L’annuncio del riconoscimento del martirio di Alfredo Dall’Oglio in un articolo su Vita Trentina. Venerdì 20 giugno Papa Leone ha autorizzato il Dicastero per la Cause dei Santi a promulgare i decreti riguardanti i martiri della guerra civile spagnola e dei nazisti in Francia.
Al Book Pride di Milano (22 marzo ’25) è stato presentato, in forma graphic novel, il libro La Rosa Bianca studenti contro Hitler. ( LA ROSA BIANCA Studenti contro Hitler). All’evento hanno partecipato Beniamino Delvecchio, illustratore, Fabio Caneri, membro dell’Associazione Rosa Bianca, ed Elisabetta Xausa, copresidente dell’associazione. Il racconto a fumetti della lucida e coraggiosa vicenda degli studenti che nella Germania nazista sfidarono Hitler distribuendo volantini sovversivi con il nome di Rosa Bianca. Siamo nel 1942, quando il gruppo di studenti di Medicina dell’università di Monaco, guidati da Hans Scholl e la sorella Sophie, inizia la distribuzione di volantini contro Hitler e il Nazismo. Il piccolo gruppo fa tremare il regime sollevandosi contro la tirannia e le sue atrocità, in nome della civiltà.
La tirannia nazista e l’apatia dei cittadini tedeschi di fronte ai crimini abominevoli del regime indignavano i membri della Rosa Bianca. Credevano che lo Stato non potesse mai sopprimere le libertà fondamentali, basandosi sul principio che «tutto può essere sacrificato per il bene superiore dello Stato, tutto tranne ciò che lo Stato stesso deve servire. Perché non è mai un fine in sé stesso».
la storia dei giovani della Rosa Bianca può affascinare i giovani di oggi per diversi motivi. In primo luogo si tratta di: “una storia di amicizia – dice Elisabetta Xausa -. Per questo tempo di solitudine oggi l’amicizia è una delle grandi vie di salvezza. Perché è una storia dove questi ragazzi hanno un contatto con la natura, oggi così violata, proprio dal contatto benefico che la natura ci dona viene una indicazione bella e forte”.
D. Amicizia, natura, ci sono altri motivi? “Certamente. E’ un’amicizia dove la cultura è nutrimento, un piacere per l’animo che ne ha profondamente bisogno. E’ anche una storia di profondità, parola alla quale potremmo affiancare quella della spiritualità tra amici alla ricerca della verità. Tutto questo si inserisce nel profondo amore per la libertà. La libertà di uscire, cantare, ascoltare una musica. Libertà che oggi dobbiamo imparare a rinominare. Oggi la libertà sembrerebbe legata all’acquistare al possesso, fare ciò che voglio a prescindere dalle conseguenze che questo può avere sugli altri. Anche la sfida della parola libertà, sulla quale questi giovani hanno, volontariamente e pacificamente, immolato la propria esistenza, credo valga la pena conoscere la loro storia”
D. Nei volantini i giovani della Rosa Bianca parlano dell’Europa. Non crede sia un tema di straordinaria attualità? “I giovani della Rosa Bianca si sono trovati schiacciati nella seconda guerra mondiale, ma questa situazione ha dato la spinta per riflettere sulle cause dei conflitti mondiali e sulle cause dei nazionalismi, quindi sulla necessità di ripensare a un tipo di governo diverso e democratico. Oggi i nazionalismi, l’Europa e il federalismo sono quanto mai attuali. I neo-nazionalismi, i populismi interpellano il ruolo dell’Europa in maniera radicale e problematica. La storia di questi giovani ci suggerisce di capire quali siano, oggi, gli anticorpi al nazismo e al fascismo. Credo che la riflessione importante sull’Europa, la si deve anche ai giovani della Rosa Bianca”.
2 giugno2025 – L’ANPC di Bergamo è stata presente alla cerimonia celebrativa che si è svolta sotto la Torre civica alla presenza di un folto pubblico. Discorsi delle autorità: Prefetto, Sindaca, e Vescovo (sempre presente alle manifestazioni civiche della città). Premiazioni con onorificenze al merito della Repubblica per 12 cittadini che si sono distinti per il loro impegno sociale. Oltre il valore della celebrazione ritengo utile l’occasione di incontro e scambio pareri con altre associazioni umanitarie per valutazioni operative future, magari in collaborazione.
4 giugno 2025 – L’ANPC di Bergamo presente al Famedio del Cimitero Monumentale di Bergamo per lo scoprimento di una lapide in onore di ” Elisabetta Ambiveri” una donna tra le figure più luminose della storia bergamasca del novecento. Oltre essere stata una grande Partigiana si è spesa in ogni campo di assistenza e aiuto ai bisognosi meritando ampiamente la medaglia d’oro al merito civico. Gli studenti presenti hanno orgogliosamente raccontato la sua vita.
6 giugno 2025 – L’ANPC di Bergamo ha partecipato alla cerimonia di “intitolazione del GIARDINO DEI GIUSTI” nel giardino della scuola media di Torre Boldone (BG) a Don Tranquillo Dalla Vecchia grande e importante figura nella Resistenza. Si prodigo per aiutare i perseguitati e gli ebrei offrendo loro assistenza, rifugio, e facilitando la loro fuga verso la Svizzera. Ammirevole il lavoro dei ragazzi che coordinati dalla dirigenza della scuola si sono impegnati in un lavoro di ricerca storica e di realizzazione del “loro GIARDINO DEI GIUSTI ” sul vecchio ulivo presente a scuola. Sembravano veramente consapevoli del significato del loro lavoro. L’ANPC è stata riconoscente alla scuola per il graditissimo invito alla condivisione di memorie resistenziali.
7 giugno 2025 – Nella finalità di collegare la cultura e l’arte alla lotta per impegno civico di democrazia nel ricordo della Resistenza l’Anpc ha organizzato una visita al museo d’arte Gabanelli a Zogno (BG): un museo di quadri, sculture, mobili campane, organi antichi ecc. raccolti dal nostro Ex Presidente nella sua vita. Oltre che l’aspetto storico abbiamo rivissuto i suoi insegnamenti. Parlava malvolentieri degli episodi violenti del periodo fascista, esortava piuttosto alla mediazione pacifica contro l’odio e la violenza, concludendo venite a vedere che bel quadro che ho trovato. L’arte dà serenità e ci insegna i veri valori.
Alle ore 9:00 di martedì 10 giugno 2025 a Lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma, si è svolta la celebrazione commemorativa presso la stele monumentale che ricorda il sacrificio del martire antifascista, con la partecipazione e il sostegno delle istituzioni, della società civile, del mondo della scuola e del lavoro nel segno della memoria di un padre della democrazia italiana.
A 101 anni dalla sua barbara uccisione per mano fascista, ricordiamo, nello spirito della sua esemplare e sempre attuale lezione civile e morale, un uomo che ha pagato con la vita la sua incrollabile fede nella democrazia, nella libertà e nella giustizia sociale.
L’Anpc era presente con il Medagliere portato dall’Alfiere Lucia Scagnoli ed il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi.
Ricordiamo a tutti il prossimo appuntamento mercoledì 18 giugno alle ore 17,30 alla Casa della memoria e delle storia di Roma per l’inaugurazione della mostra fotografica “Resistere non piegarci- la Resistenza senz’armi dei militari italiani nei lager nazisti (1943-1945)“. Come sempre la diretta sarà visibile in diretta streaming sul nostro canale youtube: https://www.youtube.com/@ANPC-Nazionale. Vi aspettiamo
L’inaugurazione della mostra fotografica “Resistere non piegarci” a Roma presso la Casa della Memoria e della Storia il 18 giugno 2025 alle ore 17,30. Di seguito la locandina con il programma dell’evento.
La mostra sarà visitabile dal 18 giugno al 10 luglio dal lunedì al venerdi dalle ore 9:30 alle 19:30.
“Ieri 4 giugno, 81mo della Liberazione di Roma, alla Casa della Memoria e della Storia come Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) abbiamo presentato, insieme all’ANPI e all’ANC (l’Associazione Nazionale Carabinieri), il libro “L’uomo che arresto’ a Mussolini” di Mario Avagliano. Il protagonista è il colonnello romagnolo, cattolico e antifascista, Giovanni Frignani che sarà assassinato alle fosse Ardeatine insieme ad altri 11 carabinieri tra cui il col. Giuseppe Montezemolo comandante del Fronte clandestino militare. Abbiamo ricordato il grande contributo dei carabinieri (e di tanti militari) ,guidati dal gen. Filippo Caruso, alla resistenza romana: 2000 carabinieri deportati in Germania il 7 ottobre ‘43, 150 uccisi a roma nel biennio 43/44 e 6000 su 11mila di stanza a Roma entrati in clandestinità per essersi rifiutati di aderire alla RSI. Una memoria e un tributo che non va disperso. Silvia Costa”.
Si svolgerà a Roma, sabato 7 e domenica 8 giugno 2025, il Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle Comunità, uno degli eventi più significativi dell’Anno Santo 2025.
L’ANPC parteciperà alla porta Santa a San Giovanni in Laterano alle ore 17 di sabato e domenica alla santa Messa in San Pietro.
Sabato 7 giugno, il Giubileo inizierà con il pellegrinaggio alle Porte Sante delle Basiliche Papali dalle 8.00 alle 18.00. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.00, tutti i partecipanti saranno riuniti in Piazza San Pietro in attesa della Veglia di preghiera con il Santo Padre, dove potranno vivere un momento di festa, animato da diversi gruppi musicali. Dalle 18 inizierà la Preveglia, momento di riflessione per entrare nel clima di preghiera Dalle 20.00 alle 21.00 il Santo Padre presiederà la solenne Veglia di Pentecoste che rappresenta il cuore spirituale dell’intero evento giubilare, segno dell’unità e della varietà dei doni dello Spirito nella Chiesa.
Oggi, mercoledì 4 giugno, ricorre l’anniversario della Liberazione di Roma. La Città ricorda questa data con le commemorazioni istituzionali. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, questa mattina è intervenuto alla deposizione di una corona di alloro presso Porta San Paolo (lato Mura Aureliane) e ha poi partecipato alla cerimonia commemorativa presso il Parco dei Martiri di Forte Bravetta (Via di Bravetta, 739).
Per l’Anpc era presente il Consigliere Nazionale Aladino Lombardi e l’Alfiere Lucia Scagnoli con il nostro medagliere.
“La Repubblica nasce qui, dove sono morti i primi partigiani”
Nel giorno della festa della Repubblica, sono stati ricordati i primi partigiani della Divisione Val d’Arda caduti nella lotta di Liberazione: una delle prime a organizzarsi sulle montagne piacentine, vennero uccisi il 4 giugno del 1944. Si chiamavano Antonio Rossetti di Gropparello, Benvenuto e Giuseppe Carini di Bettola, ed Eugenio Silva di Morfasso.
La cerimonia si è tenuta nella mattinata di lunedì 2 giugno davanti al santuario di Santa Franca (nel comune di Morfasso – Piacenza) promossa dall’associazione ANPI Gropparello-Carpaneto, dalla sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) e dall’ANPI provinciale.
La commemorazione è iniziata con la celebrazione della Santa Messa officiata da don Lodovico Groppi, il quale durante l’omelia ha collegato la disperazione degli apostoli che si sentivano abbandonati da Gesù e senza nessuna speranza con, con poche aspettative per il futuro, proprio le stesse difficoltà ed incertezze in cui si saranno venuti a trovare anche quei ragazzi che nel 1944 sono saliti sulle montagne, tra le fila partigiane, per sfuggire ai nazi-fascisti. Durante la messa sono state anche rivolte preghiere al venerabile, Giuseppe Berti, al Beato don Giuseppe Beotti e a don Giuseppe Borea, parroco della vicina Obolo, fucilato dai fascisti il 9 febbraio 1945.
Al termine della messa si è tenuta la cerimonia ufficiale presentata da Silvia Parmigiani, in rappresentanza di ANPI Carpaneto-Gropparello a cui hanno fatto seguito i saluti dei convenuti ad iniziare da Salvatore Scafuto in rappresentanza del Comune di Piacenza, il quale ricordando i quattro martiri, ha detto come: “I loro nomi e il loro sacrificio ci parlano ancora oggi: ci ricordano che la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate, ma il frutto del coraggio di donne e uomini che hanno scelto la Resistenza per opporsi alla dittatura e all’ingiustizia. La Festa della Repubblica, che celebriamo oggi, ci invita a rinnovare l’impegno per i valori che stanno alla base della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza, solidarietà”. Ha quindi preso la parola il presidente dell’associazione Partigiani Cristiani di Piacenza, Mario Spezia, che ha sottolineato il valore del 2 giugno: “Oggi è la festa della sovranità dei cittadini italiani, conquistata con la Costituzione repubblicana antifascista. La nostra nazione si è riunificata e riconciliata col primo voto politico a suffragio universale cui parteciparono anche le donne che nei codici precedenti non godevano della parità di diritti con gli uomini. La Repubblica si è assunta il compito di riconoscere i diritti e di farli rispettare, nonché l’obbligo di rimuovere le cause che ne fossero impedimento all’esercizio”. Si è quindi tenuta l’orazione ufficiale da parte di Romano Repetti, presidente di ANPI Piacenza, che ha ricordato l’importanza di celebrare la festa della Repubblica in un luogo dove, anche grazie al sacrificio di questi quattro giovani, ha preso vita la nuova Italia, rimarcando, in particolare, le circostanze dell’uccisione dei quattro combattenti attraverso i ricordi lasciati da una testimone dell’epoca.
delegazione Anpc Piacenza località Montelana dove al cippo in ricordo dei partigiani è stata deposta una corona di alloro.
Di seguito il racconto dell’uccisione dei quattro partigiani dalle memorie del comandante della Divisione partigiana Val d’Arda: Giuseppe Prati: Purtroppo se sul Lama era andata bene, la fatalità aveva lasciato il suo segno funesto in altre zone. Fu così che avemmo i primi Caduti. Nel pomeriggio del 3 giugno la formazione con i suoi 35 patrioti, si era portata su Gropparello e aveva attaccato la stazione di avvistamento contraereo installata a Casa Boccacci, recuperando un gran numero di munizioni e materiale di vettovagliamento, che si decise di far giungere al loro quartiere sul Santa Franca. Per questo furono incaricati tre partigiani: Antonio Rossetti da Gropparello, Giuseppe Carini da Generesso, Benvenuto Carini da Teglio. Il resto degli uomini sarebbe giunto a piedi più tardi all’accampamento. Al termine della strada autocarrabile, i tre reclutarono nella notte buoi e slitte a Guselli e Prato Barbieri e su queste avviarono il materiale a destinazione. Sorpassate di qualche centinaio di metri le case di Montelana, lasciarono proseguire i civili da soli (tanto sapevano che all’accampamento erano rimasti di guardia alcuni dei loro compagni) e si fermarono sul ciglio della strada per attendere il resto del distaccamento. A quell’altezza, oltre mille metri, a quell’ora, di notte, benché si fosse già al 4 di giugno, era piuttosto freddo. Non fu difficile raccogliere sterpi e frascume di faggio, abbondante nella zona, ed accendere un bel fuoco ristoratore. La stanchezza ed il tepore li portarono gradualmente al sonno senza aver prima predisposto turni di guardia poiché si sentivano al sicuro. Ma all’incerta luce dell’alba, lungo il sentiero che da Prato Barbieri per Montelana porta al S. Franca, si profila una lunga colonna di tedeschi che spinge davanti a sé alcuni civili. Il nemico, partito da lontano per distruggere per sempre i ribelli del Lama e del Santa Franca, finalmente li ha incontrati! Una preda facile: tre giovani che la stanchezza e la sicurezza di aver i compagni alle spalle, aveva offerto alle sue armi nel sonno. Non ha pietà, non sente vergogna di colpire in modo così vile e facile e li abbandona lì, sul sentiero montano, con i miseri corpi rattrappiti e lacerati dagli squarci delle ferite. Sono i primi tre caduti della “Valdarda”. Un’altra fucilazione si ebbe il pomeriggio di quella stessa domenica al vicino passo di Santa Franca. Il giovane Eugenio Silva di Tiramani, ventenne, imbattutosi nel bosco in una pattuglia, venne fucilato sul posto. Inutilmente aveva alzato le mani in segno di resa. La sera stessa, don Giuseppe Borea, parroco di Obolo e cappellano militare della 38° Brigata della Divisione Valdarda, che recitò un ruolo attivo e di primo piano nelle file della Resistenza e si distinse per umanità e coraggio, saputo dell’eccidio, si reca sul posto sfidando il nemico per benedire e ricomporre le salme straziate ed il giorno che seguì, le fece trasportare al cimitero della sua parrocchia dove provvide alla tumulazione provvisoria. Seppellire i morti fu infatti una delle più importanti opere di carità di Don Giuseppe Borea, a costo della Sua stessa vita, perché l’ingiunzione era di lasciare i cadaveri per strada, a monito per i vivi.
Al termine della commemorazione la delegazione ANPC Piacenza si è recata al vicino cimitero di Obolo – piccola frazione del Comune di Gropparello, a rendere omaggio, con la lettura da parte del consigliere comunale di Piacenza e membro del consiglio ANPC, Salvatore Scafuto, della Pregheira del Ribelle, alla targa a ricordo di don Giuseppe Borea, all’epoca della Lotta di Liberazione, parroco del paese, vittima di un processo farsa e fucilato dai fascisti il 9 febbraio 1945 dietro al cimitero di Piacenza; per don Beotti, ANPC Piacenza ha chiesto al Vescovo di Piacenza l’avvio del processo di Beatificazione.
Salvatore Scafuto, consigliere comunale di Piacenza e membro del consiglio di ANPC Piacenza
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