Condividiamo il dispiacere di Papa Leone per non aver ottenuto una tregua di almeno 24 ore per consentire a tutti di godere la gioia del Natale. Siamo vicini al martoriato popolo ucraino, che sta subendo la più grave ingiustizia dal punto di vista di ogni ordine internazionale fondato sul diritto. Continuiamo a coltivare la speranza che almeno all’inizio del nuovo anno possa affermarsi la parola pace. Ogni Resistenza per difendere i diritti non può non trovarci solidali e condividiamo la ferma scelta del Governo di continuare a garantire il sostegno dell’Italia nel concerto europeo e Nato.
Il 28 dicembre 2025 il presidente ANPC di Reggio, Gabriele Torricelli, ha parlato in rappresentanza delle organizzazioni partigiane nella commemorazione della uccisione dei 7 Fratelli Cervi e Quarto Camurri. Queste le sue parole: “Grazie, un saluto al Sindaco Massari, al Sindaco Olmi, al Presidente Errani, alle autorità civili e militari e alla Sindaca Silvia Salis il cui intervento a S. Anna di Stazzema l’estate scorsa ci ha veramente colpiti, ha colpito tutta l’Italia. È per me un grandissimo onore essere qui in questa sala così importante per la nostra storia e intervenire a nome non solo dell’ANPC, ma anche dell’ALPI e dell’ANPI, nel giorno in cui ricordiamo il martirio dei sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri, il primo anno senza Ermete Fiaccadori, che vorrei ricordare con affetto.
La storia dei fratelli Cervi in particolare, è una storia profondamente reggiana, se vogliamo, ma allo stesso tempo, universale; è una delle storie fondative dell’impegno sociale e politico di tante generazioni successive. Ricordo molto bene la prima volta che andai al Museo Cervi: ero adolescente e, ancora di più che gli oggetti esposti, ricordo il fascino della storia che quei luoghi raccontano. La storia di una famiglia reggiana, una famiglia cattolica e comunista, che, sin dal manifestarsi del regime fascista si impegnò senza tentennamenti dall’altra parte. Una famiglia contadina che grazie al vitalismo dei suoi sette ragazzi allargò ben presto lo sguardo al mondo, e ad un modo nuovo di essere coltivatori. Sappiamo dei viaggi di Antenore Cervi negli allevamenti in giro per l’Italia, per apprendere e poi portare a casa le tecniche migliori scoperte altrove. Una famiglia che, infatti, in poco tempo, è diventata un punto di riferimento per l’intera comunità della zona. Una storia che poi, quasi naturalmente, come conseguenza di quello che ho detto fin qui, diventa una storia di Resistenza, quando la dittatura fascista si fa così violenta e antidemocratica da non lasciare spazio ad altre scelte. Chi aveva a cuore il futuro della società, chi aveva a cuore il destino di una comunità fatta di esseri uguali, chi pensava che tra i diritti fondamentali delle persone quello alla libertà fosse non solo il più importante ma quello naturale e fondativo di tutti gli altri, non poteva fare altra scelta se non quella di mettersi in gioco, mettersi in campo e combattere contro un nemico che aveva già ampiamente rivelato la sua essenza fondamentalmente inumana. In questi giorni mi sono spesso interrogato su cosa possa insegnarci oggi, in un mondo così diverso da quello dei primi anni Quaranta del Novecento, la storia dei Fratelli Cervi. E credo che l’insegnamento più importante sia proprio l’importanza dell’impegno: il contrario dell’indifferenza, del fatalismo e dell’abitudine al Male.
L’impegno che ha permesso loro di portare avanti un’azienda agricola all’avanguardia sotto molti punti di vista; l’impegno che poi li ha portati, come detto, a non voltarsi dall’altra parte. Perché questo avevano imparato in famiglia da due genitori straordinari e dagli studi da autodidatti, affamati di conoscenza, un ossigeno che aveva loro allargato e aperto la mente. E visto che una delle domande che mi pongo spesso riguarda il ruolo delle associazioni partigiane, come quelle che oggi ho l’onore di rappresentare, a più di ottant’anni dalla Resistenza, penso che questa possa essere una risposta, forse la più importante: noi dobbiamo essere portatori di impegno civile, culturale e, dunque, politico. Dobbiamo lavorare in un tempo in cui alle elezioni, come sappiamo, partecipa una minoranza della popolazione, in cui per molte persone è sempre più difficile anche solo decidere di uscire di casa per partecipare a una riunione, a un incontro pubblico, o anche soltanto all’organizzazione di qualcosa per la propria comunità. Ecco, in questo tempo di disillusione e di apatia, noi dobbiamo impegnarci ogni giorno, perché si scopra e si riscopra l’impegno civile, l’impegno per la partecipazione alla vita pubblica, in modi anche diversi dal passato, perché il passato è passato, appunto, e stiamo vivendo un cambio d’epoca – come diceva Papa Francesco – in cui spesso noi per primi, e a volte anche la politica, facciamo fatica ad orientarci.
Sono convinto che questo sia il modo più giusto per onorare la memoria di chi ha deciso di rischiare la vita sino a sacrificarla. Se tutti noi che siamo qui, e che siamo iscritti alle associazioni partigiane, lavorando insieme ai rappresentanti della politica, riusciremo a convincere anche solo una persona a uscire di casa, a impegnarsi, a spendere il proprio tempo per gli altri e per il bene della società e della democrazia, allora avremo fatto il nostro lavoro.
Voglio concludere citando e ricordando Genoeffa, la protagonista femminile di questa storia di coraggio e di resistenza, e lo voglio fare con uno sguardo al presente. Molti storici e studiosi della Resistenza sono concordi nel riconoscere l’importanza che Genoeffa Cocconi, la mamma dei Cervi, ha avuto nell’educazione dei figli, nell’accendere in famiglia quella fiammella di impegno nel lavoro e di impegno sociale che ha poi, in modo molto naturale, portato alla scelta dei figli di impegnarsi nella lotta partigiana, fino al sacrificio della vita. Credo che anche da parte nostra si sia parlato troppo poco di lei. E in un presente in cui ancora, in varie occasioni, le donne sono relegate ai margini, in cui episodi di violenza verso le donne riempiono, purtroppo, quotidianamente i nostri media, penso sia giusto e importante ricordare che a fianco di molte storie di uomini che hanno fatto la storia, c’è la storia di tante donne, in questo caso di una donna, la mamma di sette figli, ma anche di tutte le donne che sono state impegnate attivamente nella lotta di Resistenza. Se la morte prematura di un figlio è considerato un dolore indicibile, qui sette figli, uccisi, contemporaneamente: un’immensità di dolore che non riusciamo neppure a immaginare. Sette figli generati uno a uno, e che un giorno ti vengono uccisi, uno a uno. Ad Auschwitz quante famiglie sono state uccise così, 10 su 11 della famiglia di Emanuele Fiano ad esempio, e a Gaza un’intera famiglia di 10 figli ma in quel caso anche la madre ha subito la stessa sorte; qui no, la mamma è stata risparmiata perché soffrisse tutt’intero quell’indescrivibile quantità di dolore, sino a morirne. Grazie quindi a Genoeffa Cocconi, ad Alcide Cervi, a Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore. Grazie a Quarto Camurri, per il vostro esempio, per il vostro impegno, per il vostro sacrificio. Viva la Resistenza, viva l’antifascismo, sempre!”.
“Difficili gli auguri di Pace e Bene, eppure esistono donne e uomini di buona volontà, operatori di pace. La nostra incrollabile fede nella democrazia come unica difesa della dignità e libertà di ogni persona alimenta la speranza. Non dimentichiamo tutte persone che soffrono per malattie, indigenza e guerre. Perciò questo il nostro augurio, che possiamo e vogliamo essere costruttori di speranza”.
Presso la Sala del Gonfalone di Palazzo Pirelli a Milano il giorno 11 febbraio 2026, si terrà un Convegno dedicato al ricordo di Ezio Vanoni ed Enrico Mattei. Di seguito la locandina
Segnaliamo un articolo pubblicato su L’Avvenire di Lucia Capuzzi e Grazia Loparco: nell’80esimo anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, un appello per raccogliere testimonianze delle religiose impegnate per la libertà.
La beata suor Enrichetta Alfieri è uno degli esempi più conosciuti di impegno religioso durante la Resistenza
Il 2025 è stato segnato da molti eventi che hanno ricordato l’80mo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e, per l’Italia, la liberazione dall’occupazione nazifascista. In quel periodo soprattutto le regioni centro-settentrionali liberate progressivamente dalle truppe alleate si scontrarono con un’opposizione più dura del previsto. Se i Repubblichini italiani appoggiavano l’esercito tedesco, i partigiani cercavano di ostacolarli per accelerare la liberazione. Fu il tempo della Resistenza. Essa è stata narrata a lungo in chiave politica e armata, trascurando l’apporto delle donne, che invece fu fondamentale, sia nella Resistenza armata che in quella civile, disarmata, la quale operava nel tessuto di una società sfibrata, affamata, e poi anche divisa. Di fatto dopo l’armistizio del ’43 molte persone si trovarono nella condizione di ricercati, per cui dovettero cercare rapidamente soccorsi in clandestinità: ebrei, renitenti alla leva, antifascisti, carabinieri, giovani e uomini rastrellati per i lavori forzati, politici. Molte famiglie e sacerdoti li aiutarono. Molte donne agirono con coraggio. Alcune studiose hanno messo in luce il loro supporto sia per nascondere, sia per curare, nutrire, procurare abiti civili e favorire la fuga, ma non hanno considerato le religiose, quasi non fossero donne anch’esse. Solo più recentemente è emerso un gran numero di comunità religiose femminili che si prestarono in molti modi per difendere la vita, in nome dell’umanità e della fede cristiana. Attraverso le testimonianze dei protagonisti ora conosciamo i nomi di molte religiose di vita attiva e anche di monache di clausura che, andando oltre l’osservanza delle Regole, si adoperarono in diversi modi. Nascosero in casa persone, a volte anche armi e beni di famiglia, inoltre appoggiarono partigiani e feriti nei numerosi ospedali e carceri. Il coraggio fu a volte pagato con l’arresto, estenuanti interrogatori, la detenzione e la condanna a morte, mutata in domicilio coatto in ospedali psichiatrici. Ma le storie più inaspettate riguardano diverse religiose che agirono direttamente sul campo, come staffette partigiane, portando informazioni, ma anche cibo e cure ai feriti, e persino entrando nei servizi segreti. Non poche volte presero la parola, tremando e confidando, per mediare tra le parti ed evitare rastrellamenti di massa, fucilazioni ed eccidi.
Le scelte di comunità che parteciparono alle paure e alle strettezze della guerra assistendo malati, orfani, profughi; raccogliendo morti per le strade, preparando minestre per i molti affamati e vestiti da ogni pezzo di stoffa disponibile, ma non si esposero fino a quel punto di rischio, mette in luce la determinazione insospettata di tante altre. Interrogate in seguito, diverse dichiararono di aver agito mosse dalla carità, dal Vangelo, come «partigiane di Cristo». La difesa della persona umana, al di là di ogni discriminazione, vissuta per lo più in modo prepolitico, preparava l’affermazione della democrazia e la partecipazione delle donne ai diritti civili, attuata con il voto del 1946. Le religiose dichiarate Giuste tra le Nazioni dallo Yad Vashem, per aver nascosto ebrei in Italia, assumendo il rischio della vita, sono 29; e 20 quelle che hanno ricevuto un riconoscimento civile ufficiale. Dietro ciascuna, quasi sempre, rischiava un’intera comunità. Diversi convegni di studio, tenuti a Camaldoli, Lucca, Modena si sono interessati alle religiose che presero parte attiva nell’emergenza della società. La ricerca è ancora in progress, pertanto chi avesse documentazione e informazioni è pregato di farle pervenire a Grazia Loparco: grazialoparco@gmail.com ai fini di una ricostruzione più articolata e completa della Resistenza. Una pagina di storia che merita di essere trasmessa ai giovani.
Il Consiglio Nazionale della Associazione Nazionale Partigiani Cristiani guarda con profondo turbamento al clima che si sta creando intorno all’Unione europea, dall’esterno e dall’interno per indebolirla. L’Europa ricordiamolo, è stata e continua ad essere culla e baluardo dello stato di diritto, della democrazia, della solidarietà, della libertà.
Ma l’unica risposta alle attuali e gravi minacce rilanciare il progetto dei Padri fondatori, De Gasperi, Adenauer e Schumann, superando l’attuale situazione in cui ogni Stato membro singolarmente è sottoposto alle diverse intemperie che attraversano la storia.
I sinceri Patrioti europei dovrebbero rilanciare gli Stati Uniti d’Europa che, unendo i popoli, non rinnegano la propria peculiarità ma costruiscono uno spazio di pace, garantito dalla forza dei suoi cittadini, delle proprie risorse economiche e sociali, seconde a nessun’altra grande Potenza.
Solo così ci troveremmo nella attuale situazione di grande incertezza e timore per il futuro.
L’ANPC è solidale col popolo ucraino che resiste ormai da 4 anni contro l’aggressione militare della Federazione russa anche a difesa di tutte le nazioni democratiche.
La Resistenza italiana ed europea contro l’invasore e il nazifascismo hanno garantito 80 anni di libertà, pace e sviluppo. Per questo siamo solidali con il popolo ucraino vittima di una ideologia imperialista sconfitta dalla storia e non accettiamo su questo l’ambiguità di alcune forze politiche.
Desideriamo ardentemente la pace, sosteniamo l’impegno dei Governi europei nelle trattative perché sia garantita all’Ucraina una pace giusta e duratura.
Ma la diplomazia italiana e internazionale è indebolita da comportamenti di politici europei ammiccanti con Trump e Putin che sono interessati a dividere l’Europa, perché è un inciampo alla loro volontà di egemonia nello scacchiere mondiale.
E ricordiamo che la diplomazia non può essere surrogata dalla ingerenza di uomini d’affari che non hanno certamente come priorità gli interessi dei cittadini.
ANPC invita quindi cittadini, associazioni, forze politiche ed istituzioni ad assumere una forte iniziativa civica e politica per rilanciare il progetto dell’integrazione politica europea e ad adoperarsi con tutti gli strumenti per costruire occasioni che diano forza ai costruttori di pace, sommo bene comune.
S.Barbara a Bergamo e’ stata ricordata al Tempio dei Caduti. Su invito del Presidente dell’associazione Marinai anche l’ANPC ha partecipato. Anche in questa occasione si e’ fatta memoria del sacrificio di tanti combattenti che hanno lottato per la liberazione dell’Italia dai nazifascisti e come dobbiamo sempre impegnarci a mantenere questa liberta’ cosi’ dolorosamente conquistata e fondamentale per il nostro vivere.
“L’Angelo di San Vittore” per 28 anni ha vissuto dentro le mura del carcere milanese durante uno dei periodi più bui della nostra storia recente, operando con discrezione ed efficacia per distribuire speranza e aiuto concreto. A suo tempo partigiana e membro della Resistenza, dal 2011 figura fra i Beati della Chiesa Cattolica.
Nata il 23 febbraio del 1891 a Borgo Vercelli in una famiglia di solida fede contadina, Enrichetta Alfieri sentì fin da giovanissima la chiamata alla vita religiosa, ma solo a 20 anni ottenne dai genitori il permesso di entrare nella Congregazione delle Suore di Santa Giovanna Antida Thouret.
Non immaginava che la vita l’avrebbe un giorno chiamata a una missione “difficile e dura”.
Nel 1923 fu sua zia Elena, suora in servizio presso la sezione femminile del carcere di San Vittore a Milano, a chiederle di aiutarla a portare il carico di un’umanità ferita e sofferente. Appena arrivata, per rendere più sopportabili le condizioni di vita delle “sue” carcerate, Suor Enrichetta riorganizzò alcune aree al fine di consentire alle detenute madri di ricongiungersi coi figli minorenni per i quali mise in piedi un asilo nido e una scuola.
Il periodo più complesso fu quello bellico, specialmente dopo l’8 settembre del 1943, quando il carcere milanese passò sotto comando nazista diventando luogo d’interrogatori e tortura per tanti internati, fra cui numerosissimi cittadini di religione ebraica. In un simile contesto, Suor Enrichetta si prodigò per tutti senza distinzioni, riuscendo a fare breccia persino nel cuore indurito del caporalmaggiore Franz Staltmayer, detto “il porcaro”, che a San Vittore decideva chi dovesse prendere posto sui famigerati convogli piombati diretti ai campi di sterminio in Germania.
Solo l’audacia di questa religiosa che non temeva nessuno, se non Colui al quale aveva consacrato la propria esistenza, riuscì in rare occasioni a fargli cambiare idea, come nel caso di una detenuta ebrea prossima al parto e già madre di una bambino di 5 anni, protagonista di una “scarcerazione-miracolo” imputabile ai suoi buoni auspici.
Schieratasi senza esitazioni dalla parte giusta, Suor Enrichetta divenne anche staffetta partigiana, prestandosi ad operare come messaggera per i membri del CLNAI. Scoperta e condannata a morte, si salvò in extremis grazie all’interessamento del Cardinale Schuster, Arcivescovo di Milano, che riuscì ad ottenerne la scarcerazione.
A guerra finita furono invece i membri della Resistenza a riaccompagnarla a “casa”, a San Vittore, dove Suor Enrichetta avrebbe continuato a lavorare e portare consolazione sino alla morte sopraggiunta il 23 novembre del 1951.
Fra le carte della causa canonica conclusasi con la beatificazione a 60 anni dal decesso, figura anche la testimonianza di Indro Montanelli, uno che da preti e suore si è sempre tenuto alla larga. Carcerato in quei mesi a San Vittore come dissidente politico, il noto giornalista attestò che: “Grazie alla sua regia, ricevevamo bigliettini e informazioni. Ancor oggi il ricordo di Suor Enrichetta e della sua veste frusciante suscita in me l’ammirazione che si deve ai santi”.
Il 7 dicembre 2025 la Bandiera di Anpc Tigullio era presente a Sestri Levante alla Celebrazione organizzata dalla locale sezione dell’Associazione Marinai d’Italia in occasione della festivita’ della patrona Santa Barbara. Se la nostra riconoscenza va a tutti i Marinai di ogni epoca della nostra storia rivolgiamo un particolare pensiero a quelli che dopo il bivio dell’8 settembre servirono la Patria nella Resistenza come Partigiani, come Internati Militarii come Forze Armate cobelligeranti a fianco degli Alleati. Il nostro ringraziamento è la nostra riconoscenza a chi ha organizzato così bene questo evento.
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