Il racconto di Cice – 25 ottobre 2025
Nel pomeriggio del 25 ottobre 2025, nel primo anno di ricorrenza degli IMI (Internati Militari Italiani) abbiamo voluto presentare, presso il Circolo Acli Giovanni Bianchi di Lambrate, questo libro che racconta la storia del sergente Rizzieri Antonello, detto Cice.
La nipote Marta Cecchin, da sempre appassionata della storia degli IMI e della seconda guerra mondiale, grazie alla tenacia del nonno, sergente Rizzieri Antonello, riesce a raccogliere le sue memorie e trascriverle prima che egli venga a mancare nel 1990.
Dopo una ricerca durata più di dieci anni nei vari archivi europei, alla verifica dei documenti comprovanti il suo racconto, riesce a ricostruire tassello dopo tassello la sua storia: quella condivisa con tantissimi internati militari, che vennero fatti prigionieri dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Alla fine del libro viene riportato l’elenco di tutti gli IMI reduci della Città di San Martino di Lupari, Padova.
Marta Cecchin ha ripercorso tutto il viaggio che suo nonno fece nel periodo di prigionia e la serata è stata apprezzata anche per la documentazione fotografica che ci ha riportato a quel periodo buio e tragico per tanti nostri soldati.
Una piccola biografia di questo personaggio: Cice è il sesto di otto fratelli. Tutti vengono richiamati al fronte. Cice viene arruolato nel 1940 per il fronte jugoslavo. Lascia la campagna padovana per trascorrere cinque anni lontano dai suoi affetti, da una vita difficile ma comunque felice. Prima di partire conosce Tina, alla quale chiede di sposarlo. Ma il richiamo alle armi cambia i loro programmi e si promettono di tornare l’uno e di aspettarlo l’altra. Combattendo contro le truppe di Tito, l’8 settembre 1943 sembra vicina la libertà, invece diventa Internato militare in Germania. Nel 1945, finita la guerra, San Martino di Lupari, l’Italia e la famiglia saranno cambiate. Al termine della serata ci sono state molte domande interessate su come riuscì a sopravvivere nelle condizioni misere in cui erano tenuti i nostri militari. Si scopre come anche tra i tedeschi c’erano persone pietose che aiutano, dove potevano, gli internati e questo fa ben sperare per il futuro; finché ci sarà un briciolo di umanità e di aiuto tra le persone ci sarà un futuro anche per i nostri posteri. Un ringraziamento alla nipote Marta che ci ha dato l’opportunità di conoscere la storia di suo nonno. Ogni volta che si incrociano storie di internati militari italiani si scopre qualcosa di nuovo.
Luisa Ghidini – Comotti (ANPC Città Metropolitana di Milano)








