ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Mostra Ribelli per amore a Sesto San Giovanni

3 maggio 2025 – Sesto San Giovanni – Mostra Ribelli per amore! I partigiani cristiani nella lotta di liberazione

In occasione dell’80° della liberazione si è costituito a Sesto San Giovanni un gruppo di laici rappresentanti delle parrocchie del decanato, del circolo ACLI cittadino e dell’Associazione dei Partigiani Cristiani, il cui obbiettivo è stato quello di programmare una serie di eventi che qualificassero l’anniversario. Eventi che hanno occupato i primi mesi dell’anno, con l’obbiettivo di mettere a conoscenza e richiamare alla memoria della cittadinanza l’operato dei partigiani cristiani della città.

Il percorso è stato caratterizzato da diverse tappe prima fra tutte, quella del mese di gennaio in occasione della Giornata della Memoria, con la rappresentazione teatrale “Dante ad Auschwitz” messo in scena della compagnia Exire. Nella sceneggiatura lo spettatore viene condotto in UN PERCORSO DI MEMORIA ARTISTICA dove le parole e la poesia, indicati da Primo Levi, divengono simboli di speranza e luce nel buio vissuto all’interno del lager. L’intento della rappresentazione teatrale è stata quella di fare memoria della deportazione nei campi di sterminio dei civili della nostra città, avvenuta a seguito degli scioperi del marzo 1944.

Nei primi giorni del mese di aprile e a ridosso del giorno 25, prendendo spunto dal libro di Giovanni Bianchi “Resistenza senza fucile”, ABBIAMO RIFLETTUTO con l’aiuto di Rosy Bindi e Fabio Pizzul, sulle scelte di vita quotidiana e sull’esperienza dei partigiani cristiani nella nostra città, cercando nuove vie di lettura del passato, per trovare nuovi spunti e aperture per l’oggi e per il nostro Paese.

A ridosso della data della Festa della Liberazione abbiamo inaugurato, il 3 maggio, la mostra “Ribelli per amore!”. Un percorso documentale, che attraverso gli scritti e le scelte di vita dei partigiani cristiani fosse una TESTIMONIANZA DI MEMORIA E CONOSCENZA.

La mostra è introdotta da una descrizione dei tanti volti del fascismo, con lo scopo di contestualizzare l’epoca storica e nel tentativo di definire il clima e le azioni che il regime mise in atto.

La sua sezione centrale traccia il profilo di don Enrico Mapelli, parroco a Santo Stefano dal 1933 al 1948. Egli fin dai primi anni della sua presenza a Sesto San Giovanni fece sentire la sua voce di dissenso nei confronti del regime. La descrizione dell’opera e dei partigiani cristiani a Sesto – rappresentata nella sezione – si interseca di continuo con la figura carismatica di don Mapelli, che oltre ad essere pastore e formatore di pensiero critico e libero di valori cristiani, fu fondatore e tesoriere del C.L.N. la cui sede era presso l’oratorio San Luigi. Dagli scritti di Isidoro Bossi, che ha lasciato una testimonianza della vita di quegli anni ricca di particolari, emerge come dall’azione pastorale di don Mapelli non mancò un lavoro di sensibilizzazione sociale. Tale opera egli l’avviò all’interno delle fabbriche e sfociò in una serie di rapporti interpersonali con operai di ideologie diverse, si fece quindi promotore di una rete di rapporti umani che divennero il legame di collaborazione tra le diverse realtà durante la lotta di liberazione. Per le sue prese di posizione e per le sue azioni nel dicembre del 1944 venne indicato in una comunicazione riservata come “….Altro da far saltare….che tanti danni ha già arrecato al governo della Repubblica sociale…La sua parrocchia è un formicaio di antifascisti, di ribelli, di sabotatori…”. Nel 1945 insieme al C.L.N. realizzò presso la parrocchia l’ospedale San Clemente per i bisogni sanitari della città divenuto successivamente centro

di raccolta per ex internati. Il suo operato, quale animatore della Resistenza, venne riconosciuto anche dalla città di Sesto San Giovanni, che le conferì la medaglia d’oro. La sezione dedicata ai partigiani cristiani pone al centro, attraverso gli scritti e le testimonianze, quattro giovani di don Enrico, individuati come significativi per la storia della comunità e per le caratteristiche di ciascuno: Ernesto Mandelli, che pur essendo nativo di Sesto San Giovanni, partecipò alla lotta nelle montagne della zona del Comasco; Suor San Giovanni al secolo Mariuccia Mandelli, che oltre ad essere stata partigiana in fabbrica alla Magneti Marelli e parte attiva nella resistenza, si impegnò nella vita sociale e nel sindacato e poi nel 1947 entrò in un convento di clausura ad Assisi; Isidoro Bossi testimone dell’impegno della popolazione e dei rapporti interpersonali per la lotta di liberazione; Erminio Gorgonzola, che fin da bambino non sopportava di dover essere sottomesso al regime e che in don Enrico Mapelli e nella parrocchia aveva trovato il luogo in cui rifugiarsi dopo la sua diserzione e amici con cui esplicitare i pensieri e le azioni per liberare il Paese. Dalle parole lasciate a ricordo si evince come la lotta partigiana cristiana sia stata costruita sia su azioni quotidiane, che su piccole strategie, a volte un po’ furbe, con l’unico obbiettivo di liberare il paese dal regime.

L’ultima sezione della mostra è dedicata al riconoscimento nel 1972 dato con la Medaglia d’oro al valor civile alla città di Sesto San Giovanni per l’azione di liberazione portata avanti nelle fabbriche e nelle parrocchie, la cui motivazione richiama chiaramente quanto la resistenza fosse stata un’azione di popolo e di operai che con la loro resistenza passiva – gli scioperi – contribuirono alla resistenza attiva che si svolgeva nelle campagne e nelle montagne.

La mostra si chiude con l’immagine della prima manifestazione pubblica a Sesto San Giovanni del 28 aprile 1945 in cui la piazza del Rondò è gremita dalla popolazione sestese, e con le parole DONNE E “UOMINI D’EUROPA, VEGLIATE.” tratta dalla “Salmodia della Speranza”, opera teatrale di David Maria Turoldo, appositamente scritta per la città di Sesto San Giovanni e andata in scena per la prima volta in città nel 1965. Un monito e un segno per i nostri tempi e il nostro futuro.

Laura Barbanti

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