Congresso ANPC Città Metropolitana di Milano – 28 febbraio 2026
Il congresso ANPC di Città Metropolitana di Milano, tenuto sabato 28 febbraio 2026, presso il Circolo Acli Giovanni Bianchi di Via Conte Rosso 5 Milano, ha visto la partecipazione di tutte le associazioni della memoria presenti a Milano che hanno portato il loro saluto, e pur con le differenze di ogni associazione, il messaggio che ci ha trovati d’accordo è stato di contrastare l’indifferenza e l’antipolitica che sta venendo avanti. Saper scegliere ed essere custodi della Costituzione è il nostro futuro, per evitare di trovarci di fronte a forme nuove di fascismo. Lavorare insieme, come è stato fatto in questi anni, ci consente di essere testimoni della nostra Costituzione e veicolare il messaggio a quanti partecipano alle manifestazioni che riusciamo a mettere in campo, come ad esempio la visita di un luogo della memoria che ANPI Ortica propone ogni anno.
La presidente del Consiglio del Municipio 3 di Milano, Caterina Antola ha ringraziato per la presenza sul territorio di tante associazioni molto vivaci che stimolano la discussione e non mancano di portare avanti la memoria della nostra storia italiana di democrazia.
Fabio Pizzul, Presidente del congresso, e Presidente dell’Ambrosianeum, ha sottolineato come è stato importante questo momento di ascolto reciproco e di messaggi di libertà e democrazia. La mattinata è proseguita con la relazione della presidente uscente Luisa Ghidini Comotti, che ha introdotto il tema poi affrontato dal Prof. Giorgio Vecchio; con una carrellata sulle attività svolte in questi anni in Città Metropolitana di Milano che si auspica possano progredire.
Il prof. Giorgio Vecchio ha sottolineato che quando si parla di resistenza, bisogna tener presente che ci sono stati esempi di donne virtuosi di donne, ma non tutte le donne italiane furono così. Occorre sempre tenere presente il contesto in cui si sviluppò la Resistenza: possiamo dire una resistenza di vita quotidiana (con la r minuscola) ed una Resistenza diversa. Cita alcuni esempi di donne virtuose e non.
Accenna alle case di latitanza (soprattutto in Emilia) disseminate nel territorio che vennero usate per nascondere i fuggiaschi (una protagonista per esempio: Genoveffa Cocconi – madre dei F.lli Cervi). Ha evidenziato come le donne prestarono soccorso in carcere e porta l’esempio delle Massimille di Brescia, giovani universitarie di Brescia sostenute da un sacerdote antifascista Don Giacomo Vender.
Porta l’esempio di Maria Peron, infermiera presso l’Ospedale di Niguarda, che poi opererà in Val Grande. Altra incombenza delle donne: seppellire i morti ed un esempio è Lucia Apicella di Cava dei Tirreni (SA), che raccoglie uno per uno i caduti e conserva la memoria di quanti restano insepolti.
Non dimentica le suore, gli istituti religiosi che diedero aiuto ai rifugiati ed ebrei ospitati. Ci tiene a ricordare che ci sono figure che ha iniziato lui a ricordare tanti anni fa e che sono state molto importante nella Resistenza: le perpetue. Senza quelle donne alle spalle dei parroci, non era possibile aiutare le persone antifasciste. E se ci pensiamo ha ragione: la perpetua è stata una figura centrale.
Ci sono poi state le donne che presero le armi e combattettero ed abbiamo figure molto importanti che si distinsero: ad esempio Elsa Oliva in Val d’Ossola e Carla Capponi (GAP Roma). Per le donne si pone il problema della liceità dell’uso delle armi. Tina Anselmi e Lidia Menapace resistono a chi dice loro di portare la rivoltella perché non si sa mai. Tina Anselmi la porta sperando di non usarla mai. Purtroppo ci sono donne che catturate subirono le più atroci violenze.
I pregiudizi nei confronti delle ragazze che erano state in montagna erano presenti: sei una partigiana, sei stata in montagna con gli uomini e quindi sei una poco di buono, e si manifesta dopo la liberazione: “Naturalmente ci sono problemi anche nelle sfilate del dopo Liberazione. Elsa Oliva, come tante altre, deve sfilare con la fascia da crocerossina in modo tate da dare una parvenza di moralità. Sono soprattutto i garibaldini, i comunisti, ad essere rigidi su questo aspetto. Temono maggiormente un doppio pregiudizio nei loro confronti. Comunismo significa libero amore, così via. Questa era la realtà!”
Durante la Resistenza si discute e si forma una coscienza politica che porterà uomini, giovani e donne a pensare al futuro e questa fucina di confronto sfocerà nella Costituente, con la partecipazione di 21 donne che porteranno le loro idee all’interno della Carta Costituzionale.
Ma la data importante del voto per le donne non è il 1° febbraio 1945 (governo Bonomi) quando viene varato il diritto di voto alle donne che però non possono essere votate. Bisognerà attendere il marzo 1946 per avere la possibilità di essere votate.
Giorgio Vecchio ricorda come la prima esperienza politica delle donne non è la Costituente, neppure l’elezione nei consigli comunali, ma la Consulta nazionale. Si tratta di un organismo consultivo (istituito il 5 aprile 1945) e funzionante sino al 1giugno 1946, con lo scopo di dare pareri non vincolanti al governo anche in materia legislativa.
Una lezione di storia molto interessante.
Le conclusioni sono state affidate alla Presidente Nazionale ANPC Mariapia Garavaglia, che ha esordito dicendo che abbiamo bisogno di donne resistenti anche adesso.
Ricorda come il padre che produceva riso ed era controllato, lo prendeva anche a Novara e lo portava a Cuggiono, Inveruno in Lombardia, lo consegnava ai comandanti partigiani Marcora, Bossi e altri. Aveva un lasciapassare con il quale portava il cibo. Era una staffetta strana che utilizzava camion e cavalli. Poi fece una scelta politica perché trovò Albertino Marcora, un capo partigiano il quale, se non ci fossero state diverse traversie, per molto tempo non avrebbe saputo che era stato un capo partigiano. Perché non ne parlavano mai.
Racconta un episodio successo nella mattinata con un taxista che non sapeva che le donne hanno partecipato alla Costituzione, perché ignorante. Ed è la peggior cosa: se una persona non si informa non può sapere ed è la peggior situazione. Purtroppo di Costituzione non si è parlato nei programmi scolastici di 60 anni fa e quindi l’ignoranza, se non viene colmata dalla curiosità e dallo studio rimane tale. Questo è un problema che ci riguarda tutti.
Un altro aspetto toccato è la modifica della Costituzione, alla quale siamo chiamati a votare il 22 e 23 marzo. Ricorda come un errore è stato fatto anche negli anni 2001 e 2003 quando si sono fatte modifiche a “maggioranza” e non come avevano fatto i padri costituenti che al mattino discutevano ma alla sera trovavano un punto di incontro e scrivevano gli articoli della Costituzione.
Riporto un passaggio che ho trovato molto importante: “Per sapere dove dobbiamo andare bisogna toccare la questione insieme. Oggi tocca a me, ma in base all’alternanza alla quale crediamo, domani tocca a te ma avremo la stessa regola. Si rischia di avere una regola secondo chi governa. Questo è fascismo! Perciò l’antifascismo l’abbiamo non solo perché abbiamo in mente un periodo storico, ma perché noi abbiamo in mente cosa significa vivere in democrazia”. Ricorda come fu grazie ad una sua proposta di legge del 1981 che è stato abolito il delitto d’onore, ancora in vigore e che teneva soggiogate le donne.
Nella sua chiusura dice che ognuno di noi ha dei compiti da svolgere, dobbiamo trovare la scusa per testimoniare, altrimenti nessuno ne parla, i giornali non ne parlano. E se non si sa, non si può scegliere. Ringrazio Paolo Cova, che mi ha trasmesso queste sue riflessioni
La guerra e il ruolo delle donne di Paolo Cova
La scorsa settimana ho partecipato al congresso della città metropolitana dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, l’ANPC. L’incontro partiva da una riflessione sulle donne e la Costituzione. Una riflessione che oggi è ancora più importante perché, a 80 anni dal diritto di voto alle donne, ha dimostrato quale ruolo abbiano svolto in quegli anni di difficoltà, di guerra e di violenza, che hanno portato anche tanta morte.
Mi è sembrato importante sottolineare questo aspetto, ovvero il fatto che già allora molte donne si sono fatte parte attiva nella lotta di Resistenza, non sono rimaste indifferenti a quello che stava accadendo. Anzi, hanno guardato, osservato e agito di fronte alle discriminazioni, alle violenze, alla barbarie della dittatura — e alcune di loro hanno perso la vita in queste azioni, di cui noi oggi stiamo ancora godendo i benefici.
Fare memoria vuol dire perciò cercare di riportare quei gesti e quella lotta al tempo presente, e immaginare cosa poter fare ora nella società civile e politica. Un grande ruolo lo giocano sempre, ancora adesso, le donne — ma il mio richiamo è rivolto a tutti e a ognuno: non rimanere indifferenti, non voltarsi dall’altra parte. Davanti al periodo complicato che stiamo vivendo dobbiamo cercare di avanzare proposte, di aiutare a risolvere i problemi, trovare delle soluzioni. Spesso servono anche forti mediazioni, ma le barriere che si vengono a creare vanno superate. Credo che il principio di non rimanere indifferenti sia un aspetto fondamentale, anche di fronte ai venti di guerra che stanno soffiando in questi ultimi anni e, purtroppo, in questi ultimi giorni più che mai.
Luisa Ghidini – Comotti
Presidente ANPC Città Metropolitana di Milano





