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Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Rio Farnese di Bettola (Pc) 18 gennaio 2026: commemorazione dell’eccidio del 12.1.1945

«Resistere è difficile perché sacrifichi la tua vita per un sogno che non sei certo si avvererà. Ma l’importante è crederci». Viola frequenta la terza media all’istituto comprensivo di Bettola: è giovanissima, ma ha capito appieno il senso della Resistenza e di quell’azione che 81 anni fa venne praticata anche in Valnure. Davanti ai 21 blocchi del monumento di Rio Farnese – che commemorano l’uccisione di 20 ragazzi e la scomparsa di altri 20 portati al carcere di Piacenza e da lì spariti nel nulla nel gennaio 1945 le riflessioni di Viola e di un coetaneo, Luca, chiudono la cerimonia di commemorazione annuale svoltasi lo scorso 18 gennaio.

E “pace” è anche la parola che torna nei cartelli realizzati dagli studenti e mostrati al termine della cerimonia, aperta dal sindaco di Bettola Paolo Negri e dalla presidente di Anpi Valnure Elena Mazzocchi; presenti anche la sindaca di Travo Roberta Valla, il vicesindaco di Rivergaro Gabriele Scagnelli, l’assessora di Pontedellolio Giulia Capra, i consiglieri Beatrice Ghetti di Vigolzone e Salvatore Scafuto di Piacenza, la presidente provinciale  ANPI, Nadia Maffini, il presidente ANPC Piacenza, Mario Spezia, con il vice presidente, Giuseppe Borea, gli alfieri, Enzo Caprioli e Mario Agnelli, ed il consigliere Fabio Salotti, il presidente del Museo della Resistenza, Andrea Losi, oltre a rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e di altre associazioni.
« Noi non siamo i testimoni, ma quelli che hanno ricevuto il primo testimone – spiega il sindaco Paolo Negri davanti al monumento fortemente voluto dal comandante partigiano Ludovico Muratori a valle del luogo dell’eccidio, dove ancora è presente un cippo restaurato recentemente dagli alpini di Bettola – questa non è solo una giornata di ricordo, ma un evento che ci conferma una volta in più l’obbligo di trasmettere la memoria alle nuove generazioni».

La cerimonia è stata preceduta dall’inaugurazione di un pannello che ricorda don Bottini, è grazie a lui se le vittime hanno una tomba.
Il pannello è posizionato proprio all’inizio della strada che conduce al monumento di Rio Farnese, a pochi passi dal parcheggio della piscina di Bettola, il cartellone del progetto dei “Sentieri della Libertà” del Museo provinciale che commemora la figura di don Egidio Bottini. Il pannello è stato inaugurato alla presenza del presidente e del coordinatore del Museo di Sperongia, Andrea Losi e Alessandro Pigazzini, oltre che del nipote di don Bottini, Davide.
Nato nel 1899 e morto nel 1963, don Bottini diventa parroco di Montarsiccio, Bramaiano di Bettola e Rezzano e nel gennaio 1945 e solo grazie alla sua intercessione se le salme dei Caduti di Rio Farnese ottengono una degna sepoltura. Dopo la strage, i cadaveri vengono infatti abbandonati sul greto del torrente gelato e ne viene impedita la rimozione da parte della popolazione: don Egidio ottiene dalle autorità germaniche il permesso di seppellire le vittime, a patto che non siano ufficiate pubbliche cerimonie e che le salme vengano inumate nel cimitero di Bramaiano, la piccola frazione di cui è parroco. Prima di procedere alla sepoltura, don Bottini provvede a ricomporre i cadaveri e scattare ai volti dei Caduti fotografie che saranno poi utilizzate per il riconoscimento di alcune delle salme. «Il suo gesto, comune a quello di tanti altri sacerdoti, è di umanità straordinaria» sottolinea Pigazzini, che ha paragonato la figura del parroco a quella dell’attivista Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nel 2011.

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