ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Recensione del libro “Carlo Bianchi”

Carlo Bianchi

“…agire per il bene, tuffarci nella carità”

Il nuovo libro di Anselmo Palini, Carlo Bianchi “Per un domani non solo di pane, ma di giustizia e di libertà” (Edit. AVE), raccoglie la straordinaria testimonianza di Carlo Bianchi, imprenditore milanese fucilato a Fossoli (12 luglio 1944) insieme a 67 oppositori al regime fascista.

Carlo Bianchi compie gli studi presso il collegio San Carlo di Milano, poi il Politecnico, cresce nell’Azione cattolica e nella Fuci. Stimolato dal cardinale Schuster si attiva per le persone disagiate sottoponendo al cardinale un promemoria per l’istituzione di un centro legale medico in aiuto ai milanesi provati dalle ripetute incursioni aeree. Tra il 1940 e il 1945, furono 60 i bombardamenti sulla città. Nel giorno dell’apertura del centro di assistenza, approvato dal cardinale Schuster, Carlo Bianchi scrive una lettera alla moglie Albertina. Bisogna: “agire per il bene, tuffarci nella carità… Appunto perché ho figli sento che occorre per loro salvare l’avvenire dell’Italia, della civiltà, della libertà, della dignità: per essi voglio dare il mio contributo alla ricostruzione del domani”. Con Teresio Olivelli, che ospita clandestinamente nella sua casa, Carlo Bianchi viene in contatto con il CNL di Milano. Prende parte alle prime forme di Resistenza e alla pubblicazione del foglio clandestino Il Ribelle. Con l’amico Olivelli viene arrestato il 27 aprile 1944 in piazza San Babila, portato a San Vittore e in seguito trasferito a Fossoli.

La figura di Carlo Bianchi per troppi anni è stata rimossa dalla memoria storica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 25 aprile 2017 a Carpi, pone fine all’oblio citando pubblicamente i nomi di tre milanesi: Carlo Bianchi, Jerzi Sos Kulczycki e Giuseppe Robolotti. Anche mons. Mario Delpini, al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore di Milano, il 16 aprile 2019, ha ricordato la figura di Carlo Bianchi. Di fronte al male c’è chi si lamenta, chi si adagia adattandosi, chi si rassegna. “Altri – dice Mario Delpini – spaccano tutto! Siccome qualcosa è sbagliato allora distruggiamo tutto! Reagiscono al male con la violenza […] Io vorrei prendere spunto da Carlo Bianchi, questo partigiano antifascista, cattolico che ha fatto la Resistenza fino a quando è stato tradito, poi imprigionato e fucilato… c’è un modo un po’ speciale dei cattolici di buona volontà, di reagire a quello che è sbagliato: seminare il bene per combattere il male”. “Il richiamo a questi riconoscimenti – scrive Paolo Trionfini nella prefazione – non è un’appendice, diciamo così, estetica…ma rientra a pieno titolo nel volume, nel quale l’autore ha cercato di approfondire la scelta di Carlo Bianchi a favore della libertà e ne ha descritto il ricordo, il quale lo ha tratto fuori dall’”oblio”, tenendo insieme storia e memoria”.

Nella Resistenza, insieme ai comunisti, socialisti, liberali, monarchici, militari e apolitici c’è stato anche il contributo dei cattolici. Proprio nella storia di Carlo Bianchi la collaborazione con alcuni sacerdoti è stata fondamentale. Una peculiarità della Resistenza italiana, di fatto resistenza di popolo, è stata la partecipazione di sacerdoti e, senza imbracciare il fucile, delle suore che hanno salvato moltissime persone in pericolo: sbandati, renitenti alla leva, disertori, prigionieri, antifascisti, ebrei, partigiani. Per questo, nella storia della Resistenza, la testimonianza di Carlo Bianchi è importante perché collegata alla nascita delle formazioni cattoliche (Fiamme Verdi) in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emila Romagna e Liguria, lottando  per il primato della libertà e della giustizia. Il libro termina con la postfazione curata da Carla Bianchi figlia di Carlo Bianchi.  10 luglio ’25                                                 Silvio Mengotto

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