremo mai – scrivono gli alunni della 3° D – gli insegnamenti che ci sono stati dati”. Gli studenti di 3°B sono rimasti colpiti dai “sacrifici di alcuni studenti che si sono battuti per la loro libertà e anche per quella delle nuove generazioni”. “Questa mostra – scrive Jasmine Di Mauro – mi ha trasmesso coraggio, questi studenti hanno provato ad affrontare un pericolo, una potenza e sapevano i rischi che correvano mettendosi contro i nazisti…ho capito che il potere della amicizia è più grande di qualsiasi cosa”. Questa storia poco conosciuta: “mi ha aiutato – scrive Matheos Rocha – ad avere speranza e coraggio davanti alle situazioni più caotiche, continuando a credere di trovare una luce nel buio, continuando a lottare per i propri diritti, senza mai smettere di camminare avanti”. Anzeo Edoani ringrazia i professori che “mi hanno fatto scoprire questo “pezzo di storia” un po’ dimenticata, fu un gesto eroico, patrimonio di questi giovani ragazzi e ragazze tedeschi che non rimasero indifferenti in un momento difficile del loro Paese, dando un segno di speranza a tutti, anche a noi ragazzi di oggi insegnandoci a non rimanere ad occhi chiusi davanti a tragedie simili”

Silvio Mengotto

(Pubblicato su: Sophie Scholl e i giovani della Rosa Bianca – Pensieri Politici)

** Per informazioni sulla mostra: Sophie Scholl e i giovani della Rosa Bianca: partigiani.cristiani.milano@gmail.com

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