ANPC Nazionale

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani

Anpc Senigallia: congratulazioni al nuovo referente Carlo Tortarolo

A Senigallia sabato 29 giugno è avvenuto il passaggio di consegne tra Franco Porcelli e Carlo Tortarolo che si è avvicendato alla guida della ANPC locale. Dopo il saluto del sindaco Massimo Olivetti e del Presidente del Consiglio comunale Massimo Bello che ha ricordato la figura di La Pira sono seguiti alcuni interventi, dalla relazione iniziale di Franco Porcelli al ricordo di Mattei di Eraldo Raffaelli.

Si riporta il testo dell’intervento di Carlo Tortarolo, nuovo referente ANPC: “La nostra storia ci invita ad essere vigili contro ogni rischio che vada a intaccare la democrazia e le istituzioni democratiche. La nostra democrazia ha tanti difetti ma è ancora la forma di governo in cui la libertà si riesce a esprimere meglio. Per questo, un buon partigiano deve rendersi disponibile a lottare nei confronti di ogni fascismo, assolutismo o totalitarismo che dovesse presentarsi nel futuro.

Ma abbiamo dei doveri anche nei confronti del presente. C’è un tipo di fascismo più sottile, più pericoloso di quello storico che si muove di nascosto tra un diritto e l’altro creando confusione, disagio e smarrimento nella società. È un nuovo tipo di fascismo che non ha ideologia, non ha neppure come fine teorico quello di elevare l’uomo ma quello di sottometterlo e renderlo sempre più disumano. E il fascismo dell’algoritmo che per profitto abbiamo accolto e che ci vede come strumenti di produzione. E non come esseri umani venuti nel mondo per vivere un’esperienza e per seguire un percorso in cui, a fianco della verità, ogni giorno troviamo anche il dubbio. Per età anagrafica possiamo ringraziare di essere stati educati in una civiltà cristiana, anche se purtroppo questa civiltà cristiana non esiste più e se esiste non ha più la forza oppure il coraggio di farsi sentire. Per i cristiani lo smarrimento oggi è una parola molto attuale.

In questi ultimi quarant’anni tutti condividiamo la responsabilità di non aver saputo a sufficienza preservare e testimoniare la nostra democrazia e la nostra fede. Ci siamo fatti travolgere da un mondo che aveva priorità diverse dallo sviluppo e dalla crescita spirituale dell’uomo. Abbiamo smesso di vivere e siamo stati travolti da una società sempre più interessata al profitto e alla distrazione dell’uomo attraverso meccanismi che nulla hanno a che fare con lo sviluppo di una civiltà in senso positivo.

In questa sala ci sono professionisti, penso ad esempio agli avvocati che da quando hanno iniziato ad esercitare la professione hanno visto cambiare il codice di procedura civile per 7 o 8 volte in nemmeno una quindicina di anni. Con buona pace per il principio del tempus regit actum. In tutte le professioni: le innovazioni, i corsi di formazione improbabili; le liberalizzazioni selvagge hanno reso la vita impossibile a quelli che un tempo esercitavano un’attività liberale e che avevano anche del tempo per pensare, essere critici attenti ed attivi e poter offrire il proprio contributo alla crescita della società. Questo succede quando non si vuole il dissenso e quindi si tengono impegnate le migliori forze del paese al punto che non riesco ad alzare lo sguardo dalle punte dei piedi e quindi non riescano più a guardare l’orizzonte.

Che è l’unico modo per far sì che una civiltà possa crescere e prosperare. Oggi la crescita della società non è una priorità. Ci troviamo in una società sempre più distaccata, sempre più distante, sempre più disumana. Il nostro credere nei diritti umani si risolve semplicemente in un’abitudine per quanto riguarda sempre più esegui territori occidentali. Ma non c’è più stata una spinta morale ideologica per estendere veramente i diritti umani a tutti gli Stati del mondo. Ci si è limitati a scrivere un po’ di carta che è rimasta spesso lettera morta. Ci siamo limitati ad accogliere povera gente di tutto il mondo se non si trovava in queste condizioni di libertà che abbiamo noi.

E questo è un bene ma non lo è l’aumento delle differenze, le difficoltà di integrazione e la profonda crisi economica alla quale siamo abituati che è diventata qualcosa di strutturale di stabile come accade per quelle cose che vengono da qualcuno reputate necessarie. Tutte queste cose, questo volere a tutti i costi garantire tutto a tutti, senza discriminare e quindi capire, ci ha fatto perdere le priorità. Ad esempio, un settore tra i più colpiti è quello della sanità dove la difficoltà di abortire provoca più indignazione dell’impossibilità di un malato di tumore di poter fare una tac con il servizio pubblico in tempo utile per curarsi. Persi nei nostri lavori alienanti siamo arrivati al punto in cui non ci rendiamo più conto da dove veniamo. Siamo cresciuti in una società cristiana ci siamo distratti un attimo e questa società è cambiata terribilmente in peggio.

Essere partigiani cristiani oggi ci obbliga a combattere una nuova battaglia che non è più la battaglia di resistenza contro il fascismo. E la battaglia di resistenza contro il nulla è una lotta spirituale in cui la prima cosa che dobbiamo fare è preservare i valori che ci hanno trasmesso i nostri genitori e che noi dobbiamo trasmettere a nostra volta ai nostri figli e alle generazioni che oggi si avvicinano alla politica e alla vita sociale del paese.

È una lotta spirituale per resistere alla tentazione di dissolversi. Una lotta contro una società non condivisibile, che cataloga le persone dividendole calcando sulle differenze. Le campagne di odio e teorie della sessualità che servono ad impedire che si formi una coscienza e una coesione sociale e che fanno diventare persino il genere sessuale un oggetto di consumo. Tutti contro tutti. E sopra di noi miliardari o trilionari con fantasie socialiste che hanno soprattutto a cuore il benessere degli algoritmi. Noi non siamo questo. Il nostro essere cristiani deve spingerci ad essere di nuovo il sale della terra e nel farlo ricordiamoci che Gesù Cristo è venuto per tutti ma non per tutto. Ci sono cose che è meglio non farle e ci sono cose che non possono essere tollerate. Sforziamoci di trovare le cose che uniscono e testimoniamo il nostro essere cristiani con un impegno attivo nella società e nella politica che porti a riflettere e che ispiri il cambiamento di cui la nostra società ha bisogno per essere più giusta, più umana e più cristiana.

Essere partigiani cristiani deve essere anche questo. Grazie”.

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