La sezione di Roma dell’ANPC e le celebrazioni per l’inizio della lotta di liberazione
8 settembre Roma Campidoglio – 9 settembre Bracciano e 10 settembre Roma – La Montagnola
L’8 settembre u.s. la Sezione di Roma ANPC ha partecipato, nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio, alla celebrazione dell’inizio della Guerra di Liberazione.
Nella sala gremita erano presenti le associazioni partigiane: ANPI Roma, ANED, ANFIM, ANEI, ANPC, FIAP, ANPPIA, ANVRG, AICVAS, FIVL, CIRCOLO G. BOSIO, le Istituzioni e le Forze Armate, i Partigiani di Roma.
Applauditissimi i discorsi dell’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio (assente il Sindaco per lutto familiare), di Marina Pierlorenzi Presidente dell’ANPI provinciale di Roma, di Francesco Albertelli Presidente dell’ANFIM e della Partigiana Luciana Romoli (nome di battaglia Luce) e dello storico Davide Conti. Seguitissimo lo spettacolo teatrale e musicale di D. Biacchiesi, G. Spirito e A. Mazziotti.


Gianfranco Noferi dell’ANPC a nome delle associazioni partigiane residenti nella Casa della Memoria di Roma, ha ricordato le falsità revisioniste e negazioniste del valore della Resistenza, e ha proposto tre riflessioni sulla Resistenza come lotta unitaria di tutto il popolo italiano, sull’apporto dei militari e sui benefici che il Paese ebbe dalla Lotta di Liberazione.
Ecco alcune considerazioni tratte dal suo intervento in Campidoglio:
9 settembre – Bracciano commemorazione dei caduti nella battaglia per la difesa di Roma.
Il 9 settembre l’ANPC di Roma era presente a Bracciano alla commemorazione a dei combattimenti tra le forze italiane della divisione corazzata “Ariete”, comandata dal Generale Raffaele Cadorna, e in particolare il 10° Reggimento Lancieri “Vittorio Emanuele II” che si schierò a difesa di Bracciano e delle aree circostanti, come Monterosi, per contrastare le truppe tedesche della 3ª Panzergrenadier-Division che avanzava verso Roma. Bracciano fu uno dei punti strategici. La difesa italiana fu eroica e portò al sacrificio di quattro militari, tra cui il Sergente Maggiore Udino Bombieri, insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare, Antonio Merlo (Capitano, 52° Reggimento Artiglieria), Elia Candido (Artigliere), Enrico Latini (Artigliere, 52° Reggimento Artiglieria).



La commemorazione si è svolta presso il monumento dedicato a Udino Bombieri, e ha visto la partecipazione della Sezione ANPI “Antonio Quintiliani” di Bracciano, del sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, delle associazioni combattentistiche e d’arma e alla cittadinanza.


10 settembre commemorazione della battaglia della Montagnola
Il 10 settembre abbiamo partecipato alle commemorazioni della battaglia svoltasi alla Montagnola San Paolo, nel settore sud di Roma, che vide Il 10 settembre 2025 si è svolta la commemorazione per l’82° anniversario della Battaglia della Montagnola a Roma, che ha ricordato i caduti nella difesa della città nel 1943. La cerimonia ha previsto la deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti della Montagnola, organizzata dal Municipio VIII e supportata da associazioni di ex combattenti, tra le quali ANPI, ANPC, ANED e l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna. La cerimonia si è svolta in due parti: in Piazza Caduti della Montagnola con la deposizione da parte del Comune di Roma di una corona di alloro. La seconda nella cripta della Chiesa dedicata al Buon Pastore, attigua alla Piazza, in cui sono state pronunciati gli interventi commemorativi della ricorrenza.Gli onori sono resi da un picchetto in armi con trombettiere del 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”.






Nel suo intervento durante la cerimonia nella cripta della chiesa di Gesù Buon Pastore, Gianfranco Noferi ha ricordato come la Resistenza fu lotta unitaria di tutto il popolo italiano, sottolineando l’apporto dei militari e dei religiosi e delle religiose e ricordando i grandi benefici che il Paese ebbe dalla Lotta di Liberazione che si riscattò da venti anni di dittatura. Da subito militari e civili a Roma e in tutta Italia si seppero opporre coraggiosamente all’invasore nazista, formando i primi nuclei di quella che sarebbe diventata la lotta di Liberazione.
Tra il 9 ed il 10 settembre la prima forma di resistenza in Italia all’occupazione tedesca esplode alla Montagnola. Granatieri di Sardegna, carristi, bersaglieri e guastatori, popolani, uomini e donne, protetti per quello che era possibile dai sacerdoti e dalle suore, si opposero all’avanzata delle truppe germaniche sulla Laurentina.
La popolazione si stringe a questi suoi soldati e lava le ferite e i vestiti e ospita nelle case i più bisognosi di soccorso, di cibo e di cure. Tra i feriti c’è anche il granatiere Daniele Grappasonni la cui famiglia viveva alla strada V (Via San Colombano). La mamma Adele era la presidente delle donne di Azione Cattolica della parrocchia. Monta il livore verso i Tedeschi.
La resistenza fu eroica, ma non bastò il coraggio per fermare le soverchianti forze tedesche, alle quali si aggiunsero reparti di paracadutisti. Molti militari italiani furono salvati dalla cattura proprio dagli abitanti del quartiere e dalle suore Alcanterine che nascosero un grande numero di granatieri, li vestirono e li curarono dalle ferite.
Nei suoi memoriali don Pietro, parroco di Gesù Buon Pastore, protagonista di quelle giornate racconta che “Lo spettacolo più tragico l’ebbi sulla Laurentina, ad ogni 50 metri un carro armato nostro fumante o nero o infocato, o sventrato dai colpi dei cannoncini anticarro dei tedeschi… coppie di carristi accanto o dentro all’infocata bara, ridotti a forme di mummie in un attimo, distrutti, talvolta, sino alla riduzione ad uno scheletro”.
In canonica furono allineati i morti, nove parrocchiani e sette militari, caduti nelle vicinanze della chiesa, che assommati ai cadaveri sparsi sul campo di battaglia, porteranno a 68 il numero dei caduti, tra i quali suor Teresina delle Suore di Sant’Anna (Cesarina D’Angelo) che affrontò in modo eroico un tedesco che stava depredando un cadavere. Suor Teresina, nel prosieguo della battaglia, cercando i feriti, rimase colpita e dopo tre mesi per le gravi ferite riportate morì. Vinta la battaglia, i tedeschi evacuarono con la forza la borgata, saccheggiando le case e derubando i civili. Ma molti soldati italiani riuscirono a salvarsi indossando abiti civili messi a disposizione dagli abitanti e dai religiosi.
In quei giorni si costituì la prima formazione di partigiani cristiani “Avogadro Degli Azzoni”, forte di 80 giovani, per lo più provenienti dall’Associazione “Piergiorgio Frassati” (Azione Cattolica), operante in tre gruppi: alla Montagnola, alla Collina Volpi e al Testaccio, comandata dal generale Rodolfo Cortellessa. Quattro giovani preti della parrocchia, li assistevano come ufficiali, tra i quali don Pietro che avrà due stellette della Liberazione come Cappellano. Nelle grotte sottostanti la Chiesa, furono utilizzate come un vero arsenale di “moschetti 91”, mitra, baionette e di cassette di bombe a mano, nelle casse con il marchio di fabbrica “Cera da Chiesa – Miralanza (Genova)”. Cinque ragazzi, una volta a settimana scendevano nelle grotte per dare il grasso alle armi.








